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SEMPRE MENO FIGLI, SEMPRE PIÙ CENTENARI. COME GARANTIRE CURE E ASSISTENZA A UNA POPOLAZIONE COSÌ ANZIANA? 

 

Esiste un’età in cui diventa “giusto” morire? Con tutta la sua carica drammatica, la domanda ha attraversato il 48° congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) che si è tenuto a Firenze dal 27 al 31 ottobre 2003, lasciando intravedere d’un colpo scenari da fantascienza nera in cui, per sopravvivere, dovremo disfarci dell’esercito crescente di centenari disabili e malati, figlio di un sistema tanto opulento quanto egoista e imprevidente.

 

“È un problema che sarà sempre più presente con l’arrivo a età avanzatissime di schiere sempre più folte di persone”, ha detto il demografo Antonio Golini (Università La Sapienza, Roma), inaugurando il congresso con una relazione fitta di cifre e di considerazioni scomode, ma terribilmente realistiche. “Siamo qui”, ha aggiunto il professor Giulio Masotti, presidente della SIGG, “proprio per suggerire i rimedi alla politica e alle strutture sanitarie”.

 

Il titolo della relazione di Golini, “L’invecchiamento della popolazione in Italia: una sfida per il Paese e un laboratorio per il mondo” lascia del resto bene intendere la dimensione dell’emergenza, soprattutto considerato che l’Italia è già oggi il più vecchio tra i paesi occidentali, ospitando sia la più alta proporzione di ultrasessantenni (24,3% della popolazione nel 2001), sia quella più bassa di giovani con meno di 15 anni (15,1% nel 2003).

 

Grazie al benessere e alla scienza, anche in Italia si vive mediamente di più (oltre 76 anni i maschi, oltre 82 le donne), ma in quali condizioni? Golini ha fatto questi semplici conti: se la vita media arriverà rispettivamente a 84 e a 90 anni, gli ultra novantenni aumenteranno al tasso elevatissimo del 3,91% all’anno. Nel 2051, le sole donne di questa fascia di età saranno 1,746 milioni dalle attuali 276 mila. E molte moriranno ultracentenarie. 

 

Ma come reggere un impatto simile, in termini di assistenza, cure, strutture, se già oggi il sistema è alle corde? Nell’Italia del dopoguerra c’erano 5,5 adulti fra 50 e 65 anni per ogni anziano con più 75 anni; nell’Italia che non fa più figli sono ormai ridotti a 2,3 e nel 2051 saranno meno di 1. Per allora l’ONU ci accredita un saldo di 800 mila morti all’anno contro 276 mila nati. Chi assisterà i vecchi? Chi pagherà le loro pensioni?

 

È a questo punto, ha detto Golini, che “potrebbe diventare sempre più frequente mettere la morte sul piatto della bilancia, soprattutto se sull’altro piatto ci sono sofferenze fisiche e psichiche immani, o un disfacimento progressivo del corpo e della mente. Magari non si tratterà di far morire, ma di lasciar morire”.

 

Questioni delicatissime, che già oggi si pongono per le malattie inguaribili, affrontate peraltro anche dal cosiddetto “testamento biologico” all’esame del Comitato Nazionale di Bioetica. Nel futuro abitato da ultracentenari prospettato dai demografi, il problema posto da Golini può forse apparire crudele, ma in mancanza di serie alternative si tratterà proprio di scegliere “se, quando, come e da chi individuare un’età o una condizione alla quale ritenere “giusto” morire”. 

 

Bisognerà anche capire meglio il processo che porta alla morte, dunque statistici e demografi dovranno attrezzarsi anche per aiutare l’impostazione di politiche sociali e sanitarie adeguate. “Ad esempio”, ha detto il professore, “sappiamo molto poco delle condizioni sociali e sanitarie in cui si trovano molti ultracentenari nei 6 o 12 mesi che precedono la morte. Ne’ abbiamo informazioni sufficienti sulla supermortalità di anziani e vecchi della scorsa estate, probabilmente dovuta all’eccezionale canicola. Per i demografi sarebbe molto importante valutare in particolare se le vittime hanno perduto qualche mese di vita oppure qualche anno”.

 

   

Scenario di una catastrofe annunciata

 

Ecco regione per regione, come invecchierà il Paese in meno di 20 anni. La tabella 1 riguarda gli ultra 65enni, l’altra gli ultra 80enni. Sono elaborazioni inedite su dati Istat presentate dal professor Antonio Golini al 48° congresso di geriatria.

  

 Tabella 1

Situazione al 2001 e incrementi fra il 2001 e il 2021

 Situazione al 2021

Regione

% 65+ al 2001

Incremento medio
annuo 2001-21

Regione

% 65+ al 2021

Tasso %

Assoluto

1. Liguria

25,0

0,32

1.336

1. Liguria

29,8

2. Umbria

22,4

0,88

1.820

2. Friuli Venezia Giulia

27,2

3. Emilia Romagna

22,2

1,02

10.037

3. Toscana

26,7

4. Toscana

22,1

0,89

7.629

4. Piemonte

26,6

5. Marche

21,5

1,09

3.854

5. Emilia Romagna

26,5

6. Friuli Venezia Giulia

21,3

1,11

3.149

6. Umbria

26,2

7. Molise

20,9

0,66

487

7. Marche

25,8

8. Piemonte

20,7

1,10

10.984

8. Molise

24,9

9. Abruzzo

20,0

1,07

3.063

9. Valle d’Aosta

24,8

10. Valle d’Aosta

18,9

1,55

414

10. Lombardia

24,6

11. Basilicata

18,2

0,90

1.082

11. Veneto

24,5

12. Veneto

18,0

1,74

16.981

12. Abruzzo

24,3

13. Lombardia

17,8

1,78

34.663

13. Sardegna

24,0

14. Lazio

17,3

1,57

16.930

14. Lazio

23,1

15. Trentino Alto Adige

16,8

1,87

3.586

15. Basilicata

22,8

16. Calabria

16,7

1,14

4.358

16. Trentino Alto Adige

22,6

17. Sicilia

16,4

1,07

9.944

17. Puglia

22,1

18. Sardegna

15,7

1,91

6.019

18. Calabria

21,8

19. Puglia

15,4

1,73

12.985

19. Sicilia

20,9

20. Campania

13,8

1,77

16.955

20. Campania

19,5

ITALIA

18,2

1,37

166.274

ITALIA

23,9

    

 Tabella 2

 

Situazione al 2001 e incrementi fra il 2001 e il 2021

 Situazione al 2021

Regione

% 80+ al 2001

Incremento medio
annuo 2001-21

Regione

% 80+ al 2021

Tasso %

Assoluto

1. Liguria

6,4

2,08

2.676

 1. Liguria

10,9

2. Emilia Romagna

5,6

2,86

8.662

 2. Emilia Romagna

9,7

3. Friuli Venezia Giulia

5,5

2,48

2.104

 3. Marche

9,3

4. Toscana

5,5

2,52

6.391

 4. Friuli Venezia Giulia

9,3

5. Umbria

5,4

2,73

1.640

 5. Toscana

9,2

6. Marche

5,2

3,06

3.239

 6. Piemonte

9,2

7. Molise

5,0

2,62

562

 7. Umbria

9,1

8. Piemonte

4,8

3,12

8.916

 8. Molise

8,8

9. Abruzzo

4,7

3,02

2.475

 9. Abruzzo

8,4