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Servizi socio assistenziali

Invalidità civile

Ai sensi dell’art. 2 della Legge 30 marzo 1971 n.118, modificata dal decreto legislativo 509/88, il quale introduce la definizione di invalidità civile per i cittadini ultrasessantacinquenni, si considerano mutilati ed invalidi civili "i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie, di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una diminuzione della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo o, se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età. Ai soli fini dell’assistenza socio sanitaria e della concessione della indennità di accompagnamento, si considerano mutilati ed invalidi i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età".
Per quanto riguarda l’accertamento dell’invalidità sono state operate nei confronti della legge 118/71 modifiche, sia in merito agli aspetti valutativi, sia riguardo le percentuali minime di inabilità che danno diritto alle prestazioni.
Le minorazioni, ai fini della considerazione dell’invalidità civile, comprendono gli esiti permanenti delle infermità fisiche o psichiche e sensoriali che comportano danno funzionale permanente. Questo concetto introdotto, con l’art.1 del D.Lgs. 509/88, ha determinato quindi come base valutativa la compromissione funzionale.

In base alle leggi che disciplinano la materia, possiamo distinguere tre livelli di invalidità:
- invalidità in senso stretto, che individua una riduzione parziale della capacità lavorativa;
- inabilità che individua una riduzione totale e permanente della capacità lavorativa;
- superinvalidità che individua l’esistenza di oggettive e gravi difficoltà o l'impossibilità per un inabile a condurre una vita autonoma senza l'assistenza o l'aiuto costante di un altro soggetto.

Si definisce:
Infermità o minorazione la malattia o la lesione fisica o psichica, congenita o acquisita, che riguarda una o diverse funzioni ed organi;
Menomazione o deficienza la perdita o la compromissione delle funzioni, causata da infermità o minorazione, che ha effetti sull'abilità, sulla capacità lavorativa o sulla vita di relazione del soggetto;
Handicap la compromissione della capacità di compiere un'azione o un'attività nel modo o nelle forme ritenute normali; a prescindere dal grado di invalidità, è tale da provocare svantaggi nell'attività lavorativa, nella vita di relazione e nella promozione di se stessi.


PROCEDIMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DELL’INVALIDITA’ CIVILE

E’ necessario che l’invalidità venga accertata e riconosciuta dagli organi pubblici all’uopo preposti affinché l'invalido possa usufruire dei benefici economici e di altra natura previsti dalla legge. L’iter burocratico previsto per ottenere il riconoscimento dell'invalidità deve concludersi entro nove mesi.
Il soggetto deve presentare la sua richiesta all’Azienda sanitaria del comune di appartenenza. La ASL entro tre mesi deve convocare la persona per una visita di accertamento dello stato di invalidità.
Se la visita non viene fissata entro il termine previsto, l'interessato può rivolgersi all'Assessore regionale alla Sanità della regione di residenza invitandolo a stabilire la data della visita, che sarà comunque compiuta dalla commissione sanitaria della ASL di appartenenza.
Se la visita non viene eseguita, il soggetto può rivolgersi alla magistratura.
L’esito della visita, stabilita dalla ASL o dall’Assessore regionale alla sanità, può essere positivo o negativo, cioè la Commissione può accertare o meno lo stato di invalidità o accertarlo in una percentuale ritenuta non congrua dal soggetto richiedente.
Se l'esito è comunque positivo, il verbale viene trasmesso alla "commissione medica periferica" per la verifica e se anche tale giudizio è positivo ovvero se trascorrono 60 giorni senza avere risposta, viene avviata la cosiddetta fase "concessionaria" relativa alla concessione dei benefici previsti in base al grado di invalidità accertato.
Se invece il giudizio della Commissione è negativo, quest’ultima fissa una nuova visita che, a sua volta, può concludersi con una valutazione ancora negativa o con una valutazione positiva, nel qual caso ha inizio la fase concessionaria.
Se l’esito della prima visita effettuata dalla ASL o quello della visita di verifica della commissione è negativo, l'interessato può presentare ricorso al Ministero del Tesoro. In presenza di un giudizio negativo o trascorsi 180 giorni dalla presentazione del ricorso, nel qual caso vige il principio del silenzio/rifiuto, il soggetto può rivolgersi alla magistratura.


BENEFICI


    In seguito al riconoscimento del suo stato di invalidità civile, il soggetto può godere di due tipi di benefici:

  • benefici economici;
  • benefici relativi alle assunzioni obbligatorie in uffici pubblici e aziende private che devono riservare una quota del proprio organico agli invalidi civili.

In particolare, i benefici economici dipendono dalla percentuale di invalidità.
Se lo stato di invalidità è riconosciuta per una percentuale pari al 34%, al soggetto spetta la concessione gratuita di protesi; con una percentuale di invalidità del
46%, il soggetto ha diritto al collocamento privilegiato al lavoro. Se la percentuale di invalidità raggiunge il 74%, il beneficio economico è rappresentato dall'assegno per invalidità parziale; infine, la percentuale di invalidità del 100%, dà diritto alla pensione per inabilità totale.
Inoltre, se l'invalido ha bisogno di assistenza costante in quanto incapace di compiere gli atti di vita quotidiana o di camminare senza l'aiuto continuo di un altro soggetto, ha diritto alla cosiddetta "indennità di accompagnamento"

CONTROLLI


LNegli ultimi anni il Ministero del Tesoro ha avviato un processo di monitoraggio consistente in verifiche e controlli sugli invalidi civili al fine di accertare l’esistenza dei requisiti richiesti dalla legge per il riconoscimento dello stato di invalidità.
Durante il 1996, in sede di manovra aggiuntiva e di finanziaria per l’anno 1997, il meccanismo dei controlli e delle verifiche è stato ulteriormente rafforzato.
Secondo questo meccanismo gli invalidi titolari di assegni corrisposti dalla Prefettura sono tenuti a presentare entro il 30 novembre una autocertificazione relativa al proprio stato di salute attestante la permanenza dei requisiti necessari per il riconoscimento dello stato invalidità. In caso di mancata presentazione della documentazione richiesta, è prevista la sospensione della concessione dei benefici fino a quando il soggetto non viene sottoposto a verifica. Se tale verifica risulta negativa si procede alla revoca dei benefici. In caso di autocertificazione falsa, invece, la sanzione prevista è quella della revoca dei benefici, con l'obbligo della restituzione dei ratei indebitamente riscossi.
La legge finanziaria per il '97 ampliato ulteriormente il raggio di azione del meccanismo.
In particolare, gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento o la persona ne ha la tutela sono tenuti, entro il 31 marzo di ogni anno, a presentare alla Prefettura, al Comune o alla ASL di appartenenza, una dichiarazione di responsabilità attestante l’esistenza o meno dello stato di ricovero in istituto. Se la dichiarazione attesta lo stato di ricovero in un istituto ma a titolo gratuito, l'indennizzo viene sospeso.
Sempre entro il termine del 31 marzo gli invalidi civili titolari di assegno mensile hanno l’obbligo di presentare alla Prefettura, al Comune o alla ASL di appartenenza, una dichiarazione di responsabilità attestante la permanenza dei requisiti richiesti per l'iscrizione nelle liste speciali di collocamento.
In caso di mancata esibizione delle documentazioni richieste, si procede immediatamente alla verifica sulla esistenza dei requisiti considerati. Se viene riscontrata l’inesistenza del diritto a percepire l’indennità di accompagnamento, il soggetto interessato o i suoi eredi sono obbligati a restituire i ratei indebitamente percepiti a decorrere dalla data prevista per la presentazione della documentazione.
In caso di falsa dichiarazione o certificazione, il titolare del beneficio è obbligato a restituire tutte le somme indebitamente percepite con l’aggiunta degli interessi legali maturati sulle stesse .
Entro il 31 marzo per i minorati psichici e i disabili intellettivi, al posto della dichiarazione di responsabilità, deve essere presentato un certificato medico valido per tutta la vita. Per gli invalidi civili interdetti, inabilitati o minori di età il cui handicap non consente di autocertificarsi responsabilmente, l'obbligo di presentare la dichiarazione spetta ai tutori o rappresentanti. Anche in questo caso, è necessario presentare un certificato medico.
Gli invalidi civili, i ciechi e i sordomuti, assunti al lavoro in base alla legge sulle categorie protette mediante chiamata nominativa o numerica, sono tenuti, entro il termine del 31 marzo, a presentare alla Prefettura e al loro datore di lavoro una dichiarazione di responsabilità attestante la permanenza dei requisiti previsti per l'assunzione.
La mancata presentazione della documentazione richiesta origina l’accertamento immediato sulla sussistenza dei requisiti indicati dal Ministero del Tesoro. Se viene accertata l'inesistenza dei requisiti richiesti, il rapporto di lavoro si risolve di diritto a decorrere dalla data di accertamento

LA VALUTAZIONE DELL'INVALIDITA' CIVILE


Il grado di invalidità è attualmente determinato in base alle nuove tabelle indicative delle percentuali di invalidità civile, formulate secondo la classificazione internazionale delle menomazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nelle tabelle alcune infermità sono valutate in percentuale fissa ed altre, con danno funzionale più complesso, mediante fasce percentuali.Il riferimento è alla capacità lavorativa generica, con possibilità di variazione percentuale di 5 punti in base all’incidenza della menomazione sulle occupazioni confacenti le attitudini del soggetto.
Per la prima volta è stato anche introdotto il concetto di valutazione delle potenzialità lavorative e del rapporto tra l’intervento di tipo assistenziale e la valorizzazione delle capacità del soggetto ai fini del superamento dell’handicap. Le nuove tabelle di valutazione sono operanti dal 12 marzo 1992 (data di entrata in vigore del D.M. 5 febbraio 1992, con il quale sono state pubblicate).
Nella valutazione finale è possibile far riferimento ad una sola minorazione o a più minorazioni contemporaneamente presenti nel soggetto. In questo caso, la valutazione non è data dalla somma delle differenti percentuali ma da un calcolo più elaborato in cui si prende in considerazione il danno alla persona, cioè la situazione in cui essa versa per effetto del complesso delle minorazioni

 

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