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Maglia nera, anzi nerissima, nella classifica europea
dell’assistenza domiciliare agli anziani oltre i 65 anni.
L’attribuisce all’Italia una ricerca in undici Paesi
della Comunità condotta dall’Università Sacro Cuore di
Roma per conto della Commissione Europea. Secondo la
ricerca, il nostro sistema sanitario riesce ad assistere a
domicilio meno dell’1% degli over 65, per l’esattezza lo
0,9. Peggio di tutti e di gran lunga. Il dato più basso,
dopo quello dell’Italia è il 6% della Cecoslovacchia. La
Francia supera l’8%, la Germania il 10%, l’Inghilterra e
i Paesi scandinavi addirittura
il 20%.
Ne
ha dato notizia al congresso della Società Italiana di
Gerontologia e Geriatria che si è svolto a Firenze, il responsabile
della ricerca, il professor Roberto Bernabei. “Si
tratta”, ha spiegato, “di uno studio durato tre anni,
realizzato per il Quinto Programma Quadro della Commissione
con lo scopo di capire le differenti caratteristiche di
ciascun sistema e di individuare il migliore. Presenteremo i
risultati completi a Bruxelles nelle prossime settimane. Lo
studio dovrebbe inoltre essere presto pubblicato dalla
rivista scientifica Lancet”.
La popolazione europea, ha ricordato il professore, sta invecchiando a
ritmi sostenuti in tutto l’Occidente, un fenomeno che
riguarda in particolare l’Italia, ormai, notoriamente, il
Paese più vecchio del mondo con circa un quarto della
popolazione oltre i 65 anni.
In una società con molti anziani un efficiente servizio di assistenza
domiciliare diventa strategico almeno per tre motivi:
garantisce sorveglianza e aiuto a persone rese fragili
dall’età; le fa sentire meno sole (l’isolamento è uno
dei drammi della vecchiaia); consente risparmi
sensibilissimi al sistema.
“In
Italia”, ha aggiunto Bernabei, “si preferisce di gran
lunga ricoverare gli anziani in ospedale. Ma un solo giorno
di degenza costa oltre cinquecento euro, mentre con
l’assistenza a domicilio non si superano i cinquanta. Una
differenza di uno a dieci che pesa enormemente sul bilancio
di un sistema sanitario. Una diversa organizzazione con
sentirà di risparmiare miliardi di euro oltretutto
garantendo più efficienza”.
La
ricerca non ignora che il sistema assistenziale di ciascun
Paese rispecchia cultura e costumi locali. La graduatoria
dell’Italia si spiega dunque anche con la forte diffusione
del volontariato, che supplisce alle carenze dello Stato, e
con quel che resta della vocazione assistenziale delle
famiglie.
“Il
peso ricade principalmente sulle donne”, ha detto il
professore, “Ma questo modello ha esaurito le risorse.
Anche in Italia prevale la famiglia mononucleare e le donne,
che lavorano ormai tutte fuori casa, non sono più
disponibili per fare da balia agli anziani. Dunque tocca
allo Stato attrezzarsi per intervenire”.
(3/11/2003)
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