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REGIONI – GOVERNO: SULLA SANITÀ DELEGHE SOLO DI POTERI MA NON DI AVERI

 

Case di riposo, assistenza domiciliare, prevenzione e sanità territoriali. Su questi temi si gioca la partita tra Stato e Regioni in un settore, quello sanitario, che ha i nervi scoperti nella riduzione dei fondi stanziati dalla Finanziaria e nella mancanza di controllo sulle prestazioni. L’argomento è stato al centro del tavolo di confronto tra le regioni e il Governo, nell’ambito del IV Congresso di Ageing Society che si conclude oggi al Palazzo dei Congressi di Roma.

 

“La sanità italiana è malata perché le risorse che il paese Italia destina a questo settore sono tra i più bassi d’Europa – è l’amara analisi di Mario Falconi, Segretario Nazionale della F.I.M.M.G. – inoltre le condizioni di servizio sanitario non sono garantite allo stesso modo dappertutto”.

 

Per il Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Cosimo Ventucci, invece, “le regioni sono troppo giovani, hanno poca dimestichezza istituzionale per svolgere certi compiti. La devolution rischia di essere troppo violenta e di trovarle impreparate.”

           

I rappresentanti degli enti locali intervenuti alla Conferenza hanno rivendicato la validità dei loro Piani Sanitari, anche se hanno lasciato quasi vuote alcune caselle importanti come quella della edilizia pubblica per anziani. “La spesa per l’assistenza domiciliare è stata incrementata dall’1 al 6% - ha detto Domico Gramazio, Presidente dell’Agenzia Sanità Pubblica del Lazio - perché vogliamo ridurre il ricorso alle case di cura lager ”.

           

E ci sono anche casi come la Toscana, che vanta due singolari primati: è la prima regione dopo la Liguria per numero di anziani nella popolazione, ma registra anche uno dei migliori livelli di vita. “Abbiamo trasformato il problema della Sanità in una questione di salute e benessere” – afferma Lucia Franchini, Consigliere Regionale toscano. “Abbiamo ridimensionato gli ospedali rafforzando le residenze per gli anziani, promosso l’autoprevenzione che riduce gli incidenti domestici. Inoltre veniamo maggiormente incontro alle esigenze dei cittadini riducendo la centralizzazione del servizio. Stiamo creando delle società per orientare il settore sanitario in modo più radicato nel territorio, formati da medici di base, ospedalieri, operatori del terziario, e rappresentanti di Comuni e Provincia: i soggetti effettivi del servizio sanitario.

           

Alla fine, il problema di fondo è quello dei soldi che la Finanziaria non ha stanziato. Questo tema di scontro tra Regioni e Governo è stato risollevato a gran voce da Gaia Grossi, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Umbria (regione che con la Toscana vanta il pareggio di bilancio nella Sanità). “Per i prossimi anni – ha affermato - la Finanziaria prevede un taglio al Fondo Sociale Nazionale del 21%, ovvero più di un quinto delle risorse attuali. Lo Stato non può trasferire  poteri e competenze che non siano accompagnati da adeguati stanziamenti. Ultimamente ha delegato alle Regioni la gestione degli invalidi pubblici senza destinare neanche un soldo”.

 

 

 

   

  

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