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Psicologia OnLine

A cura dei:

Dott. Walter La Gatta
Dott.ssa Giuliana Proietti
Dott. Massimo Mariani
Dott.ssa Monica Mazzucato


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Paura di viaggiare

(03.05.2011 - 08:25)

Buongiorno, sono una donna di 52 anni alle prese con i problemi di menopausa. Da qualche anno non riesco più a viaggiare. Nella vita ho fatto tanti sogni di viaggi meravigliosi che avrei fatto con mio marito quando avrei avuto i figli grandi, ma ora che avrei tutte le condizioni per farli vengo assalita da veri e propri attacchi di panico al solo pensiero. Se qualche volta sono riuscita a dormire fuori, sempre in Italia e a non più di 200 km da casa non ho dormito di notte pensando che mi si sarebbe alzata la pressione arteriosa (ho avuto qualche episodio di ipertensione da stress ma in genere non ne soffro) avrei potuto avere una embolia, non avrei più visto i miei figli. Il solo pensiero di prendere un aereo e di andare in un posto turistico ma lontano da medici da consultare, mi spaventa. Mio marito viaggerebbe volentieri. Sono una persona equilibrata che se qualche volta ha avuto attacchi di panico li ha gestiti in modo autonomo e senza far partecipe di queste debolezze nessuno (che certo non capirebbero) Sto bene solo a casa mia e viaggiare mi piacerebbe. Da chi posso farmi aiutare? Grazie per la risposta

Maria

Buongiorno signora, mi sembra di capire dalle sue parole il desiderio di continuare a fare, ma anche l’impossibilità di dare corpo ai suoi sogni e desideri, per paura che possa accaderLe qualcosa, o che possa stare male, o ancora che possa limitare le persone che Le sono accanto. Penso che proprio ora sia arrivato il momento di farsi aiutare. Perché non chiedere aiuto ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta? Ci sono alcuni momenti nella vita in cui riusciamo a gestire le difficoltà da soli o con l’aiuto di persone care vicine, altre volte non riusciamo a capire quale sia il problema o quale sia la via d’uscita, semplicemente, abbiamo le risorse e le capacità dentro di noi, ma non riusciamo ad attingervi. Consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta significa darsi la possibilità di considerare un momento difficile da un altro punto di vista, scoprendo che anche dal proprio disagio possono emergere un senso e un messaggio nuovi per la propria vita. Non è semplice comprendere autonomamente le ragioni del proprio malessere e lo psicologo potrebbe aiutarLa a trovare il significato del Suo malessere, apparentemente incomprensibile, supportandola nel costruirsi un modo personale di utilizzare le proprie risorse al meglio, accompagnandoLa nella scoperta di Se stessa e delle proprie risorse ed aiutandoLa a rafforzare la Sua autostima. Un lavoro psicologico non la sottrarrà dalle sofferenze future, ma Le permetterà di essere più preparata ad affrontarle e, soprattutto, Le consentirà di farlo con minor dispendio di energie. Se vuole approfittarne, per tutto il mese di maggio, gli psicologi aderenti al MIP (acronimo di Maggio di Informazione Psicologica) offrono un colloquio gratuito. Ce ne sono in tutte le città d’Italia e sicuramente potrà trovarne uno vicino a casa Sua (per informazioni e prenotazioni: www.psicologimip.it; e-mail: info@psicologimip.it) I miei più cari auguri per una ritrovata serenità!

Dott.ssa M. Mazzucato


Timoori da trasloco

(11.02.2011 - 12:41)

Buongiorno Dott.ssa, Mia madre che ha diversi deficit cognitivi del linguaggio e della memoria, rimasta sola in quanto mio padre è venuto a mancare, la casa dove ha vissuto con lui circa 50 anni sembra le sia diventata stretta, tengo presente lei è abbastanza gestibile ancora ma per tranquillità nostra è andato a vivere con lei mio figlio (ragazzo di 37 anni), ora però mia madre si è messa in testa che non vuole più vivere lì vuole cambiare casa. Io ho paura di questo cambiamento perchè potrebbe destabilizzarla trovandosi in un'altra casa, voi cosa mi consigliate?

Aurora

Buongiorno Aurora, nella Sua lettera descrive una mamma con “deficit cognitivi”, ma “gestibile”. Cosa intende? Se si tratta di un rallentamento cognitivo legato all’età, trovo non ci sia nulla di male a provare a farle prendere coscienza di cosa si intenda per un cambio di casa, tipo andare insieme a vedere qualche appartamento per vedere quale possa essere la sua reazione in merito. È possibile che in fantasia si veda già in un altro luogo e che lo immagini già familiare. Vedere fisicamente un ambiente nuovo, quale una casa ubicata in un'altra zona della città, con spazi diversi, sicuramente determinerà una reazione differente. È possibile che a questo punto cambi idea, oppure che viva la nuova situazione in modo positivo, come una ventata di novità. Come ha preso il fatto di vivere con il nipote? È veramente la casa che sta stretta a Sua madre, oppure il fatto di non avere uno spazio personale? Provi a chiederglielo. In bocca al lupo!

Dott.ssa M. Mazzucato


Schizofrenia e consigli per la cura

(27.11.2010 - 09:42)

Soffro da molto tempo ormai, di una malattia psichiatrica con una alta percentuale d'invalidità riconosciuta. Soffro, come dichiarato dai medici, di una forma di schizofrenia cronica depressiva delirante con qualche forma di psicosi. Da 20 anni sono curato farmacologicamente col risperidone, 6mg die. Sono sposato ed ho un figlio di 20 mesi. Ho 38 anni. Domande: - mio figlio crescendo accuserà i miei mali? - è possibile che il mio male possa essere una conseguenza epilettica? - oltre alla farmacologia dovrei sottopormi alla psicoterapia? e di che tipo? ringraziando sentitamente

E. G.

Buongiorno Sig. E., Lei parla di “una forma di schizofrenia cronica depressiva delirante con qualche forma di psicosi” e mi chiede se possa essere una conseguenza epilettica. Relativamente all’epilessia, dovrebbe saperLe dare risposte più precise un neurologo, in seguito ad una eventuale tac, ad esempio, per poter valutare dove possa essere localizzato il focolaio epilettico e se possa causare episodi deliranti. Il risperidone è un farmaco che dovrebbe aiutarLa a contenere gli episodi deliranti, nonché gli aspetti depressivi. Per quanto riguarda questa tipologia di disturbi, è possibile che ci sia una familiarità, ma se si trattasse di una conseguenza epilettica, la situazione sarebbe differente. Relativamente alla Sua richiesta di intraprendere una psicoterapia, potrebbe esserLe utile, in quanto La aiuterebbe a conoscere meglio se stesso, per individuare le proprie risorse e per imparare ad utilizzarle in modo efficace anche nei momenti di crisi e di difficoltà. La psicoterapia aiuta le persone ad affrontare gli ostacoli che impediscono lo sviluppo delle proprie potenzialità, di conseguenza si rafforza l’autostima ed il confronto con le difficoltà della vita avverrebbe con un atteggiamento più efficace e produttivo. La psicoterapia può aiutare a raggiungere un benessere psicologico e relazionale, oltre a svolgere una funzione di prevenzione, poiché evita che semplici momenti di difficoltà si cronicizzino in comportamenti disfunzionali, inadeguati alla soluzione del problema ed essi stessi fonte di ulteriori difficoltà. La psicoterapia può essere intrapresa con uno psicologo-psicoterapeuta, cioè uno psicologo abilitato anche a svolgere attività di psicoterapia dopo aver frequentato un'ulteriore scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato. Lo psicologo-psicoterapeuta non prescrive farmaci, utilizza come strumenti la relazione, l'ascolto e la parola. Esistono differenti approcci in psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento, ma risultati pressoché univoci, in quanto la finalità della psicoterapia è il benessere psicologico. Per quanto riguarda la scelta del terapeuta, è importante che sia laureato in Psicologia, iscritto all’Ordine degli Psicologi (verificabile presso l’Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione oppure sul sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi (www.psy.it)); che abbia frequentato e completato una scuola di specializzazione post-universitaria in una delle forme di psicoterapia accreditata. I miei più cari auguri!

Dott.ssa M. Mazzucato


La mia memoria vacilla col tempo

(07.02.2010 - 11:38)

Buongiorno Ho 72 anni ed ho vissuto una vita molto intensa perchè nei lavori che ho svolto ho dovuto imparare da me stesso cosa e come fare (autodidatta) la qual cosa non mi ha pesato molto, anzi ho detto sempre, ed ancora ne sono convinto, che per qualsiasi tipo di lavoro basta soltanto un breve periodo per imparare a farlo anche bene. Ho sofferto di esaurimento nervoso che sono riuscito a dominare con tanta forza di buone volontà, adesso posso dire che non soffro più di questo male se non raramente ed in forma certamente meno grave di prima. Il mio problema attuale è quello di avere sempre più meno memoria e faccio fatica a ricordarmi fatti, nomi e persone che riesco a ricordare dopo un po’ di tempo come se cercassi nel mio cervello la risposta che arriva dopo tempo ed in alcuni casi non arriva proprio. Avevo tanta passione nel leggere e scrivere, ora mentre leggo penso altre cose e non riesco a memorizzare cosa ho letto. Tale cosa mi inibisce anche e soprattutto nell'apprendimento di cose piacevoli quali ad esempio imparare la musica per suonare in modo professionale il mandolino che suono ad orecchio e soltanto se conosco bene la canzone. Certamente non è questo il problema che mi assilla di più se non il fatto di intuire che man mano che passa il tempo la mia memoria vacilla sempre di più. Probabilmente uno dei corsi reclamizzati in internet potrebbero darmi un aiuto se non avessi il problema di cancellare dalla mia mente ciò che ho appena letto. Posso avere un aiuto? Quanto può incidere questa mia situazione nel futuro considerato che ho in vita mia mamma che ha compiuto da poco 97 anni, vive bene perchè non soffre di nulla ma non mi riconosce più e quindi vegeta soltanto? Grazie per i consigli che spero potrò ricevere.

Francesco R.

Buongiorno Francesco, nella sua lettera ci sono molti elementi e molte informazioni da tenere in considerazione. Cercherò di dare una risposta, ove possibile, o per lo meno, darle qualche spunto di riflessione. Con il passare dell’età è fisiologico che emergano modificazioni o difficoltà legate all’apprendimento ed alla memorizzazione verbale, mentre permangono solitamente inalterate le capacità di vocabolario e di effettuare operazioni logiche. Per quanto riguarda l’apprendimento è possibile continuare ad imparare utilizzando metodi diversi, cioè se da giovani si utilizzava il meccanismo della memorizzazione, da meno giovani si può utilizzare una strategia diversa, ossia l’azione: imparare facendo. Se la memoria non funziona più come in passato, si possono utilizzare strategie di recupero delle informazioni e piccoli aiuti, come per esempio annotare: la lista della spesa, gli impegni, le cosa da fare durante la giornata, etc, per non dimenticare elementi o appuntamenti importanti. Il fatto di scrivere aiuta anche a memorizzare meglio le informazioni. Non bisogna dimenticare, però, che l’ emotività e l’affettività giocano un ruolo importante nel memorizzare e nel recuperare le informazioni. Nella sua lettera parla anche di sua madre, che ha appena compiuto 97 anni e “vive bene”, ma “vegeta soltanto” e non la “riconosce più”: mi paiono elementi un po’ in contraddizione tra loro! Quando ha iniziato ad avere problemi di memoria? Da quanto tempo persiste questa situazione? Esiste una patologia in atto per cui possa esserci un certo grado di familiarità?… Rimango a sua disposizione. Cordiali saluti

Dott.ssa M. Mazzucato


Follie verso la terza età

(30.11.2009 - 12:12)

Buongiorno , devo presentare una situazione per me certamente incomprensibile. A 58 anni, dopo 30 anni di matrimonio (non felicissimo), con un figlio di 25 anni (che lavora e che vive con me), mia moglie decide - per motivi di incompatibilità caratteriale con me - di abbandonarCi e di andarsene di casa. Detto fatto, oggi siamo separati, dopo un lungo percorso per trovare gli accordi del caso. Diciamo che "non ho tirato sugli accordi" in quanto, nonostante il suo atto spregevole, compiuto contro il parere mio e di mio figlio, ho desiderato concludere tutto con il minor dissidio possibile. Mia moglie vive da sola da sette mesi ormai, ma, dopo un primo periodo di tre mesi, abbiamo ripreso a frequentarci (per mia iniziativa) ed ho tentato anche una riconciliazione completa, che non ha avuto l'intero esito auspicato. L'incomprensibile in tutto questo è che io ho avuto un ritorno di fiamma da paura e non riesco a stare senza di lei. Lei mi accetta e ci frequentiamo anche intimamente, ma forse entrambi vorremmo dare un taglio definitivo alla storia che, nella fase post separazione è stata spesso incredibilmente straordinaria ed intensa, ma non priva di litigi ricorrenti. Io razionalmente le attribuisco dei difetti e delle colpe che non riesco a sopportare e a dimenticare, ma a livello "cuore" - che ne so io? - mi sembra che sia l'unica donna esistente e non mi piace e attrae nessun'altra come lei. Lei è più freddina di me, e mi sembra che non le dispiaccia comunque avere i piedi in due staffe e tenermi al caldo per....chissà? Tutto questo mi destabilizza fortemente perchè, per tutto e per tutta la vita, sono sempre stato estremamente razionale, addirittura pragmatico, con un completo controllo dei sentimenti e passioni. Sono sconvolto! Tutto il resto è sotto controllo ma questa donna pare mi abbia scagliato contro un maleficio. Grazie per una risposta che mi vorrete gentilmente concedere e per l'eventuale indirizzo di uno psicologo atto all'uopo!

Anonimo

Buongiorno, spesso quando si sta perdendo qualcosa o qualcuno, diamo ad esso immediatamente un valore ed un’importanza nuovi, diversi e più intensi. Quello che leggo nella sua lettera, mi porta a suggerirle di parlare con sua maglie e di proporle di effettuare dei colloqui di coppia con uno psicologo-psicoterapeuta, che si occupi di consulenze familiari o di coppia, affinché possa aiutarvi a comprendere meglio le vostre dinamiche relazionali. Non sapendo in quale città vivete, vi consiglierei di chiedere al suo medico di base se ha qualche nominativo di terapeuti a cui potersi rivolgere. Cari saluti

Dott.ssa M. Mazzucato


Figlie che non vogliono dormire da sole

(28.09.2009 - 11:04)

Buongiorno , sono un papà di due figlie una di 7 anni e una di 10, negli ultimi mesi quella di dieci anni non riesce più ad addormentarsi da sola, se invece è nel letto con me o meglio ancora con la mamma si addormenta quasi immediatamente e quello che mi stupisce è che quando la sveglio per mandarla nel suo letto ci va e riprende sonno. Abbiamo provato con le buone e con le cattive anche obbligandola ma me la sono ritrovata affianco al letto che piangeva quasi terrorizzata dicendo che non riesce a prendere sonno, il problema è che ormai ha terrorizzato anche la figlia più piccola. Abbiamo provato anche a metterle in camera assieme senza risolvere nulla. Può darmi un consiglio sul miglior comportamento da tenere?

Daniel

Caro papà, ha provato a farsi spiegare da sua figlia perché desidera lei o la mamma accanto per potersi addormentare? Ha mai avuto incubi? C’è stato qualche cambiamento a casa, a scuola, a livello di amicizie…? Da quanto tempo dura questa situazione? Ritengo sia importante stare vicino alle sue bambine a livello emotivo. Il fatto che possano dormire nella stessa stanza può essere un aiuto. Ho conosciuto mamme e/o papà che per favorire l’addormentamento sereno dei propri figli si sedevano vicino ai loro letti, raccontando o leggendo loro una favola, oppure massaggiando i loro piedini per rilassarli e per accompagnarli nel sonno. Potrebbe essere una metodo utile anche per le sue bimbe. Se tutto ciò non bastasse, potete consultare uno specialista, perché vi possa aiutare a trovare la strategia da adottare per risolvere la situazione. Non esiste la soluzione universale, ma si può trovare quello che funziona meglio per la vostra realtà, senza escludere aprioristicamente un eventuale momento di crescita – che potrebbe anche essere passeggero – che può portare ad aver bisogno di sentire la mamma o il papà più vicini del solito. Cari saluti

Dott.ssa M. Mazzucato


Paure e manie di persecuzione

(25.09.2009 - 09:04)

Buongiorno , mia madre (82anni) soffre di manie di persecuzione. La cosa più eclatante è che teme che le rubino in casa al punto che si è fatta installare un costoso allarme. Non vuole nemmeno che noi figli andiamo a trovarla a casa sua per paura che ci seguano e poi, rapendola, ci chiedano il riscatto. Siamo costretti ad incontrarla fuori casa accompagnata da una signora pagata per accompagnarla. A parte questa fissazione mia madre fa di conto, non dimentica quasi nulla, sa gestirsi in casa con le faccende. Può cortesemente darmi un consiglio sull'evolversi del disturbo e come ci dobbiamo comportare. Se esistono cure, ecc....Grazie

Paolo

Buongiorno, non ho sufficienti elementi per poterle rispondere, ma le consiglierei di approfondire la situazione con un terapeuta, affinché possa capire le motivazioni che portano sua madre ad avere tali paure. Mi faccia sapere. Cordiali saluti

Dott.ssa M. Mazzucato


Come affrontare lo sfratto

(24.09.2009 - 09:22)

Buongiorno , alla mia Mamma, 84enne, è stato intimato lo sfratto. Poiché è assai ansiosa e soffre di ipertensione, le ho tenuta nascosta questa cosa, cercando, piano piano, di convincerla che l'abitazione nella quale abita (da oltre 40 anni !!!) non è più a sua misura (inquilini soprastanti fracassoni, zona insicura, eccetera). Vorrei, però, se possibile, dei validi suggerimenti per far superare senza traumi lo "sradicamento" della mia Mamma da quell'abitazione dove, come dicevo, ha vissuto tanti anni con mio Papà che, proprio lì, dopo una lunga malattia, è deceduto nel 1985. Grazie!

E.A.B.

Buongiorno, non dev’essere facile per una signora di 84 anni affrontare un trasloco, ma se ha uno o più figli che le stanno vicino, le vogliono bene e la aiutano anche a livello pratico, sicuramente la difficoltà risulterà maggiormente superabile. Potrebbe proporre a sua mamma di cercare un nuovo appartamento insieme, valutando tra le proposte quello che possa andare meglio per lei: zona, dimensioni… Può coinvolgerla ed aiutarla a sopportare il peso della novità, che può anche avere dei risvolti positivi, ad esempio trovare un appartamento più vicino a quello di suo/a figlio/a. In tal modo si troverebbe a supportarla e a contenere lo stato di ansia che potrebbe emergere se sua mamma si trovasse da sola ad effettuare un trasloco. Lei parla di “sradicamento”: è vero che l’appartamento-contenitore non sarà più lo stesso, ma tutto il contenuto resterà il medesimo. Ogni cambiamento presuppone una crisi, ma non è detto che i risultati debbano essere inevitabilmente negativi: magari svuotando armadi e cassetti troverete e rispolvererete ricordi che non sapevate neanche di avere… I miei più cari auguri!

Dott.ssa M. Mazzucato


Problemi a seguito di un lutto

(09.09.2009 - 18:11)

Buongiorno, ho una nonna non tanto vecchia che però, secondo me sta iniziando a dimostrare dei segnali di vecchiaia, è rimasta vedove 15 anni fa e da lì ha iniziato a degenerare... adesso è arrivata al punto di scambiare foto di persone morte(marito,fratello, il papa) come persone vere dicendo che non mangiano, non bevono e che non si muovono. Che possiamo fare bisogna intervenire?? la prego di rispondere

Stefano

Salve, il fatto di essere rimasta vedova può aver influito sul suo stato mentale e psicologico: non bisogna dimenticare che è possibile che subentrino forme depressive in caso di lutti, che talvolta possono portare ad aggravare un degenerazione fisiologica legata all’età. In questi 15 anni penso che siano stati fatti accertamenti di tipo medico e, se essi non hanno evidenziato alterazioni, si può optare per una diagnosi di tipo neuropsicologico, che vada a valutare se si tratti di un momento passeggero, oppure dell’inizio di una eventuale patologia. Esistono, in quasi tutte le città, centri o presidi sanitari oppure ospedali che hanno al loro interno la figura del neuropsicologo. Il neuropsicologo può fare – attraverso l’utilizzo di colloqui e la somministrazione di una batteria di test – una diagnosi differenziale tra l’invecchiamento “normale” e l’invecchiamento “patologico”, ossia legato ad eventuali danni cerebrali. In tal caso è possibile “rinforzare” le funzioni sane e “riabilitare” quelle malate.

Dott.ssa M. Mazzucato


Disturbi della memoria recente

(18.08.2009 - 14:49)

Buongiorno, mio padre ha 79 anni, da qualche tempo ha problemi con la memoria, ripete le stesse cose continuamente, in particolare quelle più recenti; per esempio potrebbe chiederti 3 volte nel giro di 10 minuti se vuoi un caffé anche se uno gli dice che non lo vuole. Ricorda tutte le cose più lontane. In occasione di un recente ricovero gli abbiamo fatto fare elettroecefalogramma e una tac, entrambe non hanno dato riscontri particolari. Tutti mi continuano dire che è l’età ma a me sembra continui a peggiorare. Cosa posso fare a che tipo di specialista posso rivolgermi?

Stefano

Salve, quando subentrano problemi legati alla memoria recente (solitamente il ricordo degli eventi passati non si perde tanto facilmente), è possibile effettuare esami medico-diagnostici, per scongiurare ischemie cerebrali o danni simili, cosa che avete già fatto tramite tac ed E.E.G. Uno specialista a cui potete rivolgervi può essere il neuropsicologo, che possa andare a valutare se la memoria ha avuto un peggioramento solo legato all’età, oppure ci possano essere patologie.

Dott.ssa M. Mazzucato


Mi preoccupo per mio padre

(16.08.2009 - 20:49)

Salve, mi chiamo Emilio ho 40 anni. Ultimamente mio padre, di anni 85, è caduto procurandosi una micro frattura scomposta al femore, è da tempo che dimenticava spesso dove metteva i vari oggetti ed altro. Adesso è ricoverato in ospedale e dovrebbero operarlo; fino ad ora, tranne in pochi momenti della giornata, è quasi sempre lucido, parla, discute ogni tanto, ripete le cose ma tutto questo con l'aiuto di mia madre che gli sta sempre vicino e lo induce a muoversi, gli dà delle piccole mansioni, come quella ad esempio di andare a comprare il pane, per poi controllare se è stato attento nel farsi dare il resto. Insomma è sempre spronato e mai abbandonato. HO notato adesso che in ospedale sta peggiorando tantissimo, la notte è molto agitato e gli viene anche l'affanno perchè vuole scendere dal letto. fa discorsi molto strani, non ricorda nulla e molte volte devo ripetergli il mio nome con la speranza che si ricordi di me. Durante il giorno dice di vedere delle persone che non esistono,ad esempio questa sera rivolto verso il muro diceva di vedere che di lì passavano i pullman e diceva a mia madre se aveva comprato i bilgietti per poter salire ed andarsene, subito dopo chiedeva delle informazioni a gente invisibile dicendo a che ora aprivano gli uffici, parla spesso da solo facendo discorsi stranissimi. Spero di essere stato chiaro nel descrivere mio padre, anche se sono abbastanza sconvolto vedendo mio padre ridotto in tali condizioni. Spero di avere una risposta da parte vostra e di sapere se esiste qualcosa che può renderlo leggermente più presente. Grazie.

Emilio

Salve, essendo già ricoverato in ospedale, potete parlarne con i medici che lo stanno seguendo, di modo che possano effettuare degli approfondimenti diagnostici ed eventuali esami per valutare se ci sono stati danni cerebrali. Una volta terminati gli accertamenti, ci si può rivolgere ad un neuropsicologo, affinché possa valutare (tramite colloqui e test) se il peggioramento è legato all’età, oppure ad altro ed eventualmente riabilitare le funzioni sane che necessitano di un rinforzo.

Dott.ssa M. Mazzucato


Farmaco antidepressivo: dubbi, perplessità ed effetti

(12.08.2009 - 18:51)

Egregio professore, mia suocera di 85 anni è sempre stata una persona attiva e vivace; da qualche mese accusa disturbi di memoria, testa vuota e spesso ripete domande già fatte. Il medico le ha prescritto tutte le analisi nonchè test per valutare un eventuale alzhaimer. Il 20 giugno la diagnosi da parte del medico di famiglia è stata che soffriva di leggere ischemie dovute all'età e che non c'era nulla di particolarmente preoccupante. La figlia dubbiosa ha insistito per portarla da un neurologo il quale ha prescritto un antidepressivo... Da quel momento è notevolmente peggiorata, sta spesso a letto non si occupa di nulla, non guarda la televisione e anche la mancanza di memoria e la ripetitività si sono accentuate. Tanto che non crediamo sia più opportuno lasciarla sola. Tutto in un mese e mezzo. La mia domanda è questa: E' possibile che il farmaco abbia peggiorato le cose? E se non centra il farmaco è possibile un aggravamento dei sintomi in così breve tempo? La ringrazio infinitamente Patrizia

Patrizia

Salve, Per sapere se il farmaco possa aver peggiorato la situazione, bisognerebbe provare a sospenderlo (con le precauzioni legate alla sospensione dei farmaci antidepressivi, cioè gradatamente). Se la causa fosse legata ad esso, poco per volta sua suocera dovrebbe tornare più o meno come era prima dell’assunzione. Bisognerebbe anche verificare, tramite ulteriori esami medici, se recentemente si sono verificati altri epicodi ischemici, magari nelle aree deputate al controllo delle funzioni mnemoniche, per comprendere le cause del peggioramento.

Dott.ssa M. Mazzucato


Che cosa è l'encefalopatia multinfartuale?

(05.08.2009 - 15:51)

dott.ssa, le scrivo perchè proprio oggi mia suocera che ha 84 anni,( è da premettere che da qualche hanno soffre di demenza senle medio-grave) ha avuto bisogno di essere portata in ospedale, perchè dava segni di stato confusionale. Le hanno praticato i dovuti esami di accertamento ed anche la tac al cranio, da cui è risultata la seguente diagnosi: demenza senile - encefalopatia multinfartuale.Potrei sapere di che cosa si tratta? che cosa è l'encefalopatia multiinfartuale? grazie per avermi ascoltato.

Puccio M.

Salve, per encefalopatia multi-infartuale si intende una malattia a livello cerebrale causata da infarti. Per infarto si intende la necrosi, cioè la morte di un tessuto per ischemia (cioè mancanza totale o parziale di sangue), per un deficit di flusso sanguigno, causato a sua volta o da una occlusione improvvisa o da una stenosi (cioè restringimento) delle arterie. Nel caso di sua suocera, è possibile che l’organismo abbia riassorbito i tessuti morti senza rigenerare la parte persa (cosa impossibile senza afflusso di sangue), ma abbia formato in quella zona una cicatrice (di tessuto connettivo fibroso). In tal caso l'organo interessato perde definitivamente una parte della sua funzionalità. Per questo si parla di demenza senile, ossia un deterioramento cognitivo (cioè della memoria, attenzione, capacità di programmazione…) cronico progressivo. Spero di essere stata abbastanza esaustiva.

Dott.ssa M. Mazzucato


Cambio di comportamento dopo il ricovero

(03.08.2009 - 14:26)

Salve, mio nonno, 77 anni, è sempre stato un uomo iperattivo, sereno, lucido; anzi direi che nonostante qualche "acciacco" fisico sporadico, mentalmente è sempre stato abbastanza in forma. Continuava a fare qualche lavoretto, fuori e in casa, cucinava, prendeva la macchina, si prendeva cura del cane. Da circa una settimana è stato operato per un'occlusione intestinale. L'operazione sembra essere andata bene. In questi giorni è stato l'uomo di sempre, certo, normalmente desideroso di tornare a casa, ma comunque tranquillo, a volte anche sereno. Oggi ha dato segni di squilibrio. Si è staccato le flebo, voleva morire, gridava contro i figli incolpandoli della sua degenza in ospedale. E' possibile che, dopo 7 giorni, la causa di questo comportamento sia l'anestesia? Oppure gli è stato somministrato qualche farmaco? Oppure è stata una reazione naturale alla permanenza in ospedale?

Federica M.

Salve, consiglierei di parlarne con i medici che lo seguono in ospedale per sapere se hanno avuto occasione di vedere altre persone reagire in maniera simile dopo essere stati sottoposti ad anestesia, oppure per sapere dagli stessi se per caso abbiano somministrato qualche farmaco che possa aver determinato tali effetti collaterali. Se così non fosse, una tac o approfondimenti diagnostici potrebbero chiarire se un eventuale disturbo di tipo vascolare a livello cerebrale possa aver causato una simile reazione. La permanenza in ospedale può causare forme depressive, accompagnate da momenti di frustrazione, tristezza, rabbia in soggetti che presentano già tratti depressivi, ma nel suo caso mi sembra di leggere la descrizione di un cambiamento radicale di atteggiamento, più probabilmente causato da un evento particolare, che necessita di venire indagato.

Dott.ssa M. Mazzucato


A cosa sono dovuti i repentini cambiamenti di umore di mia moglie?

(17.02.2009 - 11:36)

A cosa sono dovuti i repentini cambiamenti di umore? Seguiti spesso da attacchi di odio (così li ho battezzati)? Mia moglie soffre spesso di questo, è preda di nervosismi a volte per futili motivi, o piccole discussioni insignificanti. Ho notato che questo succede anche dopo piccole dosi di alcool prese durante qualche festa o ritrovo tra amici... è colpa dell'alcool? O di una depressione latente...? Grazie

Lettera non firmata

Carissimo, non ho sufficienti elementi per poterle rispondere, infatti il racconto che lei mi fa è piuttosto vago e superficiale. Lei mi dice che sua moglie è preda del nervosismo per futili motivi, quali sono questi futili motivi? Quali sono queste piccole discussioni insignificanti? E poi quantifichi queste piccole dosi di alcool. Inoltre: chi dice che siano futili motivi o piccole discussioni insignificanti, forse lo sono per lei e non per sua moglie. Non mi dice nulla su come è il rapporto con sua moglie nelle altre situazioni; ha sempre avuto tali reazioni nelle situazioni da lei accennate? Di spunti per riflettere gliene ho dati diversi. A presto!

Dott. M. Mariani


In chat avevo sempre voglia di essere maschio!

(15.09.2008 - 09:45)

Salve, ho 14 anni ed ho un problema che spesso mi porta alla depressione. Purtroppo un paio di anni fa ho conosciuto la chat… e dato che io avevo sempre voglia di essere maschio e si vedeva anche negli atteggiamenti che assumevo spesso… ho deciso di crearmi in chat un profilo maschile… di lì portai avanti questa storia per 3 anni… poi non feci + caso che in chat ero maschio e continuavo la mia vita normalmente... un giorno però sempre per scherzo... e per passar tempo mi fidanzai con una ragazza... e ciò durò 3 mesi… ci scambiammo i numeri di cellulare ecc… quando lei voleva parlarmi… certo non parlavo io ma un mio amico… ma una notte dato che mamma voleva sapere con chi mi mandavo messaggi, aspettò che mi addormentai… prese il cellulare e lesse tutti i messaggi... al che mi svegliò di notte e mi fece tantissime domande... e voleva portarmi da uno psicologo… ma io le dicevo che non c'era bisogno perchè io lo facevo per puro divertimento... ebbene si… questa ragazza con cui io mi ero "fidanzata" sotto l'aspetto di un maschio, si mise a piangere al cellulare... dopo alcuni giorni… lei mi disse "amike"? E io, dopo quello che ti ho fatto non me lo merito e lei… tranquilla tutto passato. Da lì diventammo amiche. Solo che io non la giudico un'amica, ma di più, cioè se non la sento sto male… e mi sento molto, moltissimo in colpa per quello che le ho fatto, e spesso piango. Se questa ragazza sta male, sto male pure io… e le voglio + che bene, solo ch,e boh… mi preoccupo perchè io le voglio più che bene… ma non solo dell'altra sponda… non riesco a chiarirmi questo fatto… è come se facesse parte di me lei... potete aiutarmi?.... per favore..

Lettera non firmata

Ciao, premetto che questa rubrica non è la più idonea per trattare i problemi che hai portato. Devi sapere che l’adolescenza, è un momento della vita di ognuno nella quale in virtù di cambiamenti fisici e ormonali, ci si inizia a fare tante domande. Alcune di queste, come ti sei potuta rendere conto, sono legate alla sessualità. Ci si inizia a chiedere perché siamo attratti da persone che prima ci erano indifferenti, e perché attratti in modo sconosciuto fino a prima. Ci si chiede se sia giusto essere attratti dalla persona dello stesso sesso. Oppure c’è la fantasia di sentirsi uomo in un corpo da donna e viceversa. Sono tutte domande e situazioni consone alla tua età. Devi sapere che solo in parte puoi dare delle risposte a questi interrogativi se non ti confidi con qualcuno. Di solito se ne parla agli amici, raramente ai genitori per via dell’imbarazzo, o come hai fatto tu, ad uno psicologo. Se non hai avuto modo di parlare dei tuoi dubbi con la mamma, ti consiglio di farlo. Se poi lo riterrete opportuno potrete rivolgervi ad uno specialista. Rimango a vostra disposizione.

Dott. M. Mariani


Dopo 24 anni di matrimonio mio marito decide che tra noi è tutto finito!

(18.07.2008 - 16:32)

Salve scrivo qui la mia domanda perchè ho proprio bisogno di comprendere quello che sta accadendo. Dopo 24 anni di matrimonio mio marito decide che tra noi è tutto finito e chiede la separazione dopo 4 mesi di riflessione fuori casa. Premetto che ci siamo sposati giovani, 18 anni tutti e due e abbiamo due figli di 25 e 23 anni. In questo periodo ormai un anno che lui è fuori casa, ci siamo continuati a vedere prima per una pizza, poi si finiva sempre a letto. Lui attualmente frequenta un’altra persona e continua a chiamarmi e fare l'amore con me. Non so più che fare, smettere questa vita clandestina mi fa paura perchè ancora io lo amo e lo desidero e ho paura di perdere questi momenti con lui. Ci frequentiamo di regola e ci vediamo 1/2 volte alla settimana, e quei momenti per me sono magici, e non posso pensare che lui ha bisogno di fare sesso perchè una che gli corre dietro ce l’ha, perchè allora mi cerca? Aspetto una risposta e un aiuto grazie.

Airis

Cara Airis, quello che posso dirle è di riflettere: riflettere su ciò che realmente vuole dalla sua vita, le sue aspettative e le motivazioni che la portano "a vivere momenti clandestini con suo marito". Lei mi chiede perché continua a cercarla, dovrebbe chiedersi piuttosto, se non l'ha già fatto, perché ha chiesto la separazione, e che cosa mancava al vostro rapporto prima della separazione stessa. In sostanza, per comprendere le motivazioni che muovono il rapporto con suo marito deve fare chiarezza nel recente passato. Rimango a sua disposizione!

Dott. M. Mariani


Desidero la mia ragazza posseduta da altri

(23.04.2008 - 12:22)

Ho 30 anni, sono fidanzato da un po’ di anni con una ragazza bellissima di 26. Il nostro rapporto è un po’ burrascoso, ma questo non ci impedisce di continuare a stare insieme. Facciamo spesso l'amore, magari con cenette ecc... Spesso mi eccito a pensarla con altri uomini anche di colore in varie situazioni. Le do vari imput per farmi raccontare cosa farebbe se si trovasse in queste situazioni (sia mentre facciamo l'amore sia con sms). Da cosa possono derivare questi miei pensieri? Cosa possono voler dire? Grazie.

Lettera non firmata

La parafilia o perversione è un termine che indica un insieme di manifestazioni della sessualità umana, caratterizzate dall'eccitazione sessuale provocata da oggetti, comportamenti o situazioni riconosciute genericamente come devianti o in ogni caso non direttamente connesse alle finalità riproduttive tipiche del sesso tradizionale. Purtroppo l’accezione che il termine assume nell’immaginario collettivo risente sempre della morale sottostante. Detto questo ci tengo a sottolineare che le sue fantasie non sono perverse fino a che queste facciano parte di un comportamento sessuale variegato. Tuttavia quando l’attuazione di queste divengono l’unico modo per provare eccitazione e raggiungere l’orgasmo, allora queste sue fantasie rientrano nella definizione. La sua fantasia non ricade in nessuna delle categorie correntemente utilizzate, pertanto se lei è interessato ad approfondirne il significato, potrebbe rivolgersi ad uno/a psicologa per qualche colloquio. Un caro saluto

Dott. M. Mariani


Desideriamo una vecchiaia serena per nostra mamma!

(20.03.2008 - 16:44)

Mi rivolgo a voi nella speranza di poter avere qualche informazione utile. Mia madre ha 62 anni, è autosufficiente, ma è una persona che pur vivendo attualmente da sola ha molte difficoltà per lo più psicologiche ad affrontare la vita in genere. Da quando si è separata, dal 1989, noi figli l'abbiamo sempre sostenuta nei vari momenti difficili, sostenuta nel tunnel dell'alcolismo (ha avuto due ricoveri in comunità) e in tutte le difficoltà quotidiane a volte anche "banali" che ha incontrato e che incontra. Probabilmente oggi ha perso per l'ennesima volta il suo posto di lavoro. Non sappiamo più cosa fare: anche la nostra vita risente di questa situazione e non siamo più sereni. Esiste qualche struttura che possa accogliere mia madre pur essendo relativamente giovane e che possa essere per lei da stimolo per andare incontro ad una vecchiaia più tranquilla? È difficile spiegare tutta una vita in poche righe. Spero possiate aiutarci. Cordiali saluti.

Tracey G.

Carissima Tracey, come forse già sa, la legge Basaglia nel 1978 ha di fatto chiuso quelle strutture che nate per curare disturbi psichiatrici erano divenuti manicomi. La legislatura italiana prevede in sostituzione a quelle strutture ospedaliere le comunità terapeutiche ed i centri diurni, gestiti dai dipartimenti di salute mentale. Le dipendenza da alcol come tutte le altre per altro, vengono affrontate con approccio complesso che può andare dal ricovero in comunità dopo un SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) alla presa in carico dei servizi sociali che possono assisterla parzialmente domiciliarmente e seguirla nelle loro strutture per sedute di psicoterapia e riunioni di gruppo. Nelle situazioni che lo permettono la sola frequentazione dei centri diurni è un’altra opzione valida che propone il DSM. Preciso che tutte le strutture menzionate sono gestite dalla ASL di zona mentre SPDC avviene in un reparto psichiatrico di una struttura ospedaliera. In sostanza il servizio sanitario pubblico offre ciò che le ho accennato; per avviare il sistema bisogna presentarsi al pronto soccorso e “lamentare il problema della dipendenza”. Per quanto riguarda il privato potrebbe rivolgersi ai gruppi di self-help come l’anonima alcolisti a cui è riconosciuta la sua fruttuosa attività. Ci sono anche centri privati che combattono questa dipendenza, ma non mi sento di consigliarglieli per non conosco ne il metodo ne l’efficacia del loro lavoro. Naturalmente sono reperibili in rete facendo qualche ricerca.

Dott. M. Mariani


Problemi di coppia dopo la nascita di nostro figlio!

(12.11.2007 - 09:04)

Mi presento, sono Eleonora, ho 26 anni e sono una giovane mamma di un bambino di neonato di circa 9 mesi. Vorrei un consiglio da voi, diciamo che da quando è nato il nostro bebè, sono iniziati i problemi di coppia, sono molto possessiva di mio figlio, e mi dà fastidio se mia suocera lo tiene in braccio più di cinque minuti, o se gli dedica molte attenzioni, ho paura che le rubi a me, nel senso che rubi attenzioni che sono mie da dedicare al bambino, al punto tale che non la tollero più, è sto creando un muro tra me ed i miei suoceri, diciamo sto eliminando il nostro "rapporto", se so che devo andare da loro, cambio umore e non mi sento a mio agio, sto sempre sul chi va là. Questo inevitabilmente crea continui litigi e discussioni tra me e mio marito, perchè invece non ho di questi problemi con i miei genitori e sorelle. Contestualmente l'altro problema è che con la nascita del bambino, si è spento totalmente il desiderio sessuale, non mi va proprio di stare con mio marito, addirittura mi da un fastidio enorme se mi tocca il seno (ho smesso da poco di allattare il bimbo al seno). Vorrei un consiglio da voi, grazie

Eleonora

Cara Eleonora, inevitabilmente quando nasce un bambino la coppia che precedentemente aveva trovato un certo equilibrio si trova a vivere una situazione particolare: trovare una nuova armonia nei rapporti che consenta di integrare il nuovo arrivato con i genitori. Questo processo esige che i due amanti debbano interpretare un ruolo che fino ad allora avevano potuto solo fantasticare: quello di genitori. Da non trascurare che essere genitori non deve escludere il fatto che questi siano ancora amanti, cosa che spesso invece accade. Può capitare nei primi tempi che interpretare questi ruoli sia non proprio facile; il motivo per il quale lei è ai ferri corti con è la suocera potrebbe essere dato dal vederla come un terzo giudicante che non solo la vuol mettere in discussione ma perfino sostituirla. Come lei accennava, contestualmente non sente più il desiderio di stare con suo marito. Si sa che i litigi non fanno bene all’amore e credo che lo stesso valga per voi. Inoltre anche qui mi sorge il dubbio che lei abbia difficoltà ad essere l’amante di suo marito, e la posso capire: presa da mille cose che quando c’è un neonato in casa inevitabilmente si devono fare. Per farle un esempio lampante potrei paragonare la sua situazione a quegli uomini che sono presi dal lavoro e non si dedicano più al partner… ora lei è una mamma a tempo pieno come loro sono dei business man a tempo pieno, proprio come lei questi uomini non hanno voglia di stare con il partner. Ora: questi sono miei pensieri, lei mi ha detto molto poco del suo vissuto, ma sono certo che queste mie divagazioni possano esserle utili per vedere la situazione da un altro punto di vista. Se vuole approfondire ulteriormente l’analisi dei suoi problemi le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per qualche seduta. In bocca al lupo!

Dott. M. Mariani


Mi sono innamorato perdutamente di una ragazza all'età di 19 anni

(09.11.2007 - 23:08)

Gentile Dottoressa, mi sono innamorato perdutamente di una ragazza all'età di 19 anni, purtroppo non ero corrisposto. A distanza di anni penso ancora a questa ragazza come ad una parte di me, qualcosa di cui sono privo e mi rende incompleto! Adesso ho 30 anni, ho avuto altre ragazze ma senza provare amore. Non capisco perchè ancora oggi per lei farei follie mentre per qualsiasi altra ragazza non farei nulla di più. Purtroppo penso sia un blocco che dovrei superare, ma non vedo alcuna soluzione al problema. Quella ragazza è il massimo ideale e purtroppo ho difficoltà a trovare qualcosa di simile (sono single da 5 anni PER SCELTA!). Sono un ragazzo equilibrato, uno con la testa sul collo, un perenne ottimista ma, nonostante tutto, non riesco a GETTARE VIA questa delusione amorosa o amore non corrisposto. Il problema sta nel fatto che la condizione del single mi piace troppo... forse penserà che non c'è nulla di male ad apprezzare la vita da single! Le rispondo che tale condizione mi impedisce iniziare ma anche di costruire un rapporto duraturo. Mi scuso per la lunghezza del messaggio ma devo aggiungere ancora un particolare: il mio carattere è profondamente mutato dal momento in cui ebbi quella delusione, mi spiego: ero un ragazzaccio... motociclista, ribelle, playboy, sportivo... Dopo quella delusione sono diventato l'esatto opposto di ciò che ero ma pur sempre ricco di interessi. In ambedue le condizioni sono sempre stato deciso e consapevole di ciò che voglio. Sarei lieto di avere un suo giudizio o consiglio. Saluti

LC

Caro LC, ciò che mi racconta purtroppo non è molto perché io mi possa fare un'idea più completa. Quello che posso dirle, parlando in generale, è che questi ideali irraggiungibili che ci si crea in amore hanno un unico scopo pratico: consentire una razionalizzazione, cioè darsi una spiegazione, all'apparenza logica, per spiegare a sé stessi e agli altri delle scelte di vita altrimenti incomprensibili. Provi a rifletterci su. Cari saluti.

Dott.ssa G. Proietti


Aiuto psicologico

(01.11.2007 - 16:34)

Sono divorziata non per colpa mia ed ho incontrato una persona divorziata non per colpa sua. Siamo insieme da 8 anni. Lui, pur volendomi bene, ha un attaccamento fortissimo, confidenziale con la figlia quarantenne, non sposata, non lavoro, vive con la madre risposata. Le due donne hanno un potere molto forte sul mio compagno; loro sanno tutto di lui, cosa fa e dove va, e la figlia si permette di trattarmi male anche davanti a lui senza reazione da parte del mio compagno. La storia è un po' più lunga ma ho cercato di sintetizzare al massimo. Soffro molto di questa situazione. Ultimamente ha venduto una casa, acquistata con i suoi soldi ed intestata alla figlia. Non mi ha fatto partecipe per nulla della vendita della casa pur essendo io molto esperto in questo settore e così via. La figlia è compatita costantemente perchè poverina è sola, non lavora, ha bisogno dello psicologo etc. È possibile vivere in questa situazione, è una situazione normale secondo voi cioè che succede spesso? Come posso vivere con lui e soffrire meno senza arrabbiarmi? Grazie molte.

Luciana

Cara Luciana, quando ci sono dei figli nati da precedenti unioni il rapporto dei due partners non è più 'a due', ma comprende, direttamente o indirettamente, la presenza dei figli. È giusto che sia così, perché ci si può lasciare con il proprio marito o con la propria moglie, ma si rimane genitori per tutta la vita (Lei non parla di figli suoi, ma probabilmente se ve ne fossero avrebbe anche lei, nei loro confronti, lo stesso atteggiamento del suo attuale compagno). Quanto al comportamento scorretto della figlia di lui, è una questione di educazione e di rispetto: qui non c'entrano i sentimenti e non c'entra la psicologia. Se, pensandoci, capisse che in questa unione i lati negativi superano di gran lunga quelli positivi, sta a lei scegliere cosa fare della sua vita. Cari saluti e auguri.

Dott.ssa G. Proietti


Fantasie omosessuali

(11.01.2007 - 12:40)

Gentile dott.ssa, buongiorno. Secondo lei quando fare fantasie omosessuali esprime semplicemente stanchezza del rapporto con il proprio partner eterosessuale e quando è indice di vera e propria omosessualità? Grazie.

Lettera non firmata

Gentilissima, Come ci insegna la psicoanalisi, data una bisessualità di base, che riguarda tutti gli esseri umani, l'orientamento sessuale si costruisce in base alle esperienze vissute, ai modelli familiari ricevuti, agli stimoli provenienti dall'ambiente ecc. Fare fantasie omosessuali non significa esserlo: le fantasie hanno proprio lo scopo di valicare il limite delle esperienze possibili, o realmente desiderabili, per confrontarsi con nuove situazioni, anche se solo nel proprio immaginario. Uno stanco rapporto di coppia, spesso può necessitare del ricorso a stimoli erotici particolari, capaci di aumentare il desiderio, come appunto possono essere le fantasie. Perché vi sia un orientamento sessuale omosessuale tuttavia, il soggetto dovrebbe provare eccitazione sessuale, interesse, attrazione, eventualmente anche innamoramento, per soggetti dello stesso sesso che appartengano alla sua vita reale e non al mondo delle sue fantasie. Cordiali saluti.

Dott.ssa G. Proietti


Soffro di attacchi di panico!

(20.07.2006 - 20:52)

Salve! Sono una ragazza di 21 anni con una vita normale. Ho un fidanzato che mi ama da 5 anni e che amo e una famiglia normale, senza problemi particolari. Da qualche settimana mi sento, però, angosciata anche se durante il giorno è una sensazione che dura pochi attimi. Di notte mi sveglio almeno una volta in preda alle palpitazioni e ho paura che se mi alzo perdo il controllo e compio gesti insensati come il suicidio. Qualche settimana fa ho conosciuto tramite cellulare un ragazzo che mi riempiva di attenzioni e ho pensato che una delle cause possa essere anche lui anche perché il mio fidanzato non sapeva nulla e quindi non lo sento più. All'ospedale mi hanno detto che ho tutti gli esami nella norma (un po’ la pressione bassa ma per il caldo)… sto prendendo una soluzione a base di biancospino e melissa ma non fa più di tanto. Secondo Lei soffro di attacchi di panico anche se entro un quarto d'ora mi tranquillizzo e cmq non ho tutti i sintomi dell'attacco come ad esempio il chiudermi in casa (anzi ho una grande voglia di uscire)? E perché ho così tanta paura del suicidio, anche se so che non farò mai un gesto così estremo? Grazie per la sua attenzione

Lettera non firmata

Ha detto bene: lei è una ragazza 'normale' e non ha problemi particolari. Vivere a volte uno stato di ansia, per qualche preoccupazione intercorrente o a causa di situazioni esterne, fra cui quelle atmosferiche e meteorologiche è del tutto normale. Nella vita è importante non aspettarsi di vivere SEMPRE 'felici e contenti' come nelle favole. La normalità consiste di alti e bassi e di continua ricerca di un equilibrio. Cari saluti.

Dott.ssa G. Proietti


Ho spesso attacchi di panico!

(04.07.2006 - 03:23)

Salve. Sono una ragazza di 20 anni... ultimamente, a causa di problemi in famiglia e con il mio ragazzo mi prendono spesso attacchi di panico e di ansietudine... non riesco a dormire e i pensieri diventano mano a mano sempre + pesanti fino a mancarmi quasi il respiro... Ho paura ad andare dal medico per farmi prescrivere psicofarmaci... perché temo che il medico sottovaluti la mia situazione... ma io sento di averne veramente bisogno... e cmq non è la prima esperienza... per 2 mesi ho assunto trankymax e mi aiutava molto. La prego di darmi un suo consiglio. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.

Lettera non firmata

Il mio consiglio è quello di andare da uno psicologo e farsi insegnare il training autogeno. Imparare ad obbligare il proprio corpo e la propria mente al rilassamento in qualsiasi momento della giornata e senza dover assumere psicofarmaci mi sembra una cosa che merita tutta la nostra attenzione.

Dott.ssa G. Proietti


Cosa mi è successo quel giorno di 6 anni fa?!

(19.06.2006 - 13:57)

Caro psicologo, sono un ragazzo di 24 anni e le scrivo per cercare di capire cosa mi è successo quel giorno di 6 anni fa. Avevo 18 anni circa ed ero al luna park della mia città quando vidi un uomo di 35 anni e mi iniziò a battere il cuore… Non sono assolutamente omosessuale, ho sempre avuto fidanzate e storie felici solo ed esclusivamente con ragazze. Ho provato a parlarne anche con alcuni conoscenti che però mi hanno deriso o comunque si sono impressionati dato anche il piacere che provo nell'essere toccato nel sedere dalle ragazze... Ho trovato fonti in cui era scritto che i maschi hanno una percentuale di ormoni femminili ed è probabile che ne abbia più della norma… ma non ne sono certo. Per favore mi aiuti a capire il motivo di quel battito improvviso… La ringrazio

Max

Caro Max, poiché lei dice che le sue storie sentimentali, passate ed attuali, sono sempre state felicemente con ragazze, credo che lei stia forse eccessivamente preoccupandosi di un episodio della sua adolescenza privo di significato. È molto frequente infatti, in adolescenza, che ragazzi e ragazze di quella età vivano momenti di ambiguità nel periodo della definitiva scelta dell'orientamento sessuale. In questa confusione del crescere moltissimi hanno momenti di incertezza, che nella maturazione tipica di quella età vengono finalmente superati con la scelta eterosessuale e alcuni, meno, con la scelta omosessuale. Quanto al suo accenno ai dosaggi ormonali, è vero che nei due sessi, anche in età adulta, c'è presenza di ormoni femminili nei maschi e di ormoni maschili nelle femmine. La prova più evidente è nella crescita più o meno abbondante di peluria nelle donne le quali, per la moda attuale e il piacere dei partners, si sottopongono a fastidiose depilazioni. Forse anche le sue ragazze lo fanno, senza per questo avere attitudini maschili. Infine i suoi conoscenti: forse è bene selezionare meglio a chi fare domande. Saluti cordiali

Dott. W. La Gatta


Mi frequento con un ragazzo non libero…

(16.06.2006 - 09:45)

Gentile Dott.ssa Proietti, sono una ragazza di 29 anni mi chiamo Daniela. Sono fidanzata da più di tre anni con un uomo più grande di me di 10 anni. L'estate scorsa ho conosciuto un ragazzo di 26 anni, si è fatto avanti lui per conoscermi pur dicendomi subito che convive con un'altra donna. Io in quel momento ero un po' in crisi con il mio fidanzato e ho cominciato a perdermi un po' per questo ragazzo, lui più di una volta mi ha manifestato insofferenze verso la sua convivenza dicendo di voler tornare a vivere con sua mamma. Bene, in questo anno ci sono stati allontanamenti suoi e ritorni, ci siamo visti poco (anche perché non siamo liberi) ma non ho avuto con lui nessun rapporto sessuale. Quello che non sono mai riuscita a capire è se per lui sono una piacevole amicizia o se, come mi ha detto, non riesce a lasciare la convivente per motivi che non si è sentito di dirmi. Può darmi un suo parere su questa cosa? Io mi sono ormai rassegnata per questa situazione ma i dubbi mi rimangono. Grazie dell'attenzione,

Daniela

Cara Daniela, Se non ci capisce niente lei, che lo conosce e lo frequenta con una certa assiduità, come potrei capirci qualcosa io che non conosco la situazione se non da queste poche righe? Generalizzando al massimo si potrebbe pensare che è una persona confusa, che non riesce a trovare una sua strada. Del resto se era già nel dubbio fra restare con la convivente o tornare dalla mamma, in cosa lo potrebbe aiutare frequentare una persona già impegnata con un altro? Cordiali saluti.

Dott.ssa G. Proietti


Era una storia di facciata, ma ora mi manca!!

(14.06.2006 - 11:15)

Gentile dottoressa, ecco il mio problema. Dopo tre anni finisce la storia col mio ragazzo. Una storia unica che però aveva parecchi problemi nell’ultimo periodo, tanto che io stessa pensavo di lasciarlo x non continuare quella che era solo una storia di facciata. Lui però mi batte sul tempo, e x le mie stesse ragioni mi lascia. Da lì non sono stata + io. Mangio poco e dormo male da circa due mesi, il mio pensiero va sempre a lui e non riesco + a trovare felicità ed entusiasmo di un tempo. Davvero non capisco. Non mi riconosco +, io che sono sempre stata una persona forte! Capitano a tutti queste cose e non capisco perché io non riesco a riprendermi. Forse questa persona mi piace ancora, ma in ogni caso capisco che dovrei metterci una pietra sopra ma non ce la faccio proprio. Non mi capisco più e sono davvero stufa di stare così, nonché inizio a preoccuparmi perché così non posso andare avanti. Cerco qualche consiglio. Forse dovrei chiedere un aiuto professionale? Grazie mille.

Lettera non firmata

L'aiuto professionale va chiesto quando si vede che da soli non si riesce a capire come uscire dal tunnel. La domanda che si deve fare è la seguente: ho fatto davvero tutto il possibile per aiutarmi da sola ? Se la risposta è no, occorre prendere provvedimenti; se la risposta è si, telefonare ad uno psicoterapeuta per una consulenza. Cordiali saluti.

Dott.ssa G. Proietti


Non riesco a provare il piacere che provavo a 23 anni...

(06.06.2006 - 16:42)

Gent.ssima Dott.ssa Proietti, sono una donna di 29 anni e nel 2001 sono stata sottoposta ad un intervento di conizzazione al collo dell'utero per un condiloma. Ora mi tengo sotto controllo con visite periodiche e pap test dal mio ginecologo che mi ha assicurato che va tutto bene; in effetti non ho più dolori e fastidi. Ovviamente nei mesi precedenti la diagnosi non avevo piacere durante i rapporti sessuali in quanto provavo dolore. Dopo l'intervento c'è voluto molto tempo (circa un anno) prima che io riuscissi ad avere rapporti in totale tranquillità e serenità con l'uomo che ora è mio marito. Adesso abbiamo rapporti frequenti, ma noto in me pochissimo desiderio sessuale ed anche durante il rapporto non riesco a provare il piacere che provavo a 23 anni... Io amo mio marito e vorrei tornare a provare le emozioni che provavo un tempo (lui mi desidera anche più di prima ed è sempre soddisfatto dal rapporto, anche se vorrebbe che fosse lo stesso per me). Resto in attesa di una sua cordiale risposta e le porgo i miei saluti.

Lettera non firmata

Gentilissima, quando lei aveva 23 anni era in fondo solo sei anni fa... In genere, se tutto va bene, un'unione deve durare 40-50 anni.... Dunque, questa è probabilmente la prima crisi di questo genere che le capita, ma sappia che nella vita matrimoniale, che le auguro lunga e soddisfacente, queste piccole crisi, queste incertezze e insoddisfazioni ogni tanto vengono fuori e per questo occorre di tanto in tanto fare una 'revisione' alla coppia. Ad esempio, cambiare abitudini e comportamenti, cercare nuovi stimoli (letture, vacanze, hobbies, sport, relazioni sociali ecc.), per non far morire di noia il vostro rapporto. È un impegno quotidiano, ma che ogni tanto diventa ancor più forte (come in questo periodo). In sessuologia ormai tutti sono concordi nel dire che, per far godere al massimo gli organi sessuali, la prima cosa da usare è la propria intelligenza. Cari saluti e auguri.

Dott.ssa G. Proietti


Sento che questo uomo non ha vero affetto verso di me!

(15.05.2006 - 19:26)

Salve, mi chiamo Jrena e sono Polacca (scusate l'italiano non proprio corretto). Do molto affetto e amore alla persona con cui sono vicina, però questo uomo di 52 anni (io ne ho 55) che frequento non ha mai amato nessuna donna e non è mai stato innamorato. Secondo me non ha mai conosciuto le sofferenze dell'amore e delicatezze della propria donna. Cosa posso fare?? Perché sento che questo uomo non ha vero affetto verso di me, anche se è bravo e buono di cuore. Saluti

Jrena B.

Cara Jrena, se questo uomo è arrivato a 52 anni sempre in questo modo, probabilmente ha qualche problema psicologico o sessuale che gli impedisce di avere rapporti con le donne. Provi a proporgli di fare una terapia di coppia dallo psicologo. Cari saluti e auguri.

Dott.ssa G. Proietti


      

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