Terzaetà su facebook

Servizi socio assistenziali

TRAPIANTI

Ltrapianti consistono nel prelevare un organo o un tessuto da un soggetto donatore e nel trasferirlo ed inserirlo in un soggetto ricevente. La possibilità di attecchimento di un trapianto è legata soprattutto alla compatibilità immunologia tra i tessuti che si vengono a trovare a diretto contatto. La presenza di un tessuto trapiantato, con una diversa composizione antigenica, quindi scarsamente compatibile, potrebbe suscitare una reazione di difesa da parte dell’organismo, che termina con il rigetto o con il riassorbimento del trapianto. A tal proposito, è recentissima la scoperta delle cellule anti-rigetto, avvenuta alla fine di Agosto 2000, la quale rappresenta un notevole passo avanti nel campo dei trapianti. Queste cellule, denominate "T-soppressori, sono delle particolari cellule linfocitarie già presenti nell’uomo, che, stimolate efficacemente, riescono a risolvere definitivamente il problema del rigetto di un organo. Esse vengono prelevate precedentemente dal soggetto che riceve l’organo, riprodotte in laboratorio e poi immesse di nuovo nel circolo venoso al momento del trapianto. In questo modo è come se l’organismo riconoscesse l’organo estraneo come proprio, bloccando così il rigetto. In Italia sono ancora molto poche le persone che donano organi, in confronto alle lunghissime liste di pazienti in attesa di trapianto

LE NORME

In Italia le principali norme di riferimento, in materia di trapianti, sono:
1. la Legge n. 91 del 1 aprile 1999, Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 15 aprile 1999, n. 87
2. il decreto del Ministero della Sanità dell'8 aprile del 2000, Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti, attuativo delle prescrizioni relative alla dichiarazione di volontà dei cittadini sulla donazione di organi a scopo di trapianto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 15 aprile 2000, n. 89.
Fatta eccezione per alcuni organi, come il rene, che possono essere donati in vita, anche se con molte cautele e solo tra parenti stretti, la donazione riguarda per lo più il prelievo di organi da persone decedute.

LA MORTE

L'accertamento della morte è sottoposto a norme rigorose, contenute principalmente nel testo di due leggi:

1. La legge 29 dicembre 1993, n. 578, Norme per l'accertamento e la certificazione di morte (Gazzetta ufficiale dell'8 gennaio 1994, n. 5)

2. Il decreto Ministero della Sanità 22 agosto 1994, n. 582 Regolamento recante le modalità per l'accertamento e la certificazione di morte (Gazzetta ufficiale del 19-10-1994, n. 245).
In Austria, Belgio, Francia e Spagna la normativa sul consenso del donatore è simile alla nuova normativa italiana. In altri paesi europei e negli Stati Uniti vige tuttora la necessità di una dichiarazione positiva del donatore.
E' unanime invece la regola che impone la gratuità della cessione dell'organo che in alcun modo può essere oggetto di una transazione commerciale. Negli Stati Uniti tuttavia il divieto si applica solo ai prelievi di organi da cadaveri.

LA DONAZIONE

Per incoraggiare una scelta consapevole e una prima diffusa informazione inerente la donazione degli organi, il Ministero della Sanità ha predisposto l'invio di un apposito modulo a tutti i cittadini italiani. I moduli sono stati distribuiti con le schede elettorali per il referendum del 21 maggio 2000. Si è in questo modo voluto offrire a tutti la possibilità, non l'obbligo, di esprimere la propria volontà liberamente. Il sistema scelto in questa fase di transizione non è il silenzio-assenso ma il consenso o dissenso esplicito (ai sensi dall'art.23 Legge n.91 del 1° aprile 1999). Sono previste due modalità per esprimere la volontà:
a) con una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé, insieme ai documenti personali;
b) con la registrazione della volontà, sia essa positiva o negativa, effettuata presso le ASL o i medici di famiglia.

Se un cittadino non si esprime, è prevista dalla legge la possibilità per i familiari (coniuge, convivente more-uxorio, figli, genitori) di opporsi al prelievo. In ogni caso il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione contraria alla precedente positiva. Il prelievo di organi da cadavere, a scopo di trapianto terapeutico, è dunque vietato quando in vita il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso all'espianto. Può essere considerato potenziale donatore di organi la persona deceduta che si trova in condizione di morte cerebrale e cioè la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo. La diagnosi di morte celebrale può essere formulata solo se è stata riscontrata la contemporanea presenza di stato di incoscienza, assenza di riflessi del tronco e della respirazione spontanea, silenzio elettrico-cerebrale. L'accertamento e la certificazione di morte cerebrale sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore e neurologo). Questi medici verificano il perdurare delle condizioni che hanno determinato il momento della morte per un periodo di osservazione non inferiore alle 6 ore per gli adulti e i bambini in età superiore ai 5 anni, non inferiore alle 12 ore per i bambini di età compresa tra 1 e 5 anni e non inferiore alle 24 ore nei bambini di età inferiore ad 1 anno. In Italia i trapianti possono essere effettuati soltanto negli enti, ospedali o istituti universitari autorizzati dal Ministero della Sanità. Gli ospedali dove l'assistito bisognoso di trapianto è ricoverato o in dialisi, avviano il paziente alla visita di idoneità al trapianto per verificare se le condizioni di salute consentono l'effettuazione dell'operazione e procedono poi al prelievo di un campione di sangue. Provvedono in seguito a trasferire la cartella clinica del paziente ed il campione di sangue ai Centri di riferimento regionale che gestiscono le liste di attesa dei candidati ai trapianti all'interno della propria area.
Ai Centri di riferimento regionale spetta anche la comparazione dei campioni di siero del paziente in attesa di trapianto e del donatore per verificarne la compatibilità. Nel caso di compatibilità il paziente viene avviato al trapianto.
I Centri di riferimento regionale sono a loro volta collegati con i Centri interregionali di coordinamento (organizzazioni che ricevono dai centri regionali le segnalazioni di tutti i potenziali donatori rilevati nelle diverse regioni) e si fanno carico di smistare le richieste di trapianto urgenti alle altre organizzazioni di trapianto italiane ed estere.
I Centri interregionali operanti in Italia sono quattro: il Nord Italia Transplant (serve le regioni Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, la Provincia Autonoma di Trento), l'AIRT (serve le regioni Piemonte, Valle D'Aosta, Emilia Romagna e Toscana) e il CCST e il SIT che rappresentano le aggregazioni interregionali per gli interventi del centro e del sud Italia.

 

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Bologna n. 7706 del 27.10.2006 - Direttore Responsabile: Marco Fasolino