Sociologia OnLine

A cura della:

Dott.ssa Catia Colombi



Nota introduttiva

Quando parliamo di anziani spesso si pensa sempre a qualcuno che sta male, bisognoso d’aiuto, ritengo che ciò sia riduttivo. E’ vero che  ci sono anziani che necessitano di cure ed assistenza perché hanno perso parte della loro autonomia ma è comunque riduttivo  considerare solo gli aspetti se vogliamo limitanti e legati alle possibili patologie.
L’anziano è sempre e comunque una persona nella sua totalità con una vita alla spalle di tanti anni fatta di ricordi, esperienze e emozioni.
Quando un bambino o un adulto è malato non ci si dimentica di tutto il resto, perché allora per l’anziano si corre questo rischio?
Forse perché la nostra è una società basata sul consumismo, sull’opulenza, sull’efficienza, sul produrre a tutti i costi, è la società del tutto e subito, dove i messaggi dei mass media sono tutti centrati nell’esaltare solo ciò che è giovane e bello, dimenticando che forse i veri valori sono altri.
Siamo tutti presi da una vita frenetica fatta di mille impegni dove forse si perde di vista ciò che è veramente importante per dare senso e sostanza al nostro “essere” e non al nostro “avere”.
 Da anni lavoro  come coordinatrice della Residenza per anziani La Modigliana e mi rendo che  sono fortunata a fare un lavoro così speciale perché mi dà la possibilità di dare un valore aggiunto  alla mie giornate, dedicandomi agli altri .
Chi come me fa questo lavoro sa bene che non finisce con la fine di un turno o chiudendo la porta dell’ufficio, ma ti coinvolge da dentro e  se fatto con il cuore diventa una missione.
Non bisogna mai dimenticare di ascoltare empaticamente l’altro.
L’anziano porta con sé un patrimonio conoscitivo e esperienziale prezioso ed utile per tutti noi , in particolare per le nuove generazioni.
E’ proprio  questo lo spirito che cerco di trasmettere ogni giorno al personale della struttura presso la quale lavoro: prendersi cura degli altri significa in primo luogo sapere ascoltare e cercare di comprendere veramente l’altro, non dimenticando mai che a volte una carezza, un saluto, un sorriso valgono più di tante medicine.

Provare a mettersi nei panni dell’altro non è facile ma è uno sforzo che chi fa questo lavoro deve comunque provare a fare per dare sì sollievo ai nonni ma anche per rendere più piena e profonda la propria esistenza.

Intervista a Catia Colombi

Catia Colombi da anni si occupa di comunicazione, valutando ed intervenendo con competenza e professionalità rispetto alle dinamiche che riguardano la terza età nella sua dimensione sociologica. Da qualche settimana, però, ha accettato una nuova incombenza che la metterà di fronte ad una utenza forse variegata ma sicuramente differente rispetto a quella che può esserle capitato di intercettare nei rapporti diretti. Da qualche giorno infatti è disponibile sul sito la nuova rubrica sociologia on line di cui è responsabile e la redazione di terzaeta.com ha deciso di presentarla agli utenti con cui interagirà attraverso una serie di domande informali.


Dott.ssa Colombi, benvenuta. Un chiarimento preliminare funzionale e forse necessario… che cos’è la sociologia ed in che modo si riferisce alla terza età?

La sociologia è una parola frutto dell’unione del termine greco logia e del termine latino socius, che venne usato per la prima volta nel 1839 da Auguste Comte, considerato infatti il padre di questa disciplina. Sociologia significa studio della società ed ha come scopo quello di cercare di comprende il significato dell’agire sociale. Ecco allora che risulta chiaro l’interesse che la sociologia dimostra per gli anziani.

L’evoluzione di vita della nostra società, mostra un progressivo invecchiamento della popolazione. In che modo ciò potrà incidere nei rapporti tra le generazioni?

Viviamo nella società post moderna industrializzata, nella società della comunicazione, della globalizzazione, delle nuove tecnologie, di internet, dove il progresso scientifico-tecnologico, il benessere economico, il consumismo, la cultura di massa hanno trasformato radicalmente la nostra vita. Viviamo in una società complessa dove paradossalmente le relazioni sociali e la comunicazione si sono inaridite. L’anziano di oggi ha vissuto cambiamenti di vita epocali e sono più difficili i rapporti intergenerazionali. Il mondo giovanile è lontano e distante da quello degli anziani. I nostri anziani raccontano di una vita basata sul sacrificio, sulla fatica, fatta anche di miseria. Oggi i nostri giovani sono abituati al benessere economico, vivono nella società dell’opulenza, del tutto e subito dove si dimentica che cosa significa veramente l’attesa ed il sacrificio. Le grandi battaglie per la conquista di diritti e di libertà sono solo pagine di un libro di storia. Si rincorre il successo, la vita facile quella patinata sulle riviste di gossip. E’ l’era di face book, delle comunity. Con questo non voglio dire che i giovani e noi adulti ancora di più siano privi di valori ma certamente la nostra società è una società dove i valori forti e veri tendono a essere dimenticati e sopraffatti da una vita frenetica che punta al fare incessante ed all’avere, al rincorrere cose materiali. Il rischio se non si è accorti è quello di perdere il vero senso della vita e dimenticare,dietro false immagini, il nostro vero sé.

Crede che gli anziani costituiranno “Il problema” del domani?

Spesso si corre il rischio quando si parla degli anziani di pensare a persone malate, deboli, bisognose d’aiuto; fare ciò è riduttivo e limitante. L’anziano è una persona che ha vissuto, portatore di saperi, saggezze ed esperienze che è importante poter trasmettere alle nuove generazioni. Il tempo scorre per tutti lasciando i segni sul nostro volto e imbiancando i nostri capelli. E’ il ciclo della vita di ogni essere vivente: si nasce , si cresce e ci s’invecchia. Certamente con l’avanzare dell’età aumentano i rischi di cronicità, di essere affetti da patologie, aumentano i rischi di disabilità . Ci sono anziani più fragili perché malati e bisognosi di cure, così come anziani in salute. La malattia o la disabilità è solo un aspetto di quella persona che resta tale e unica per la sua individualità. Considerare la vecchiaia solo come un problema sociale, un costo economico non è altro che la conseguenza di una società che ha idealizzato come valori portanti l’essere giovane, a tutti i costi, l’essere belli, accattivanti e attivi. Ecco allora che tutto ciò che non è più giovane , che non è più inserito nel ciclo produttivo-lavorativo diventa inutile, un problema, qualcosa da tener il più possibile lontano. Ecco allora che si cerca disperatamente di mantenersi giovani., attivi e seducenti perché altrimenti si è esclusi . Questi sono i valori promossi dai mass media. Ciò dimostra una superficialità generalizzata ed una paura d’invecchiare. La vita è un ciclo naturale dove si susseguono le stagione. Ogni stagione ha le sue caratteristiche e le sue specificità: le ciliegie ci sono in primavera, come le castagne in autunno. La vecchiaia non è altro che una stagione di colori autunnali che segue a quella dell’estate.

Se dovesse auspicare sul piano sociologico delle tendenze di evoluzione, quali sarebbero e quali strumenti adotterebbe affinchè le stesse possano essere favorite?

Gli anziani sono la nostra memoria, i giovani sono il nostro futuro. Favorire processi di comunicazione e relazione vera fra anziani e giovani è sicuramente un aspetto positivo che può portare dei benefici per la nostra società.
Spetta a ciascuno di noi impegnarsi in questo, a non dimenticare quelli che sono i veri valori della vita e ad avere cura e rispetto delle persone più fragili.

Infine un’ultima curiosità sul suo rapporto con il web e le nuove tecnologie che hanno rappresentato senza dubbio uno stravolgimento nell’ambito dei rapporti umani tra soggetti. Lei vive la ICT come una opportunità o come un limite?

Le nuove tecnologie incrementano le potenzialità nel ricercare, raccogliere, trasmettere le informazioni e ma non sempre sono migliorative dal punto di vista delle relazioni . Sembra un paradosso dal momento che oggi si stanno sviluppando sempre più sistemi di comunicazione interattiva, facciamo tutti parte di una grande rete. Il progresso tecnologico va avanti lo dice anche la parola stessa, è un processo irreversibile e auspicabile ma ribadisco l’importanza di non perdere mai di vista i rapporti umani, la relazione che non può costruirsi su sms o inviando e-mail ma si basa solo avendo un coinvolgimento emozionale e sensoriale con l’altro. Se riusciamo a considerare le nuove tecnologie non come il messaggio ma semplicemente come media, come facilitatori senza perdere di vista il vero significato delle relazioni, allora le potenzialità strumentali non possono che essere considerate positivamente.


Nel salutarla e con l’auspicio di ricevere contributi qualificati ed approfonditi, terzaeta.com la ringrazia per la disponibilità e per l’opportunità che offre, grazie alla sua qualifica, a tutti gli utenti.

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