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FARMACI, GETTATE UN MILIARDO DI PILLOLE

 

Oltre un milione e mezzo d'italiani "colleziona" sciroppi, aspirine, una valanga di pillole e medicine. Se le fa prescrivere, non le utilizza o le usa solo in parte, le custodisce nell'armadietto e se le dimentica per anni. Un miliardo di pillole e preparati vari, che finisce in discarica. I farmaci non consumati che finiscono nella spazzatura costano ogni anno allo Stato più di 650 milioni di euro.

È il quadro che emerge da uno studio del Dipartimento economico dell'Osservatorio sulla terza età, Ageing Society, che ha intervistato circa 300 famiglie di tutta la penisola e ha concluso che l'atteggiamento degli italiani verso l'uso e l'abuso dei farmaci è decisamente "leggero".

 

Dalla ricerca risulta che il 92% delle famiglie italiane conserva medicinali in casa, il 9% ne ha una scorta che supera le 20 confezioni, il 65% ne conserva almeno 10 e il 26% un numero compreso tra 10 e 20. E se il 98% del campione sostiene di leggere personalmente le istruzioni prima di prendere un farmaco, il controllo della scadenza viene eseguito con meno scrupolo. Il 61,4%, infatti, dice di farlo "quando capita", il 9,6% con cadenza annuale e il 29% ogni 6 mesi.

 

Ci sono, poi, gli errori di conservazione delle confezioni: il 64,3% degli italiani, soprattutto per pigrizia, non inserisce i prodotti negli appositi contenitori. "Un danno ambientale enorme", commenta l'osservatorio, se si pensa che in un anno il 96% degli intervistati elimina mediamente almeno 10 confezioni di medicine, il 3,3% tra le 10 e le 20 e lo 0,7% si disfa di 20 scatole. Nel momento in cui i farmaci finiscono nella spazzatura, il 54,3% delle confezioni contiene ancora da uno a tre medicinali, il 25,% ne contiene almeno cinque e il restante 20,4% oltre sette.

 

Stime "molto prudenti", sottolinea la nota, che tuttavia consentono di ipotizzare che le compresse (o i quantitativi riconducibili a compresse) eliminate ogni anno da ciascuna delle 21,3 milioni di famiglie italiana sono quantificabili in 47 unità. Incrociando i dati raccolti con quelli dell'Istat, quindi, l'osservatorio conclude: "La spesa farmaceutica che grava sul bilancio del Sistema sanitario nazionale (Ssn) ammonta a circa 9 miliardi di euro per anno, mentre le compresse dispensate in farmacie e ospedali sono circa 14 miliardi, di cui circa uno buttato. E, considerando che il costo medio di ogni compressa è di 0,65 euro, lo spreco o residuo terapeutico di farmaci che non vengono utilizzati costa allo Stato 650 milioni di euro (più o meno 1.260 miliardi di vecchie lire), che potrebbero essere risparmiati in quota a parte e utilizzate per altri scopi, ad esempio in ricerca scientifica".

 

Sul fenomeno prende posizione l'Osservatorio sulla terza età, e chiede al Ministro per la Salute, Girolamo Sirchia, di intervenire al più presto. "La prima cosa che si potrebbe fare" - afferma il segretario generale di Ageing Society, Roberto Messina - "è una campagna di sensibilizzazione per un uso consapevole delle medicine. L'altro aspetto riguarda la riduzione di 1 o 2 compresse per ogni confezione di farmaci per le patologie acute, mentre bisognerebbe aumentare considerevolmente la quantità per le patologie croniche". "In questa maniera" - sostiene Messina - "da un lato si abbattono gli sprechi o residui terapeutici e dall'altro si ammortizza al meglio il packaging. Un sistema che permetterebbe di risparmiare una quota parte dei 650 mln di euro, fermo restando che bisogna attivare al più presto le tanto discusse confezioni start ed ottimali per le patologie croniche. Ovviamente - conclude Messina - su questi temi occorre ritrovare un giusto e indispensabile dialogo con le industrie farmaceutiche garantendo loro certezze negli investimenti programmati e da programmare".

 

Il Presidente del Dipartimento economico dell'Osservatorio, Prof. Andrea Monorchio, invece, rilancia la proposta avanzata da Ageing Society sull'introduzione della "ricetta elettronica" per controllare la spesa farmaceutica e tracciare finalmente il percorso dei 422 milioni di ricette. L'idea è quella di dotare gli italiani di una card con micro-cip, in sostituzione della tessera asl, e di installare nei 74 mila studi medici e nelle 14 mila farmacie un pos speciale per la lettura. "Attraverso i codici assegnati ai medici, sia essi di famiglia, pediatri che specialisti - afferma Monorchio - si conoscerà in tempo reale il prescrittore e si potrà monitorare gli acquisti individuali delle medicine. L'investimento iniziale, in linea con le strategie del Governo di informatizzare il paese, - assicura Monorchio - potrà essere recuperato in tempi molto brevi grazie ai risparmi ottenuti".

 

     

Marco Fasolino

  (23/2/2003)

 

    

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