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La prevenzione antisenile

A cura del:

Dott. Prof. Giovanni Cristianini



Gli errori nutrizionali

La diffusione più ampia possibile di una coscienza sanitaria, obiettivo fondamentale dell'insegnamento geragogico (geragogia: branca gerontologica interdisciplinare che, in analogia alla scienza pedagogica, presiede a quell'insieme d'insegnamenti, il cui apprendimento e la cui attuazione dovrebbe condurre al fine ultimo di una vecchiaia vitale e attiva, n.d.r.), riveste un grande significato etico e rappresenta un momento insostituibile nella prevenzione medico-geriatrica. Un corollario importante alla diffusione geragogica della coscienza sanitaria è rappresentato dalla divulgazione dei problemi nutrizionali, che, per molti aspetti, in quella possono a buon diritto essere inclusi. È risaputo, infatti, che un'errata alimentazione è causa frequente di squilibri metabolici, che già di per sé, talora, rappresentano entità nosologiche definite, o sono in grado, comunque, di comportarsi come fattori di rischio per altre patologie a carico dei vari organi ed apparati.

 
Ne deriva l'importanza di una nuova cultura, in questo settore, che possa essere di guida al giovane e all'adulto affinché nelle varie epoche della vita essi sappiano scegliere la dieta che, per qualità e quantità, sia confacente alle necessità fisiologiche individuali. Per quanto concerne, poi, i soggetti che hanno già oltrepassato la soglia dell'età anziana, questi devono parimenti venire educati a nutrirsi in modo adeguato anche se un cambiamento delle loro abitudini alimentari può sembrare effettivamente un compito più arduo, come del resto avviene per ogni altro tipo di comportamento ormai acquisito e consolidato con gli anni. Un corretto approccio geragogico ai problemi alimentari del vecchio si giova, da un lato, della diffusione di nozioni semplici e schematiche e, dall'altro, di interventi educazionali sulle abitudini che stanno alla base di radicati errori nutrizionali.

 
Prendiamo in considerazione, ad esempio, i problemi di natura economica che, spesso, costringono il vecchio ad una dieta poco dispendiosa e monotona che tipicamente è povera di proteine, di vitamine e di sali minerali e si riduce, in certi casi, a pasti di facile preparazione (pane e latte), o alla preparazione di grandi quantitativi di cibo (minestre) da riscaldare e consumare in parecchi giorni con conseguente perdita di tutti gli elementi nutritivi labili.

 
Tra le cause di ordine psicologico citiamo la depressione esistenziale, peculiare dell'età involutiva, che spesso consegue a lutti familiari, al cambiamento di ruolo, alla paura della vecchiaia ed alle quali può attribuirsi spesso la perdita dell'appetito e la conseguente riduzione nell'assunzione di cibo. Sul versante opposto possono essere oggetto dell'intervento geragogico i frequenti disturbi comportamentali del vecchio che tende a migliorare le proprie insoddisfazioni psicoemotive con l'iperalimentazione, in modo analogo a quanto è dato di osservare durante l'infanzia. In definitiva il comportamento alimentare dell'anziano che, come abbiamo visto, è frequentemente all'origine di gravi situazioni malnutrizionali riveste un particolare interesse per il geragogo in funzione delle note correlazioni tra nutrizione, patologia ed invecchiamento.

 
La prevenzione geragogica degli stati di malnutrizione si dovrà basare, pertanto, sull'educazione alimentare che può attuarsi mediante appropriate informazioni sull'acquisto, preparazione e conservazione degli alimenti, sulla lotta alla disinformazione ed ai pregiudizi nutrizionali, oltre che sul coinvolgimento degli anziani stessi nei piani nutrizionali e nelle strategie educative. Particolarmente utile sarà che il medico geragogo si preoccupi di fornire alcuni consigli generali riguardanti l'alimentazione come, ad esempio, quelli di variare il "menu", di rendere più gradevoli i "dessert", di servire i piatti ben caldi perché più appetibili e di raccomandare sempre di dedicare al pasto un tempo conveniente. Dal punto di vista pratico, comunque, il problema di più difficile soluzione riguarda sempre i mezzi con cui attuare l'educazione alimentare del soggetto anziano e di chi si avvia a diventarlo.

 
Prendendo lo spunto da quanto si è fatto e si fa all'estero (Inghilterra, Francia, Stati Uniti) si potranno preparare film di educazione alimentare, programmare serie di conferenze, istituire corsi negli istituti per anziani, allestire "poster", scrivere articoli su giornali e riviste e stampare libri divulgativi con illustrazioni semplici ed originali. Di grande efficacia, naturalmente, risulterà sempre, come in tutti i programmi educazionali, il coinvolgimento dei mezzi di comunicazione locali, con il proposito eventuale di diffondere poi i programmi meglio riusciti sull'intera rete nazionale. Come si è visto, quindi, ogni strategia preventiva nei confronti della malnutrizione, che nei paesi sviluppati colpisce essenzialmente gli anziani, deve basarsi primariamente sull'informazione e sull'educazione dei singoli, stimolandoli a mantenere una dieta sufficientemente variata e adatta ai fabbisogni dell'età avanzata, ma dovrà anche rivolgersi ai medici e, in generale, agli operatori sanitari che sono presenti nel settore.

 
Nelle divisioni di medicina, ad esempio, e in modo particolare in quelle di geriatria, dovrà essere rivolta particolare attenzione agli stati di malnutrizione subclinica o "latente", condizioni di frequenza non trascurabile. Sarebbe utile in questo campo, prima di iniziare ogni intervento educazionale, un'accurata indagine sulle abitudini alimentari e sui "gusti" dell'anziano che consenta di mettere a punto programmi nutrizionali bene accetti, con alimenti semplici, spesso sconosciuti o ignorati nell'alimentazione di ogni giorno.

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