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La prevenzione antisenile

A cura del:

Dott. Prof. Giovanni Cristianini



Il tempo liberato dal lavoro

Sin dai tempi più antichi l'uomo è vissuto nella consapevolezza che si potesse e dovesse "fare qualcosa" per allungare la durata della vita. Omero, Ippocrate e massimamente Cicerone nel "De senectute", che è il primo e vero trattato di geragogia, dettano o suggeriscono norme igieniche che si propongono di insegnare a raggiungere il traguardo di una vita longeva ed in buona salute. L'arte di "invecchiare bene" o, meglio, di invecchiare con successo, secondo la fortunata espressione di Havighurst, dovrebbe diventare l'ambito corredo di ogni uomo, l'equipaggiamento necessario a ciascuno di noi per concludere la vita da "vincitore".

È questo l'obiettivo a cui tendere fino dalla prima giovinezza e da non perdere mai di vista, nel corso dell'età adulta e presenile. A questo proposito non va dimenticata la molteplicità dei fattori di rischio in grado di intervenire nel processo d'invecchiamento, come agenti acceleranti e di spinta, che con la loro variabilità rendono la senescenza un fenomeno estremamente individuale ed eterogeneo. Ma di questo importante argomento si tratta più compiutamente in altra sezione del sito, interessando qui soffermarci in particolare su di un aspetto peculiare della vita moderna che può essere in grado di interferire nel processo di senilizzazione umana.
È un dato positivo, senza dubbio, che le conquiste scientifiche, sociali ed economiche dell'ultimo secolo abbiano modificato radicalmente anche le abitudini dell'uomo, consentendogli - sino dalla giovane età - di ridurre il tempo destinato all'attività produttiva a vantaggio del cosiddetto tempo libero e delle varie iniziative volte a farne un uso adeguato. Va tuttavia osservato, a questo proposito, che la nostra cultura di paese occidentale si fonda in prevalenza, ancora, su valori legati alla produzione ed al lavoro e che la stessa esistenza dell'individuo è valutata eccessivamente in termini di capacità lavorativa. Da questo punto di vista può accadere facilmente che le ore conquistate in favore del "tempo libero" grazie al miglioramento sociale, finiscano con il costituire paradossalmente un problema per lavoratori e pensionati, quando non siano stati preparati ad una proficua utilizzazione dello stesso.

In campo gerontologico costituisce un fenomeno emblematico di tale realtà il cosiddetto "tempo liberato" degli individui anziani, termine che va inteso nella particolare accezione di tempo liberato dal lavoro come condizione imposta e necessaria. Il tempo liberato dall'obbligo lavorativo rischia, tuttavia, di diventare spesso un tempo di "forzata inattività" per la perdita da parte del vecchio del suo ruolo produttivo e per l'incapacità di vivere la sua età libera in maniera utile e creativa. Il tempo libero, quindi, concepito come tempo liberato dal lavoro, può risultare un tempo vuoto ed in grado di favorire nel vecchio un processo graduale di isolamento e di solitudine, specialmente quando sia mancato qualsiasi intervento psico-geragogico nelle precedenti età.
Vale la pena di rilevare, a chiusura di tale argomentazione, che non è tanto da temere la mancanza di un lavoro nel soggetto anziano, quanto la mancanza di una qualsivoglia attività, essendo questa - e non il lavoro - uno dei bisogni fondamentali dell'uomo. La persona anziana, infatti, che si mantiene attiva ed operosa può trovare nuovi incentivi e ruoli inopinabili anche nell'età post-lavorativa, appagando così il proprio desiderio di vita ed utilizzando sempre strategie inedite nell'adattamento ai repentini mutamenti sociali ed esistenziali della nostra epoca.

Dalle brevi considerazioni che abbiamo preposto al tema centrale di questa comunicazione risulta piuttosto evidente che il tempo libero degli anziani è, nella maggioranza dei casi, una locuzione neutra che può indicare, a seconda dell'uso che si riesce a farne, una circostanza di emarginazione sociale, di confinamento, cioè, ai margini della società, come pure un'opportunità favorevole di recupero e di sviluppo antropologico. In questa seconda ipotesi la disponibilità di tempo libero può diventare, per il vecchio, una contingenza propizia, la via maestra per un approccio educativo, se non addirittura l'unico riscontro possibile per qualsiasi ingerenza gerontologica, essendo l'anziano privo di punti di riferimento istituzionali ed incluso in una condizione, quella senile, contrassegnata spesso dall'inattività e dalla solitudine.
Sono questi desolanti simulacri della condizione senile che sollecitano, più di ogni altro connotato negativo, l'intervento gerontologico programmato e diretto a saturare ogni frazione di tempo vuoto con intromissioni pedagogiche, attivanti ed occupazionali. Ci si riferisce, nel caso dell'anziano, al tempo libero di ogni ora e di ogni giorno, al tempo libero quotidiano e permanente, che non può confondersi, ovviamente, con l'altro tempo libero, quello di chi lavora o studia, occasionale o ricorrente, meglio designato come tempo di vacanza. Inattività e solitudine, pertanto, debbono considerarsi il frequente appannaggio del tempo libero permanente, quello di ogni giorno, che molto spesso non è tempo di vita partecipata, ma tempo libero in quanto liberato dal lavoro e, con esso, da compagnie, relazioni sociali, affetti. La cosiddetta "età libera" è ancora il patrimonio di pochi predestinati, mentre per i più il tempo libero è un tempo vuoto, è la stagione del nulla, è solitudine, esclusione da ogni partecipazione collettiva, annullamento dell'individualità.

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