Terzaetà su facebook

La prevenzione antisenile

A cura del:

Dott. Prof. Giovanni Cristianini



L'educazione in gerontologia

Un corretto programma di profilassi gerontologica richiede anzitutto un preciso approccio metodologico che consenta la creazione di una adeguata mentalità preventiva negli stessi operatori sanitari e sociali, prima ancora che negli adulti e negli anziani a cui la prevenzione è diretta.

 
In questa fase storica d'avvio della gerontologia non possiamo perderci troppo in elucubrazioni filosofiche sui geni della longevità e sui radicali liberi, sugli interventi di ingegneria genetica e sulla preparazione di anticorpi contro le proteine formate dal sen-A (o gene della senilità), ammesso che esso esista, con la segreta speranza di intervenire utilmente sul processo dell'invecchiamento biologico dell'uomo. Se ci vogliamo mantenere in una visione pragmatistica dei problemi che riguardano la senilità dobbiamo convenire che c'è spazio per un notevole supplemento di vita già con l'attuazione di una valida profilassi della malattia invalidante del vecchio che è sempre una malattia somatopsichica in quanto la somatosi, per dirla con Sirtori, graffia l'anima del vecchio e la esequizza. La prevenzione primaria delle malattie cronicoinvalidanti del vecchio si attua soprattutto attraverso interventi di tipo geragogico, intesi a divulgare un'appropriata conoscenza dei fattori di rischio che hanno una maggiore potenzialità morbigena in età senile.

 
Tali programmi educazionali, che, come abbiamo detto, trovano il loro peculiare terreno di applicazione nelle età precedenti la vecchiaia, riguardano da una parte i fattori di rischio professionale, di cui si occupa da tempo la medicina del lavoro, e, dall'altra, i determinanti di rischio rappresentati da errate abitudini di vita sulle quali oggi è possibile, come vedremo, intervenire con particolare vantaggio tramite l'azione geragogica. Recenti studi longitudinali, condotti da studiosi dell'università di California, hanno nettamente evidenziato una correlazione negativa tra longevità ed alcune dannose abitudini di vita quali il fumo, l'uso inadeguato di bevande alcoliche, la sedentarietà e, in particolare, la malnutrizione come conseguenza di errati comportamenti alimentari.

 

Probabilmente tra le modificazioni strutturali e funzionali che caratterizzano l'invecchiamento dell'organismo quelle a carico dell'apparato digerente, ad esempio, condizionano in modo errato alcune scelte alimentari dell'anziano indirizzandole verso il consumo di alimenti considerati di facile digestione, ma spesso gravemente carenziati.
Alle alterazioni causate dalla senilizzazione organismica vanno aggiunti, nel condizionamento alimentare del vecchio, anche fattori di ordine psicologico e sociale che comprendono abitudini alimentari irrazionali ed inveterate, il ridotto potere economico e, soprattutto, una disinformazione alimentare ancora oggi troppo diffusa in età geriatrica. Anche l'educazione alimentare, pertanto, rientra con pieno diritto nella formazione geragogica degli adulti ancora in età professionale e non deve risultare soltanto una forma di attività culturale riservata a gruppi ristretti di specialisti e ricercatori.

 
Attraverso gli strumenti della lifelong education, di cui l'educazione dell'adulto è parte fondamentale, una'idonea dottrina nutrizionale deve diffondere ad un gruppo sempre più vasto, alla massa della popolazione, cioè, i temi fondamentali di una nuova dietetica antisenile che sgomberi il campo dai molti pregiudizi e segua lo stesso rigore scientifico con cui sono affrontati gli altri aspetti della prevenzione medica.
Non va tuttavia dimenticato, nella definizione dei rapporti tra educazione e prevenzione in generale, che un miglioramento delle conoscenze in un dato campo non comporta necessariamente un cambiamento rapido e radicale delle abitudini errate.

 
Spesso il geragogista si pone obbiettivi piuttosto ardui, e talora anche utopistici, che non possono essere raggiunti in tempi brevi in quanto la modifica della condotta dell'uomo adulto e delle sue abitudini, che spesso hanno profonde radici nella personalità e nella tradizione, è un processo difficile e graduale, che richiede messaggi ripetuti e protratti nel tempo. L'educazione, comunque, deve proporsi di ottenere un cambiamento non solo delle conoscenze, ma anche della condotta e quindi degli atteggiamenti umani nei confronti dei problemi relativi alla salute e all'invec-chiamento, per trasformarsi così da intervento meramente geragogico in efficace azione preventiva.

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Bologna n. 7706 del 27.10.2006 - Direttore Responsabile: Marco Fasolino