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Mentre
si può finalmente ammirare, rinato grazie ad
un complesso intervento di restauro, il Parco
Ducale, considerato tra i suoi capolavori,
Ennemond Alexandre Petitot torna nella "sua"
Parma con una raffinata mostra di
disegni. A
promuoverla è la Fondazione Cassa di Risparmio,
protagonista anche dell'intervento di
restauro del Parco Ducale.
La
mostra, che cade nel bicentenario della morte
dell'architetto, fa seguito a quella,
fortunatissima, intitolata "Petitot un
artista del Settecento europeo", allestita
da Pier Luigi Pizzi sempre a Palazzo Bossi –
Bocchi, ancora una volta, per iniziativa della
Fondazione parmense. Da
sempre, la Fondazione si è fatta carico di
acquisire i disegni ancora reperibili del
Petitot, in buona parte dispersi sul mercato
antiquario dalla dissoluzione dei patrimoni
archivistici della Casa Petitot Mount Louis e
di alcune storiche famiglie del territorio. La
certosina ricerca ha consentito di far tornare
a Parma, riunendoli all’interno delle
collezioni di Palazzo Bossi, 69 straordinari pezzi, ovvero una parte
veramente significativa dei disegni originali
creati dalla fantasmagorica personalità del
Petitot per l'esigentissima committenza
ducale portata avanti dal Ministro Guglielmo
Du Tillot.
Dal
27 aprile a 30 giugno, "I disegni della
collezione della Fondazione Cassa di Risparmio
di Parma" vengono presentati al pubblico in
una preziosa esposizione. Tre
i gruppi principali: i disegni dei giardini di
Parma e Colorno, con le grandi planimetrie
colorate e particolari per cancellate e
padiglioni; i gruppi di spaccati e piante per
un teatro pubblico e i progetti per ville di
campagna sorprendentemente moderni, frutto
della maturazione e della partecipazione ai
nuovi tempi stilistici e politici cui l'architetto giunge
nell'ultima fase della
sua produzione.
Un
altro tassello, fondamentale, per arrivare
alla completa messa a fuoco della personalità
di uno dei grandi protagonisti
dell’architettura europea della seconda metà
del
Settecento, viene offerto dalla pubblicazione
– in concomitanza con la mostra – del volume
in cui Giuseppe Cirillo presenta, per la prima
volta, l'intera opera grafica di Petitot. Nell'ampia
pubblicazione, anch'essa promossa ed edita
dalla Fondazione Cariparma, lo studioso presenta
i frutti di una lunga ricerca d'archivio che
lo ha portato a raccogliere e documentare
cinquant'anni di storia artistica e culturale
della città di Parma, dalla chiamata dell'architetto nel 1753 alla sua morte. Il
lavoro di Cirillo, suddiviso per annate, vuole
ordinare cronologicamente l'opera del Petitot
precisando le datazioni di tutti i suoi lavori,
dalle fabbriche faraoniche per il Duca al
piccolo arredo, a ciascuno dei quali è dedicato
un paragrafo. Il volume di 270 pagine di testo
è corredato da 60 illustrazioni di vari autori
vicini al Petitot e di 230 figure autografe e
per lo più inedite dell’architetto.
Da
sottolineare l’organicità del "Progetto
Petitot" della Fondazione: progetto sviluppato
nel tempo attraverso le mostre, quella del 1997
e l’attuale, la pubblicazione di materiali
prima inediti, l'acquisizione dei disegni "parmensi" ancora reperibili e il restauro,
interamente dalla stessa finanziato, di una
delle opere fondamentali del Petitot, ovvero del
Parco Ducale di Parma.
Ennemond
Alexandre Petitot
(Lione 1727 – Parma 1801) giunge a Parma nel
1753, con il titolo di primo architetto della
corte borbonica. Per la città è un momento
felice, legato all'attività riformista ed
illuminista del primo ministro Du Tillot che
commissiona all’architetto ed amico Petitot
interventi per il rinnovo di molti dei monumenti
simbolo di Parma, dal Palazzo e del Parco Ducale
di Colorno, al Parco Ducale e la Reggia di
Parma. Poi ancora il Teatro di Corte, la
facciata della Chiesa di San Pietro, la
Biblioteca Palatina. Oltre che degli interventi
su singoli edifici e sui loro arredi, sui grandi
giardini, Petitot si occupa di quello che oggi
verrebbe definito come "arredo urbano" (con
realizzazioni che lo vedono impegnato spesso
accanto allo scultore Bouodard) collegato anche
a grandi interventi urbanistici che
ridefiniscono la Parma di fine Settecento. La
fama delle sue opere e delle sue "invenzioni" corre
l'Europa sulle pagine
di pubblicazioni subito ricercatissime come la
"Raccolta di rami incisi in varie occasioni
dalla Regio-Ducal Corte di Parma" ma
soprattutto attraverso le raccolte "Mascarades à
la greque" e "Suite de vases".
Avanzando
d'età e d'esperienza, lo stile di Petitot concettualmente pensato tra
razionale e un precoce neoclassicismo, accentua
le caratteristiche di rinnovamento
dell’architettura, in sintonia con i tempi
nuovi. Tanto che alla fine del secolo redige
progetti di chiara adesione "rivoluzionaria". Intanto,
scomparso dalla scena politica il suo protettore
Du Tillot, a Petitot viene riservato un ruolo
accademico e privato, quasi del tutto lontano
dalle incombenze di corte. Muore nel 1801 forse
nella sua amatissima casa di campagna a Marore,
dove ancora si conserva il delizioso teatrino da
lui concepito per gli spettacoli a cui
partecipava come attore e musico.
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