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La prevenzione antisenile

A cura del:

Dott. Prof. Giovanni Cristianini



L'anziano e la società di oggi

Spetta a noi gerontologi, prima che ad ogni altro, domandarci quale ruolo o funzione possa essere prospettabile per l'anziano in questa società che muta così celermente.
L'esame della realtà sociale attuale dimostra, infatti, che in essa si trovano intimamente inseriti molteplici meccanismi emarginanti. Le tumultuose trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno portato in sé, accanto a indubbi benefici, anche effetti sfavorevoli che si sono ripercossi soprattutto sulle fasce di popolazione più deboli, tra le quali vi sono tipicamente gli anziani. Il radicale cambiamento dell'economia, negli anni del dopoguerra, ha accentuato sempre più il passaggio da un tipo di lavoro prevalentemente agricolo-artigianale a quello di tipo industriale. Ha segnato, cioè, la fine di un lavoro legato in buona parte alla capacità inventiva ed all'iniziativa individuale e lo ha sostituito con un lavoro spesso ripetitivo, monotono, meccanizzato, vincolato maggiormente ad un concetto esasperato di produttività e di efficienza e, molto spesso, a quello di carriera, concezione la quale assume inevitabilmente un significato competitivo soprattutto a livello sociale: maggiore efficienza produttiva, maggiore ricchezza, maggiore consumo di beni, maggiore valore e prestigio nella scala sociale. Non esiste più un lavoro in cui abbia fondamentale importanza l'esperienza acquisita durante un lungo tirocinio, ma solo la conoscenza operativa e molto approfondita di pochi dettagli tecnici e che, quindi, non ha bisogno di una trasmissione "sapienziale", ma solo di acquisizioni metodologiche che, peraltro, sono soggette a cambiare continuamente e rapidamente.

In questo contesto l'esperienza, patrimonio primario dell'anziano, può anche sopravvivere e continuare ad essere un valore, ma solo nella proporzione in cui venga continuamente sostenuta ed arricchita dall'aggiornamento e da una adeguata riqualificazione. Una delle conseguenze dirette di questa trasformazione a livello produttivo è stata, com'è noto, l'urbanizzazione massiccia, cioè la concentrazione di molti lavoratori in aree limitate, là dove sono maggiormente raggruppate le industrie e, quindi, i posti di lavoro. Questa migrazione dalla campagna alla città, con tutti i problemi economici e lavorativi connessi, da una parte è risultata sicuramente spersonalizzante rispetto ai rapporti interindividuali ed alla tipologia della vita quotidiana, dall'altra ha contribuito ad accelerare un certo rivolgimento della atavica struttura familiare.

Già dai primi inizi della rivoluzione industriale si era andato incrinando, come è noto, l'impianto patriarcale della famiglia, tipico della civiltà contadina, basato fondamentalmente sulla ponderatezza,l'esperienza e l'autorità del patriarca, che si assumeva il compito di trasmettere il suo patrimonio di conoscenze ai discendenti (figli e nipoti), attuando, per certi versi, anche un rapporto di tipo educazionale.

Sotto l'influsso di notevoli e molteplici spinte - come quella economico-industriale - la famiglia è diventata gradualmente "nucleare", legata cioè principalmente al rapporto di coppia, frequentemente condizionata da problemi economici, di alloggio e dalla conseguente necessità per entrambi i coniugi di lavorare per far quadrare il bilancio della loro nuova comunità. All'interno di questo giovane modello familiare, la coppia anziana o il nucleo familiare anziano (che molto spesso risulta di un solo membro), non è più il perno della famiglia, come un tempo, ma solo uno dei componenti parentali che, nella più favorevole delle ipotesi, vivono come ospiti nella casa di un figlio. Tale tipo di famiglia, sempre in maggiore espansione, non è in grado di proteggere l'anziano che ne avesse bisogno e solo raramente è nella possibilità di accoglierlo quando si trovi a vivere solo ed abbisogni di assistenza.

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