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IL PIANO DI AZIONE A FAVORE DEGLI ANZIANI

 

Nel 2001 in Emilia-Romagna le persone con più di 65 anni sono state 897 mila: quasi il doppio dei 470 mila bambini e dei ragazzi  fino a 14 anni. Un rapporto quasi 1 a 2 che, stando alle previsioni, continuerà anche nei prossimi anni. Nel 2005 ci saranno infatti oltre 938 mila ultrassessantacinquenni per circa 503 mila "under 14", mentre nel 2010 i due gruppi di popolazione saranno rispettivamente 979 mila e 535 mila.  

 

L'invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei fenomeni più rilevanti con cui anche l'Emilia-Romagna, al pari della gran parte dei paesi sviluppati, dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Un fenomeno dalle molteplici implicazioni di tipo sociale, culturale ed economico, rispetto alle quali la Regione Emilia-Romagna già nel 2000 ha avviato una riflessione che ha portato all'elaborazione di un Piano di azione a favore degli anziani che oggi a Bologna viene presentato per la prima volta. L'obiettivo è arrivare, attraverso un ampio confronto con Province, Comuni, ma più in generale con tutto il sistema del no-profit, del sindacato e delle categorie produttive, ad un Piano condiviso da presentare in Consiglio regionale. Le indicazioni contenute nel Piano saranno recepite innanzi tutto nella programmazione regionale ma dovranno anche indirizzare quella comunale e provinciale.

  

Il Piano di azione a favore degli anziani propone un forte ripensamento dell'attuale modello di welfare, fondato esclusivamente sulla rete dei servizi socio-sanitari. Al suo posto si dovrà progressivamente costruire un sistema fondato su una forte integrazione di tutte le politiche di settore (casa, mobilità, urbanistica, cultura, sport, turismo, formazione, nuove tecnologie e naturalmente sanità e politiche sociali), tutte allo stesso modo chiamate in causa dal processo di invecchiamento della popolazione.

  

IL SOSTEGNO ALLA DOMICILIARITÀ: DAGLI ALLOGGI CON SERVIZI AGLI ASSEGNI DI CURA

  

Il sostegno alla domiciliarità è una delle opzioni strategiche del Piano. L'obiettivo è favorire il più a lungo possibile l'autonomia dell'anziano, il mantenimento del proprio ambiente di vita e la libertà di scelta. Le politiche abitative sono tra le prime ad essere chiamate in causa, sia attraverso programmi di recupero e adeguamento del patrimonio edilizio per renderlo più funzionale alle esigenze di questa fascia di popolazione, che con lo sviluppo di un vasto programma di "alloggi con servizi" ovvero abitazioni indipendenti dotate di ausili per la terza età. Il primo intervento specifico in questa direzione è già stato avviato con un contributo regionale di circa 33 miliardi di vecchie lire che serviranno a realizzare 331 alloggi da parte cooperative, imprese, A.C.E.R. e comuni in tutta la regione (122 provincia di Bologna, 15 in quella di Forlì-Cesena, 14 a Ferrara, 50 a Modena, 19 a Piacenza, 47a Parma , 45 a Ravenna, 19 a Reggio Emilia. Precedentemente la Regione aveva realizzato altri due programmi di alloggi destinati ad anziani, ma senza particolari caratteristiche costruttive per complessive 997 abitazioni.

Il Piano prevede anche iniziative per promuovere la mobilità abitativa negli alloggi ERP così da permettere ad esempio il riavvicinamento tra genitori anziani e figli; forme di portierato sociale; interventi di sostegno economico per l'affitto e per l'abbattimento delle barriere architettoniche.

Altrettanto importanti sono gli interventi da avviare a sostegno della domiciliarità in campo socio-sanitario.

Attualmente in Emilia-Romagna ci sono 331 tra Case protette e RSA per un totale di 13.871 posti e un'utenza complessiva nel 2001 di oltre 21 mila persone.

Il Piano di azione punta non tanto all'ulteriore potenziamento di queste  strutture residenziali, tradizionalmente destinate alle persone non autosufficienti, quanto alla loro qualificazione e personalizzazione. Allo stesso tempo si intende lavorare sull'ampliamento dei Centri diurni (nel 2001 165 per un totale di 2071 posti e oltre 2.700 utenti) e di altri servizi innovativi e flessibili che permettano all'anziano di vivere nel proprio ambiente domestico. L' assistenza domiciliare integrata rappresenta già oggi uno strumento per garantire continuità assistenziale entro il proprio ambiente di vita a pazienti di ogni età, ma ovviamente in misura crescente ad anziani (su oltre 55 mila persone che nel 2001 hanno ricevuto almeno un episodio di cura a domicilio il 50% ha più di 80 anni). Nella stessa direzione vanno le iniziative di sostegno al lavoro di cura delle famiglie che la Regione ha avviato già da alcuni. Prima fra tutte l'assegno di cura per chi assiste direttamente un anziano non autosufficiente, destinato a connotarsi sempre più come opportunità alternativa all'istituzionalizzazione. Nel 2001 hanno usufruito dell'assegno di cura 11.508 anziani con una spesa di quasi 16 milioni di euro.

Tra le iniziative a sostegno della domiciliarità va considerato anche il servizio di telesoccorso che interessa già 120-130 Comuni, specialmente nelle zone di montagna e quasi 3 mila utenti collegati. Il Piano prevede anche il potenziamento di altri strumenti. Dalla formazione per chi assiste anziani a domicilio (parenti, ma anche "assistenti famigliari"), agli incentivi sul piano economico, quali, ad esempio, meccanismi di copertura ai fini pensionistici dei periodi che un famigliare decide di dedicare alla cura di un proprio caro rinunciando temporaneamente al lavoro).

  

IL FONDO REGIONALE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

  

Nonostante il contributo del sistema sanitario regionale che garantisce i livelli essenziali di assistenza, i contributi che i comuni concedono come concorso al costo delle prestazioni, le ulteriori risorse che provengono da altri soggetti pubblici e del privato sociale, agli anziani e alle loro famiglie è ormai richiesto un onere per il pagamento dei servizi per la non autosufficienza molto elevato. Quello della non autosufficienza è inoltre un settore che sempre più avrà bisogno di investimenti ingenti per sostenere servizi innovativi (quali appunto gli alloggi con servizi). Da qui la decisione della Regione di costituire un "Fondo per gli anziani non autosufficienti". Il fondo dovrebbe essere alimentato da risorse pubbliche e servire a garantire, su base universalistica e egualitaria, l'accesso degli anziani non autosufficienti all'intera gamma di servizi. L'attuazione del progetto è tuttavia al momento subordinata allo sblocco della fiscalità regionale e all'avvio di un vero federalismo fiscale.

  

UN AMBIENTE URBANO ACCOGLIENTE E ACCESSIBILE, PER TUTTE LE ETà

  

Il Piano di azione punta molto sugli interventi in campo urbanistico, nella mobilità e nei trasporti. Per rendere le nostre città più vivibili per tutti. A partire dagli anziani. I temi sono molteplici: accessibilità dei servizi primari, un efficiente sistema di trasporto pubblico (servizi a chiamata, linee dedicate, politiche tariffarie mirate, potenziamento dei servizi di taxi e auto a noleggio, abbattimento delle barriere architettoniche) un'efficace distribuzione dei servizi commerciali (mantenimento dei servizi di prossimità anche per garantire sicurezza e vivibilità delle aree urbane; potenziamento dei servizi polifunzionali nelle aree di montagna, potenziamento del commercio elettronico).

  

UNA VITA PIù LUNGA, MA ANCHE PIù RICCA DI INTERESSI

  

Gli addetti ai lavori la chiamano "Longlife learning" ed è l'educazione permanente lungo l'intero arco di una vita. È uno degli strumenti concreti che il Piano di azione individua per favorire una vecchiaia attiva e di elevata qualità. Le opzioni in campo sono molteplici e prevedono anche la promozione di forme volontariato civile e di tutela sociale che gli anziani potrebbero svolgere mantenendo così un ruolo partecipe nella società. Già oggi l'Emilia-Romagna offre comunque un panorama piuttosto articolato che vede in primo piano la rete diffusa di Università per la terza età (39 nell'anno 2001-2002 con circa 23.404 utenti, il 27% dei quali con più di 60 anni di età) e i Centri sociali per anziani (nel 2001 260 con 126.250 componenti).

Sul versante più propriamente culturale il Piano punta a potenziare attività di "invito alla lettura", di alfabetizzazione informatica, percorsi museali ad hoc, promozione degli spettacoli dal vivo. Mentre per migliorare la fruizione dell'offerta turistica la strada indicata è quella di un progressivo superamento del tradizionale "turismo sociale" (in bassa stagione, a basso costo e spesso con forme di sostegno pubblico) per arrivare a un nuovo approccio in grado di sfruttare appieno le potenzialità di questo mercato in crescita.

  

LA SICUREZZA

  

Gli anziani possono essere un importante strumento di promozione della sicurezza e di rafforzamento del controllo sociale. Associazioni di anziani possono ad esempio gestire i parchi pubblici, ma anche sostare davanti alle scuole all'uscita dei bambini e rivitalizzare luoghi abbandonati. Allo stesso tempo però gli anziani possono essere tra le prime vittime della criminalità urbana. Il Piano prevede a questo riguardo programmi d’aiuto alle vittime e centri di sostegno. All'interno del Progetto "Città sicure" viene prevista anche una specifica attività di monitoraggio dei problemi legati alla sicurezza della popolazione anziana.

  

LE NUOVE TECNOLOGIE

 

Le nuo ve tecnologie come strumento di autonomia. Da qui le proposte del Piano: programmi di alfabetizzazione informatica, incentivi per la diffusione dei computer nelle famiglie, sviluppo delle nuove tecnologie in campo sanitario a partire dalla telemedicina e dal telesoccorso.

  

COME  STA CAMBIANDO LA SOCIETà EMILIANO-ROMAGNOLA

  

Non si tratta solo di una questione di numeri. La società emiliano-romagnola sta cambiando profondamente anche da un punto di vista qualitativo. Accanto alla progressiva femminilizzazione della popolazione anziana (oltre i 2/3 degli over 65 è composto da donne) e al progressivo aumento dei grandi vecchi (cioè gli ultraottantenni che nel 2001 erano oltre 236 mila, nel 2005 saranno 275 mila e nel 2010 322 mila), occorre tenere conto delle modifiche delle strutture famigliari (sempre più famiglie unipersonali, per circa 2/3 composte da persone con più di 60 anni), dell'aumento della instabilità delle unioni famigliari, della riduzione del tasso di nuzialità, dell'aumento del celibato e del nubilato nella fascia 30-49 anni. Tutto ciò pone problemi per il futuro anche prossimo per quanto riguarda le attività di cura, la tenuta di un tessuto sociale fondato sulla solidarietà e sulla sussidiarietà.

   

 

  (03/12/2002)

 

  

  

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