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 NIZZARDO: "STRUTTURE PER ANZIANI VERSO 

LA CHIUSURA O L'ESTINZIONE"

 

Da diversi anni oramai il mondo del sociale è in piena fibrillazione perché, a fronte di risorse oramai finite, ci troviamo ad avere nuove richieste di servizi da parte delle persone in condizioni di bisogno e problemi a valenza radicalmente evolutiva che stanno assumendo una natura veramente dirompente.

Basta a tal proposito guardare al mondo degli anziani. L'Italia è il paese, secondo i dati ONU, più vecchio del mondo, con il 24,5% dei residenti appartenenti alla categoria degli over 60. L'Italia è anche il paese che, in Europa, ha tra i più bassi indici di strutture residenziali ed al tempo stesso è tra quelli con il minor numero di persone anziane seguite in assistenza domiciliare. Il tutto senza dimenticare che ogni anno si registrano, nel nostro paese, 150 mila nuovi casi di demenza tra la popolazione over 65.

A fronte di tutto questo e di moltissime altre implicanze e conseguenze bisogna veramente pensare a qualcosa di nuovo.

Il Ministro della salute Girolamo Sirchia sta elaborando una proposta di legge per la costituzione di un "fondo anziani" per le persone non autosufficienti.

Proposta certamente significativa ma, che a mio avviso, non sarà sufficiente a risolvere il problema, soprattutto se riferito alle persone anziane accolte nelle strutture residenziali.

Gli anziani di dieci anni fa, accolti nelle Case di Riposo, sono radicalmente cambiati rispetto agli anziani attuali e quelli del 2010 saranno ancora più marcatamente diversi.

Con la chiusura o riconversione, poi, dei posti letto ospedalieri, le Case di Riposo in Italia sono tutte entrate "in emergenza" poiché non sono più in grado, con standard di personale obsoleti e con risorse irrisorie a garantire idonei livelli di assistenza e di qualità per questa nuova tipologia di anziani (basti pensare che un anziano in ospedale costa alla comunità circa 620 euro al giorno, mentre in struttura per anziani, sempre per la comunità, costa di media 25 euro al giorno).

Il problema si amplifica ulteriormente per il contesto delle strutture residenziali pubbliche (Case di Riposo Comunali o Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza - IPAB), ancorate a vecchi modelli ma soprattutto ad una serie di lacci e laccioli di natura burocratica, che ne limitano la competitività e la flessibilità in un contesto sempre più, ed in maniera sacrosanta, orientato al mercato.

Con la legge di riforma delle Ipab al palo in tutte le regioni, e con le regole che sono uscite o stanno per uscire in materia di "accreditamento", tutte le strutture pubbliche saranno destinate ad un inevitabile destino: la chiusura e l'estinzione, cioè la morte.

Per questo bisogna fare qualcosa e farlo subito senza attendere il 2030, quando il numero delle persone anziane avrà superato il numero delle persone in attività lavorativa (come recentemente riferito dal Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio) e le IPAB (rispetto a quello che erano sino a poco tempo fa) apparterranno ad un triste passato fatto di occasioni mancate e di potenzialità non utilizzate.

Alla luce di quanto sopra e da un attento esame delle vigente legislazione nazionale in materia, con particolare riferimento alla legge di riforma dell'assistenza n° 328 del 2000 ed a tutto quanto previsto in materia di ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale) una possibile soluzione al problema delle Ipab passa, a mio avviso, attraverso un incrocio sinergico con il contesto del Terzo Settore.

E mi spiego.

Le Ipab potranno restare pubbliche o non so che cosa. Ma ciò non ha importanza dal mio punto di vista, quello che è certo è che potrebbero da subito esternalizzare tutti i loro servizi (assistenziali, sanitari, amministrativi, generali, ecc) a soggetti appartenenti al mondo della cooperazione singola o sottoforma di consorzi (Onlus) secondo il principio dell'outsourcing ampiamente sviluppato nel mondo dell'imprenditoria privata a livello nazionale ed a livello europeo.

Ciò comporterebbe indubbi benefici in termini di contenimento dei costi (Irap meno circa il 4%; costi malattie e maternità recuperati quasi per intero quando ora sono un costo pieno e totale a carico delle ipab e quindi delle rette; recupero dell'Iva che, da sempre, rappresenta un'inutile e gravoso balzello; finanziamenti specifici per la formazione e sviluppo; flessibilità organizzativa; eliminazione della burocrazia; appartenenza comunque ad un "vero sociale" certamente più funzionale e meno macchinoso; possibili interventi con finanziamenti agevolati sulle singole realtà, contabilità privatistica e non più pubblicistica risalente ancora al 1890, ecc. ecc.) e quindi parallelamente interventi più significativi e mirati sui temi della salute e della qualità.

Ai nostri anziani e loro famigliari l'essere pubblici o essere privati, l'essere Ipab o essere cooperativa, l'essere bianchi o essere neri, non interessa assolutamente nulla. Ciò che è importante per loro è che gli anziani siano ben seguiti e che le rette siano il più possibile contenute.

Pericoli per il pubblico non ce ne sono di alcun genere se vengono attivati idonei e qualificati meccanismi di controllo e monitoraggio dei servizi.

Ai Consigli di amministrazione delle Ipab potrebbero restare, infatti, tutte le prerogative e le funzioni in materia di indirizzo, programmazione e controllo, come ora delineate dalle vigenti leggi; al soggetto che entra in sinergia con l'Ipab tutti gli aspetti di natura gestionale.

Contenimento dei costi ed elevazione dei livelli di qualità sono le due frasi chiave che a mio avviso possono sostenere e dare sviluppo a questa proposta.

Il tutto con la piena e totale consapevolezza che ai lavoratori, che, dal settore pubblico, transitassero nel contesto della cooperazione dovrebbero essere garantiti, come previsto per legge (articolo 31 del decreto legislativo n°165 del 2001 ed integrativi aziendali), il mantenimento dello stato giuridico ed economico in essere per tutta la durata dell'esternalizzazione del servizio.

Questa è solo una proposta, una delle tante che possono essere messe nel tappeto per affrontare e possibilmente risolvere il grave problema degli anziani non autonomi accolti nelle strutture residenziali pubbliche.

  

  

Gianfranco Nizzardo

componente Consiglio Esecutivo Ansdipp

ed Executive Board Member of E.D.E.

 

   

  

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