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La prevenzione antisenile

A cura del:

Dott. Prof. Giovanni Cristianini



Attività fisica e senescenza

E' facilmente intuibile come già il semplice approccio ad un problema alquanto complesso qual è appunto quello dell'attività fisica nel soggetto anziano, possa comportare difficoltà notevoli sia dal punto di vista medico-geriatrico che da quello più specificatamente geragogico. Al geriatra spetta infatti il compito di accertare, prima di ogni altra cosa, se una pratica continua e controllata dell'esercizio fisico agisca o meno, nell'età avanzata, come un fattore di minore morbilità, evenienza questa che riveste un notevole significato speculativo, pratico e pedagogico, a seconda dei diversi interessi di chi opera in tali campi. A questo proposito è certamente utile riferirsi all'esperienza acquisita dalla medicina sportiva che ha potuto constatare nei veterani come l'uso costante e sorvegliato di un'attività sportiva adeguata sia in grado di incrementare le resistenze globali dell'organismo, riesca a contenere l'involuzione muscolo-scheletrica e cardio-vascolare, ottenendo, nel contempo, di stimolare l'attività psico-intellettuale del soggetto.

 

Se la consuetudine sportiva, quindi, è sicuramente in grado di conservare nel vecchio uno stato di salute migliore, non ci sembra peraltro del tutto infondata la congettura che anche l'esercizio fisico in generale abbia la capacità d'influire positivamente sull'invecchiamento cosiddetto usuale e, probabilmente, d'interferire in modo diretto anche nel processo di senescenza biologica o primitiva. L'invecchiamento, infatti, può definirsi come un progressivo disadattamento di fronte alle ordinarie fluttuazioni dell'ambiente interno ed esterno dell'organismo umano ed è probabile che ogni fattore in grado di comprometterne l'adeguamento ecologico debba anche essere in grado di accelerare tale fenomeno. In questo senso anche la progressiva limitazione dell'attività fisica, conseguenza del sedentarismo meccanizzato e della pianificazione strumentalizzata di ogni lavoro muscolare, può intervenire nel favorire un precoce invecchiamento e nel facilitare l'insorgenza di quelle malattie che più frequentemente troviamo quali fattori determinanti dell'invecchiamento secondario, detto oggi "usuale", in contrapposizione a quello che abbiamo chiamato normale o biologico.  

 

Abbiamo visto, nei precedenti articoli, che la senescenza deve considerarsi anche un fenomeno ecologico (non solo bio-antropologico) e quindi strettamente correlato anche alle situazioni ambientali ed al sistema o stile di vita di ogni individuo. La geragogia, che si propone per l'appunto l'educazione permanente dell'uomo, non può pertanto disinteressarsi dei rapporti e delle interferenze che sussistono tra invecchiamento ed attività fisica, ma deve anzi occuparsi proprio degli effetti che il lavoro muscolare può aver sul processo di senescenza e, parimenti,della tolleranza all'esercizio fisico riscontrabile nel soggetto senile. Si può facilmente intuire, a questo proposito, che la progressiva riduzione di ogni attività che richieda l'impegno delle masse muscolari debba fatalmente ripercuotersi sui meccanismi omeostatici dell'organismo e sulle sue capacità di adattamento ecologico. Ne consegue che un soggetto invecchia tanto più e tanto prima quanto meno è in grado di adattare le sue mutate attribuzioni fisiche alle normali fluttuazioni del sistema ambientale che lo circonda, per cui il processo biologico d'invecchiamento è negativamente influenzato da un tipo di vita nel quale l'uso delle strutture motorie è progressivamente ridotto sino al raggiungimento del sedentarismo e di un eventuale sovrappeso. Se teniamo presente, infatti, che il sessanta per cento del ricambio energetico individuale compete al sistema muscolare striato, risulta evidente l'importanza che può assumere la riduzione dell'attività muscolare nel sistema biologico di un individuo, nei riguardi anche di quelle modificazioni metaboliche che accompagnano non solo l'invecchiamento ma anche quei processi patologici che così spesso lo complicano e lo anticipano. Senza entrare nel campo degli studi sperimentali e fisioergometrici, dal nostro punto di vista è sufficiente, a questo proposito, rilevare (e segnalare) che è ormai comunemente accettata l'importanza "patogenetica" dell'ipocinesia nella genesi dell'invecchiamento precoce e che, d'altra parte, una razionale attività muscolare è in grado di regolare la vitalità di un organismo che invecchia sia in condizioni normali che patologiche.  

 

L'attività muscolare nel soggetto che invecchia si è dimostrata non solo un mezzo di attivazione generale ma anche di stimolazione su vari organi e funzioni, acquistando così non solo un carattere terapeutico, non sostituibile da alcun farmaco, ma anche un valore preventivo in quanto in grado di ridurre il fisiologico decremento delle capacità di adattamento nell'organismo

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