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Le persone affette di
Morbo di
Parkinson, perdono
gradualmente la capacità di compiere i
movimenti e i gesti che abitualmente si fanno
nella vita di tutti i giorni.
Come conseguenza diretta,
"l’ammalato" non
viene capito: iperprotetto a volte, oppure
sgridato per la sua "incapacità ed
arrendevolezza". Entrambi questi atteggiamenti
sono sbagliati.
Circondare la persona malata di eccessive premure,
toglierle la possibilità di muoversi e di
vivere la sua gestualità, andrà solamente ad
accelerare l’impoverimento dei movimenti che
questa persona è ancora in grado di compiere.
Viceversa, il pressare troppo il malato,
otterrà solamente l’effetto di innervosirlo
ulteriormente, di convincerlo che è solo colpa
sua se non è in grado di muoversi, parlare,
mangiare, ecc.
I familiari e/o le persone che vivono a stretto
contatto con un proprio caro affetto da Morbo
di Parkinson, dovranno
armarsi di molto coraggio e di buona pazienza,
per cercare di capire il problema che determina
una mancata risposta (motoria, affettiva,
emozionale), e tentare poi di eliminarlo o di
aggirarlo.
Prendiamo ad esempio il
caso del freezing (blocco), in cui
l’ammalato si "congela", si ferma, si
blocca davanti ad una barriera (fittizia o meno)
non riuscendo più a muoversi.
Solitamente
in questi casi si può ricorrere ad alcuni
espedienti per sbloccare il movimento:
· si chiede ad esempio al soggetto di guardare un
punto lontano e di raggiungerlo;
·
lo
si aiuta con piccole oscillazioni
laterali del corpo, per favorire l’alzarsi dei
piedi che "sono incollati a terra";
·
gli
si fa portare un bastone che funga da
"start" al movimento.
Questi sono alcuni consigli
che possono tornare utili, ma che non sono
sempre validi per tutti.
Un notevole aiuto al malato
(e a chi lo assiste) può venire, soprattutto,
dall’osservazione del suo comportamento in
situazioni critiche e da come sia possibile
aiutarlo a superare tali situazioni.
·
Si può, ad esempio, modificare in parte l’ambiente
circostante (es. togliendo i tappeti e/o pezzi
d’arredamento che possono creare barriere
fittizie).
· Si possono non usare coperte troppo pesanti e/o non
"rimboccare" troppo le stesse, rendendo il
malato "un impacchettato", che non può
così certamente cadere, ma nemmeno muoversi. Si
può ovviare al rischio di cadute anche con
"spondine" o sedie poste ai lati del letto.
I
problemi maggiori delle persone affette da Morbo
di Parkinson, soprattutto in età geriatrica,
sono da imputarsi alla:
·
Rigidità (ipertono).
·
Lentezza nei movimenti (bradicinesia).
·
Facilità alle cadute (disturbi dell’equilibrio e
della deambulazione).
Questi sintomi potranno
essere presenti anche contemporaneamente,
andando ad invalidare ancor di più la persona
colpita da questa patologia.
Per questo motivo, fin
dall’esordio della malattia, bisogna cercare
di tenersi "in forma", con tanta attività
fisica, ed alcuni esercizi mirati:
·
alla mobilizzazione dei vari arti (stretching);
·
al controllo della coordinazione;
·
al controllo dell’equilibrio e del cammino.
Qualunque delle attività
fisiche, di seguito descritte, si eseguirà:
·
preferibilmente
nei "momenti" migliori;
·
cercando
di ottenere prestazioni più soddisfacenti e di
maggior impegno;
·
facendosi
aiutare quando necessario.
Per quanto concerne
l’attività fisica, si consiglia quella di
tutti i giorni: ovvero cercare di condurre una
vita, nel limite del possibile, normale. Fare
delle belle passeggiate (in città dove vi sono
i parchi) e, finché possibile, camminare
sull’erba, sulla ghiaia e sulla sabbia, per
stimolare le reazioni di equilibrio.
Esercizi
Esercizi di allungamento e mobilizzazione
A)
Movimenti con il bastone
1.
Da seduti, impugnando un bastone
(lunghezza cm. 100 ca.), portare lo stesso in
alto riempiendo i polmoni (inspirando);
successivamente riportarlo sulle cosce
espellendo l’aria (espirando).
2.
Posizione di partenza come la precedente.
Portare il bastone in alto inspirando e
successivamente portarlo dietro alla nuca
espirando. Nella successiva inspirazione il
bastone salirà nuovamente in alto, per
ridiscendere sulle cosce durante
l’espirazione.

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3.
Quando si sarà in grado di portare
agevolmente il bastone dietro la nuca, si
procederà nel modo seguente: allungare verso
l’esterno il braccio di destra, trascinando
con sé quello di sinistra, che andrà a
trovarsi così dietro la nuca (come per volersi
grattare); contemporaneamente ruotare il capo
verso destra; ripetere poi dall’altro lato.
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Ripetere tutti gli esercizi 10/20 volte per lato.
B) Allungamento arti inferiori
1.
Posizione seduta, allungare la gamba di
destra poggiando il tallone a terra, tirare in
alto la punta del piede (flessione dorsale)
per 10/30 secondi. Se non si hanno grossi
problemi alla schiena, si può cercare di
scendere con le mani verso il ginocchio teso,
aumentando così l’efficacia dell’esercizio.
Ripetere con l’altra gamba.
C) Mobilizzazione della caviglia
1.
Partendo dalla posizione a gamba estesa,
far compiere 10/20 giri alla punta del piede,
prima in un senso e poi nell’altro.
2.
Posizione di partenza: seduti con piedi e
ginocchia unite. Sollevare le punte dei piedi da
terra, ruotandole verso l’esterno e
poggiandole poi al suolo. Sollevare i talloni
ruotandoli verso l’esterno e poggiarli al
suolo. Continuare così fino alla massima
apertura possibile, quindi ritornare indietro
fino a riunire i piedi.
D) Esercizi coricati a pancia in sù (in
decubito supino)
1.
Posizione di partenza: coricati,
ginocchia piegate, piedi poggiati sul letto. Far
cadere le ginocchia a destra e
contemporaneamente ruotare il capo dal lato
opposto. Ripetere per 10/20 volte.
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2.
Posizione di partenza come sopra.
Sollevare il bacino da terra espellendo
l’aria, ridiscendere riempiendo i polmoni.
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Questi sono solo alcuni esempi di semplici esercizi
che sono generalmente proposti a persone affette
da Morbo di Parkinson. Occorre però
tenere presente che gli esercizi proposti,
sicuramente, non si adatteranno a tutti. Oltre a
questi esercizi ne esistono naturalmente altri,
illustrati anche negli opuscoli distribuiti
dalle varie Associazioni che raggruppano i
malati di Parkinson. È inoltre opportuna una
visita accurata, da parte di un medico
specialista (neurologo o fisiatra) con
esperienza del campo, nonché una tabella di
esercizi mirati, studiati dal Fisioterapista
sul singolo caso. Questo soprattutto
al fine di evitare spiacevoli conseguenze in
quelle persone affette, oltre che dal Morbo di
Parkinson, anche da altre “problematiche”
(ortopediche, internistiche, ecc.) .
Marcello
Manfredini - Fisioterapista
Day
Hospital Istituto Geriatrico
Riabilitativo
"Pio
Albergo Trivulzio" - Milano
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