|
COME
OTTENERE ARMONIA, ENERGIA, CALMA ED
AUTOCONTROLLO CON IL "SUKHA PRANAYAMA"
UNA FACILE PRATICA DI RESPIRAZIONE
La
parola sanscrita sukha indica qualcosa di attinente al piacere alla gioia o alla
felicità. La traduzione corretta di Sukha
pranayama potrebbe essere: controllo (ayama)
del soffio vitale (prana)
in modo piacevole o anche facile (sukha),
mentre correntemente sono utilizzati i termini
"respirazione" piacevole o facile.
Premetto
allora che questi esercizi devono essere
eseguiti senza sforzo eccessivo e con dolcezza.
Per praticare il pranayama
durante le sedute di yoga, in generale, si
sceglie una posizione di meditazione come il
loto (padma-asana)
o la postura del perfetto yogin
(siddha-asana) in caso di difficoltà, tuttavia, piuttosto che non
praticare, si può stare seduti normalmente,
anche su una sedia. Importante però è di avere
colonna vertebrale, collo e testa ben allineati
in verticale e una volta ottenuta la migliore
posizione possibile è bene rimanere immobili
fino al termine della pratica.
Un
atto respiratorio completo consta di tre fasi:
inspirazione (puraka),
ritenzione (kumbhaka)
ed espirazione (recaka).
La ritenzione poi può avvenire al termine di
un’inspirazione (antara-kumbhaka)
o a conclusione di un’espirazione (bahya-kumbhaka).
Prima
di iniziare l’esercizio vero e proprio è
bene, per qualche minuto prendere confidenza con
questi aspetti attraverso un breve allenamento.
Cercare di scoprire un'agevole durata ideale
valida per tutte e tre le fasi e adottarla come
unità di misura. Si può fare contando
mentalmente ad esempio: inspiro per sei secondi,
trattengo sei, espiro sei e trattengo anche a
polmoni vuoti sei.
Il
sukha-pranayama
prevede quattro precise fasi della stessa durata
(esempio nove respirazioni per ogni tipo)
ciascuna in grado di sviluppare una qualità.
Nella
prima fase si tende a sviluppare solo l'inspiro
e l'espiro bilanciandoli tra loro (esempio:
inspiro sei, espiro sei) ed è questa la fase
comunemente chiamata sukha
che sviluppa armonia ed equilibrio.
Nella
seconda, la fase loma, s'inspira, si trattiene a polmoni pieni e si espira (inspiro
sei, trattengo a polmoni pieni sei ed espiro
sei). La parola sanscrita loma
"può" significare positivo,
assimilante, convesso, riscaldante ecc. Tale
fase, proprio per la ritenzione a polmoni pieni,
tende, infatti, a far immagazzinare energia.
La
terza fase viloma
prevede il seguente svolgimento: inspiro sei
(sempre ammesso che tale unità di misura sia
l’ideale), espiro sei e trattengo a polmoni
vuoti sei. Viloma
sta per negativo, ossidante, concavo,
rinfrescante ecc. Infatti, questa respirazione
è assai calmante.
Nell’ultima
fase catur
(catur
è il numero quattro in sanscrito) si sviluppa
la respirazione "quadrata" dove tutte
e quattro le fasi: inspiro, trattengo a polmoni
pieni, espiro, trattengo a polmoni vuoti,
risultano perfettamente bilanciate tra loro in
relazione all’unità di misura. Qui si
sviluppa l'autocontrollo.
Vorrei
concludere affermando che ognuna di queste
quattro fasi, in caso di necessità potrebbe
essere usata separatamente per sviluppare le
rispettive qualità. In questo caso il numero
delle respirazioni da effettuare potrebbe essere
deciso in seguito all’obiettivo da
raggiungere. Meglio, tuttavia, per non incorrere
in spiacevoli sbilanciamenti, farsi consigliare
da un maestro esperto.
Sarebbe
inoltre consigliabile, al termine delle
pratiche, rilassarsi per qualche minuto sul
pavimento in totale stato d’abbandono,
favorendo la ripresa della respirazione
spontanea e naturale.
Amadio Bianchi
|