Home > Servizi > Anziani più in salute al Nord

 

IL PROFESSOR MARIGLIANO: L’AZIONE DEL VOLONTARIATO È IMPORTANTE, LA SOLITUDINE UCCIDE PIÙ DELLA MALATTIA

 

 

L’approccio multidimensionale, la teleassistenza e nuovi assetti organizzativi sanitari sul territorio per una migliore prevenzione della disabilità della persona anziana con conseguente abbattimento della spesa sanitaria per l’assistenza hanno tenuto banco al convegno sul tema “L’integrazione tra il volontariato e l’istituzione per la gestione dell’anziano fragile e della sua disabilità” organizzato a Roma qualche giorno fa dal Comitato Italiano per i Diritti degli Anziani (COMIDAN). Otre al professor Vincenzo Marigliano, presidente del COMIDAN e direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento dell’Università “La Sapienza” di Roma, hanno vivacizzato il dibattito altri docenti universitari: geriatri (Cacciafesta, Fini), sociologi (Bernardini, Campedelli), il professor Cagiano de Azvedo (demografia e statistica) e personalità rappresentative del mondo del volontariato: CARITAS, FIVOL, Forum del Terzo Settore. Al professor Marigliano abbiamo posto alcune domande sulle problematiche oggetto del Convegno. 

 

Professor Marigliano, che cosa s’intende per anziano fragile?

Rispetto all’anziano sano, che  finché resta sano si differenzia da un giovane sano soltanto per una relativa lentezza di esecuzione (parliamo di appena un centesimo di secondo), l’anziano fragile si sente stanco sin dal mattino, mangia controvoglia, tende a dimagrire. Inoltre è lievemente depresso, non ha una spinta vitale quando arriva la malattia e soffre di qualche piccola disabilità che tuttavia non lo rende completamente dipendente dagli altri. Da quando l’anziano entra in questa fase, la sua aspettativa di vita non supera i due anni. La disabilità è un incidente della malattia: l’ictus, ad esempio; oppure la degenerazione di un diabete, di un’ipertensione non curati... Il 14% degli ultrasessantacinquenni ha almeno una disabilità. Una percentuale di anziani compresa tra il 20 al 25% degli ultrasettantenni rientra tra i soggetti  fragili o a rischio di fragilità. Per gli over 85 tale percentuale sale al 35%”. 

 

Per il futuro la situazione è destinata a peggiorare?

Non direi. In questo caso si può essere ottimisti, il numero dei disabili può essere per il futuro drasticamente ridotto a condizione che si mettano in atto adeguati interventi sanitari. La prevenzione rientra negli obiettivi di noi geriatri. Oggi peraltro la medicina non è soltanto terapeutica, riabilitativa e preventiva. E’ anche predittiva, cioè per ogni soggetto è in grado di scoprire sin dalla giovane età le tendenze patologiche valutando il rischio che tale soggetto ha di contrarre certe malattie. E poi a questa medicina già così aggressiva e vincente contro la malattia, vanno affiancate da un lato la formazione permanente degli operatori e dall’altro una vera e propria educazione sanitaria del cittadino che porti a formulazioni scientificamente fondate dei modelli di comportamento e dei messaggi provenienti dai mass media e dalla pubblicità”.  

 

Quale forma istituzionale di assistenza viene oggi offerta all’anziano fragile?

Nel nostro sistema c’è attualmente l’ospedale per acuti in cui normalmente mancano molte divisioni geriatriche. Con l’aumentare della popolazione anziana, l’organizzazione dell’assistenza sanitaria dev’essere per lo meno rielaborata…”.

 

Si riferisce ad un nuovo modello organizzativo di assistenza sanitaria?

Molte delle patologie che vengono relegate ad una lungodegenza possono essere trattate a casa del paziente. A costi notevolmente inferiori il disabile anziano può essere riabilitato e assistito a domicilio. A mio parere in ogni grande ospedale occorre la presenza di una divisione per acuti di geriatria che coordini sul territorio le attività di ospedalizzazione domiciliare, di assistenza domiciliare con l’ausilio della teleassistenza e in stretta collaborazione con le Unità di valutazione. Anche i medici di famiglia avendo molti anziani come pazienti devono tra l’altro aggiornare le loro competenze”. 

 

E il volontariato, che ruolo dovrebbe assumere nella possibile prevenzione e gestione della disabilità dell’anziano?

Il volontariato ha un ruolo fondamentale: quello di sostegno psicologico, di dare uno stimolo alla vita, di dare compagnia alla persona sola, di aiutare il disabile nei piccoli  grandi gesti quotidiani nei momenti più acuti di disabilità. Va altresì sottolineato che il volontario non può sostituirsi al medico, al geriatra, allo psicologo, al sociologo. Il volontario ha un altro compito: è una persona che deve dare amore, sostenere l’umore dell’anziano attraverso la condivisione delle sue difficoltà e di parte della sua esistenza. Guardi che non è affatto un ruolo marginale o di secondaria importanza. Della compagnia gli anziani hanno estremamente bisogno. Perché la solitudine uccide più della malattia”.

 

 

 

Paolo Gatto

(23/6/2003)

 

    

 

| Home | Chat | Forum | Disclaimer | Staff e Collaboratori |

 

| Informazioni | Disfunzioni | Pubblicità | Redazione |

 

 

 

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

Anziani più in salute al Nord

 

  

Sirchia: una dentiera agli anziani bisognosi

 

 

Sanità: salute per tutti tagliando gli sprechi

 

 

Sirchia: ecco il nuovo piano sanitario nazionale

 

 

Sanità: pagelle agli ospedali

 

 

Servizi Sociali senza età

 

 

L'assistenza agli anziani in Italia e in Europa

 

  

Anziani soli nella giungla dei servizi

 

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati