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Da
vari anni, il Ministro della Salute (ex Ministro della Sanità)
e quello del Welfare sottolineano le carenze del nostro
sistema sanitario e assistenziale nel tutelare le persone
gravemente non autosufficienti, che un tempo erano assistite
dai familiari oppure ospitate presso gli ospedali e le
infermerie. L'invecchiamento della popolazione e l'adozione
di nuove tecniche sanitarie sempre più efficaci nel
garantire la sopravvivenza di persone malate hanno aumentato
il numero di coloro che hanno bisogno di molta assistenza
sanitaria e sociale per lunghi periodi della vita, mentre la
risorsa famiglia, il più grande ammortizzatore sociale
esistente, ha ridotto le sue potenzialità di presa in
carico del problema.
I
quasi tre milioni di soggetti che si autodichiarano affetti
da una qualche disabilità permanentecostituiscono
una grande platea d’individui che non possono essere
assunti come non autosufficienti: infatti, prendendo ad
esempio un soggetto sordo, a buon titolo inserito fra i
disabili, egli ha diritto ad un’educazione speciale e al
collocamento mirato, ma non si può certo pensare di
risolvere i suoi problemi con le Residenze Sanitarie
Assistenziali o con l'Assistenza Domiciliare Integrata che
sono dedicate alle persone non autosufficienti.
La
necessità d’assistenza può e deve essere valutata caso
per caso, scegliendo la forma d’assistenza più
efficiente. Non si deve assolutamente dimenticare che “il
bisogno” non è sempre proporzionale al grado di gravità
della non autosufficienza: alcuni studi indicano che esiste
un terzo di casi nei quali bisogni e non autosufficienza
sono fra loro indipendenti.
Data
l’importanza del tema nel dibattito politico degli ultimi
anni e la volontà politica di varare entro il 2003 il piano
nazionale per la non autosufficienza in coordinamento tra il
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il
Ministero della Salute è sembrato opportuno iniziare a
ragionare su quale potesse essere la popolazione di
riferimento di questo piano.
Lo
scopo finale del nostro studio è quello di fornire uno
strumento per classificare la disabilità secondo il livello
di gravità. In questo modo, stabilito lo strumento, si
possono individuare tanti contigenti di riferimento a
seconda di quanto si vuole sia ampio il concetto di non
autosufficienza.
All’interno dell’indagine è definita disabile la persona che,
escludendo le condizioni riferite a limitazioni temporanee,
dichiara il massimo grado di difficoltà in almeno una delle
attività della vita quotidiana (ADL),
pur tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi
sanitari (protesi, bastoni, occhiali, ecc.). A seconda della
sfera di autonomia funzionale compromessa, sono state
costruite quattro tipologie di disabilità: confinamento,
difficoltà nel movimento, difficoltà nelle funzioni della
vita quotidiana, difficoltà della comunicazione.
In
base alle stime ottenute dall’indagine
sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi
sanitari”, emerge che in Italia le persone con
disabilità sono 2milioni 615mila, pari al 5% circa della
popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia (Tabella
1).
Tabella 1. Numero di persone disabili di 6 anni e più
che vivono in famiglia, per sesso e classi d'età. Dati in
migliaia - Anni 1999-2000
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Classi
d’età
|
|
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6-14
|
15-24
|
25-44
|
45-64
|
65-74
|
75
e più
|
Totale
|
|
|
Maschi
|
40
|
27
|
81
|
153
|
204
|
389
|
894
|
|
|
Femmine
|
40
|
32
|
82
|
209
|
323
|
1.035
|
1.721
|
|
|
Maschi
e Femmine
|
80
|
59
|
163
|
362
|
527
|
1.424
|
2.615
|
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Fonte:
ISTAT, indagine sulle condizioni di salute e ricorso
ai servizi sanitari, 1999-2000.
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Per
quanto riguarda la stima dei disabili che vivono in
residenze e non in famiglia, i risultati della rilevazione
sui presidi socio-assistenziali indica la presenza di
165.538 persone disabili o anziani non autosufficienti
ospiti nei presidi socio-assistenziali (Tabella 2)
Tabella
2. Numero di persone disabili e di anziani non
autosufficienti ospiti nei presidi residenziali
socio-assistenziali - Anno 1999
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Disabili
|
Anziani
non autosufficienti
|
Totale
|
|
|
|
Minori
di 18 anni
|
Tra
18 e 64 anni
|
Totale
|
|
|
|
Maschi
|
1.316
|
11.165
|
12.481
|
32.082
|
44.563
|
|
Femmine
|
901
|
11.271
|
12.172
|
108.807
|
120.979
|
|
Maschi
e Femmine
|
2.217
|
22.436
|
24.653
|
140.889
|
165.542
|
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Fonte:
ISTAT-CISIS, Rilevazione sui presidi residenziali
socio-assistenziali, anno 1999.
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La
presenza di disabilità è ovviamente legata all'età: tra
le persone di 65 anni o più la quota di popolazione con
disabilità è del 19,3%, e raggiunge il 47,7% (38,7% per
gli uomini e 52% per le donne) tra le persone di 80 anni e
più.
Nell’analisi
della distribuzione territoriale emerge un differenziale tra
l’Italia settentrionale e quella meridionale ed insulare.
In particolare, si osserva un tasso di disabilità del 6%
nell’Italia insulare e del 5,2% nell’Italia Meridionale,
mentre tale tasso scende al 4,4% nell’Italia
Nord-Orientale e al 4,3% nell’Italia Nord-Occidentale.
Nell’Italia Centrale si ha un tasso di disabilità del
4,8%.
Dall'indagine
sulle condizioni di salute è possibile identificare quattro
tipologie di disabilità:
*
confinamento individuale (costrizione a letto, su una
sedia non a rotelle o in casa) riguarda il 2,1% della
popolazione di 6 anni e più, tra le persone di 80 anni e più
la quota raggiunge circa il 25%;
*
disabilità nelle funzioni (difficoltà nel vestirsi,
nel lavarsi, nel fare il bagno, nel mangiare) il 3% della
popolazione di 6 anni e più; tra i 75 ed i 79 anni, sono
circa il 12% le persone che presentano tale tipo di
limitazione e che quindi necessitano dell’aiuto di
qualcuno per far fronte a queste elementari esigenze; tra
gli ultraottantenni, circa 1 persona su 3 ha difficoltà a
svolgere autonomamente le fondamentali attività quotidiane;
*
disabilità nel movimento (difficoltà nel camminare,
nel salire le scale, nel chinarsi, nel coricarsi, nel
sedersi) si rileva che il 2,2% delle persone di 6 anni e più
presenta disabilità nel movimento, con quote molto più
alte dopo i 75 anni: nella fascia d’età 75-79 anni la
quota arriva al 9,9% e nelle persone di 80 anni e più
raggiunge il 22,5%;
*
disabilità sensoriali (difficoltà a sentire, vedere
o parlare) coinvolgono circa l’1% della popolazione di 6
anni e più. Al fine di conoscere il numero dei ciechi e dei
sordi, è possibile analizzare anche i dati relativi alle
invalidità permanenti rilevate sempre con l'indagine sulle
condizioni di salute, dalla quale risultano circa 352mila
ciechi totali o parziali, 877mila persone con problemi
dell'udito più o meno gravi e
92mila sordi prelinguali (sordomuti).
Le
stime riportate si basano su un criterio molto restrittivo
di disabilità, quello secondo cui vengono considerate
disabili le persone che nel corso dell'intervista hanno
riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una
funzione essenziale della vita quotidiana. Se consideriamo,
in generale, le persone che hanno manifestato una
“apprezzabile difficoltà” nello svolgimento di queste
funzioni la stima allora passa da 2milioni 615mila (5% della
popolazione) a 6milioni 980mila persone, pari al 13% della
popolazione sempre di 6 anni e più che vive in famiglia,
dato vicino a quello dei principali paesi industrializzati.
Sfuggono tuttavia le persone che, soffrendo di una qualche
forma di disabilità non fisica ma mentale, sono in grado di
svolgere tali attività essenziali.
Partendo
dalla distribuzione percentuale delle singole ADL non
possedute è stata determinata la graduatoria di diffusione
delle stesse all’interno della popolazione disabile,
ottenendo come risultato la tabella 3.
Tabella
3 – Persone disabili di 6 anni e più per tipo di abilità
non posseduta. Valori percentuali per 100 disabili – Anno
1999-2000
|
Attività
della vita quotidiana
|
Valori
percentuali della diffusione
|
|
Lavarsi
mani e viso da solo
|
16,79%
|
|
Mangiare
anche tagliando il cibo da solo
|
17,79%
|
|
Alzarsi
dalla sedia
|
24,30%
|
|
Alzarsi
dal letto
|
34,04%
|
|
Vestirsi
da solo
|
34,40%
|
|
Chinarsi
|
43,67%
|
|
Salire
le scale
|
44,92%
|
|
Camminare
|
48,64%
|
|
Bagno
da solo
|
58,98%
|
|
Casi
complessivi
|
2.197mila
|
Dall’analisi
della tabella si evince che l’attività della vita
quotidiana più frequentemente non posseduta è il “farsi
il bagno e la doccia da solo” mentre quelle più
frequentemente possedute sono il “lavarsi le mani e il
viso da solo” e “mangiare anche tagliando il cibo da
solo”.
Questo
ha portato a convalidare diverse ricerche di Massimo Mangani
(INRCA), che l’abilità più frequentemente persa “farsi
il bagno e la doccia da solo” potesse rappresentare il
primo gradino della sequenza nella perdita delle abilità,
mentre il “mangiare da solo” e il “lavarsi le mani ed
il viso da soli” l’ultimo.
CHI
E QUANTE SONO LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI?
La
sommità della graduatoria è composta dalle tre abilità
che sono: “mangiare anche tagliando il cibo da solo”,
“alzarsi dalla sedia” e “lavarsi mani e viso da
solo” e che rappresentano le ultime abilità la cui
perdita può considerarsi indicatore di non autosufficienza.
Utilizzando
questa definizione di non autosufficienti chi e quante sono
le persone appartenenti a questo insieme?
Per
una maggiore chiarezza si è deciso di analizzare prima le
persone che hanno una singola determinata ADL,
successivamente che ne hanno almeno una delle tre
considerate, per poi passare a coloro che hanno due ADL ed
infine tre ADL.
Le
persone che non sono in grado pur utilizzando ausili di
“mangiare anche tagliando il cibo da soli” sono in
tutto 465mila, di questi il 38% sono uomini ed il restante
62% sono donne. Il 22% di queste persone ha un’età
compresa tra i 6 ed i 64 anni, il 13% tra i 65 e i 74 anni e
ben il 65% ha un’età superiore ai 75 anni. Il 23% delle
persone che non sono in grado “mangiare anche tagliando il
cibo da soli” vivono da soli, il 17% è membro aggregato
presso un altro nucleo familiare, l’11% vive in coppia con
i figli mentre il 20% in coppia senza figli, il restante 29%
ha una condizione familiare diversa da quelle
precedentemente descritte.
Le
persone che non sono in grado pur utilizzando ausili di “alzarsi
dalla sedia” sono in tutto 635mila, di questi le donne
rappresentano ben il 67% mentre gli uomini solo il 33%. Il
22% ha un’età compresa tra i 6 e i 64 anni, il 16% tra i
65 e i 74 anni ed il restante 62% ha un’età superiore o
uguale a 75 anni.La percentuale di persone che vivono sole
è pari al 23%, il 14% è membro aggregato presso un altro
nucleo familiare, il 13% vive in coppia con i figli e il 24%
in coppia senza figli mentre il 26% ha un’altra condizione
familiare.
Sono,
invece, 439mila le persone che non sono in grado di “lavarsi
le mani ed il viso da soli”, le donne questa volta
rappresentano il 63% del gruppo mentre gli uomini il 37%. Il
19% ha un’età compresa tra i 6 ed i 64 anni, il 15% tra i
65 ed i 74 anni e il 66% ha un’età maggiore o uguale a 75
anni. Il 22% vive da solo, il 15% si è aggregato ad un
altro nucleo familiare, il 34% vive in coppia,
rispettivamente 11% vive in coppia con figli e il 23% in
coppia senza figli, gli altri (27%) hanno una diversa
condizione familiare.
Fino
ad ora abbiamo descritto i tre gruppi separatamente ma come
si intersecano le tre abilità?
Le
persone disabili che hanno almeno
una mancanza di abilità in una delle tre attività
della vita quotidiana sono 839mila, di questi il 36% sono
uomini ed il 64% sono donne. Il 26% ha un’età inferiore
ai 64 anni, il 16% un’età compresa tra i 65 ed i 74 anni
e il 58% un’età superiore o 75 anni. Il 23% del
contingente vive da solo, il 14% è membro aggregato, il 12%
vive in coppia con i figli mentre il 22 in coppia senza
figli, il 29% ha un’altra condizione familiare.
Le
persone che hanno due
delle tre ADL sono 428mila: il 36% sono uomini e il 64%
donne. Il 18% ha meno di 64 anni, il 14% tra 65 e 74 anni e
il 68% più di 75 anni. Il 23% vive da solo, il 34% in
coppia con o senza figli mentre l’11% si considera membro
aggregato ad un altro nucleo familiare, il restante 26% ha
un’altra condizione familiare.
Sono,
invece, 272mila le persone con disabilità inabili
in tutte e tre le attività della vita quotidiana, le
proporzioni di donne e uomini sembrano rimanere abbastanza
costanti (rispettivamente 65% e 35%) rispetto ai contingenti
precedentemente descritti. Stavolta però ben il 73% ha
un’età superiore ai 75 anni (il 14% tra 6-64 anni, il 12%
tra 64-74). Il 21% vive solo, il 33% con il coniuge, il 20%
come membro aggregato ed il restante 26% in altra condizione
familiare.
I
risultati portano a concludere che è molto difficile
stabilire una vera e propria graduatoria di perdita delle
diverse abilità ma sicuramente è possibile individuare la
base e la sommità di essa. Alla base della graduatoria si
trova l’abilità di “farsi il bagno e la doccia da
solo”, rappresenta la prima abilità che si perde lungo il
percorso che porta alla non autosufficienza; la sommità
della graduatoria è composta dalle tre abilità che sono:
“mangiare anche tagliando il cibo da solo”, “alzarsi
dalla sedia” e “lavarsi mani e viso da solo” e che
rappresentano le ultime abilità la cui perdita può
considerarsi indicatore di non autosufficienza.
Data
per buona la graduatoria, chi si considera come non
autosufficiente? Lo scopo di questo lavoro è proprio quello
di presentare una metodologia che permetta una
determinazione flessibile ma organica delle persone non
autosufficienti, si può passare da una numerosità di
272mila persone fino a raggiungere una numerosità 4 volte
più grande (839mila) a seconda che si decida di utilizzare
l’intersezione delle tre abilità, considerando le sole
persone che non sono abili in alcuna delle tre, oppure
l’unione, considerando quelle che invece non sono abili in
almeno una delle tre; il tutto dipende da quanto ampia si
vuole che sia la definizione di non autosufficienza; in
alcuni lavori, infatti, sono stati considerati persino non
autosufficienti tutte le persone con disabilità con un’età
superiore ai 65 anni (1.951mila) se non tutte le persone
disabili (2.615mila).
Gli
autori sono consapevoli del fatto che questo lavoro
rappresenta un’ipotesi, forse molto restrittiva, di
definizione di persone disabili non autosufficienti, ma sono
altrettanto sicuri che esso rappresenta l’inizio di una
serie di analisi e approfondimenti aventi lo scopo di
valutare e definire i diversi stadi di non autosufficienza
della popolazione con disabilità.
(21/10/2003)
Alessandra Battisti
Carlo Hanau
Data la
formulazione della domanda, che presuppone la possibilità
di stare in piedi, e di raccogliere un oggetto caduto
per terra, non stupisce l’elevata percentuale di
disabili, pari a 43,7%.
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