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I DISABILI NON AUTOSUFFICIENTI

 

Da vari anni, il Ministro della Salute (ex Ministro della Sanità) e quello del Welfare sottolineano le carenze del nostro sistema sanitario e assistenziale nel tutelare le persone gravemente non autosufficienti, che un tempo erano assistite dai familiari oppure ospitate presso gli ospedali e le infermerie. L'invecchiamento della popolazione e l'adozione di nuove tecniche sanitarie sempre più efficaci nel garantire la sopravvivenza di persone malate hanno aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di molta assistenza sanitaria e sociale per lunghi periodi della vita, mentre la risorsa famiglia, il più grande ammortizzatore sociale esistente, ha ridotto le sue potenzialità di presa in carico del problema.

 

I quasi tre milioni di soggetti che si autodichiarano affetti da una qualche disabilità permanente[3] costituiscono una grande platea d’individui che non possono essere assunti come non autosufficienti: infatti, prendendo ad esempio un soggetto sordo, a buon titolo inserito fra i disabili, egli ha diritto ad un’educazione speciale e al collocamento mirato, ma non si può certo pensare di risolvere i suoi problemi con le Residenze Sanitarie Assistenziali o con l'Assistenza Domiciliare Integrata che sono dedicate alle persone non autosufficienti.

 

La necessità d’assistenza può e deve essere valutata caso per caso, scegliendo la forma d’assistenza più efficiente. Non si deve assolutamente dimenticare che “il bisogno” non è sempre proporzionale al grado di gravità della non autosufficienza: alcuni studi indicano che esiste un terzo di casi nei quali bisogni e non autosufficienza sono fra loro indipendenti[4].

 

Data l’importanza del tema nel dibattito politico degli ultimi anni e la volontà politica di varare entro il 2003 il piano nazionale per la non autosufficienza in coordinamento tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero della Salute è sembrato opportuno iniziare a ragionare su quale potesse essere la popolazione di riferimento di questo piano.

 

Lo scopo finale del nostro studio è quello di fornire uno strumento per classificare la disabilità secondo il livello di gravità. In questo modo, stabilito lo strumento, si possono individuare tanti contigenti di riferimento a seconda di quanto si vuole sia ampio il concetto di non autosufficienza. 

 

All’interno dell’indagine è definita disabile la persona che, escludendo le condizioni riferite a limitazioni temporanee, dichiara il massimo grado di difficoltà in almeno una delle attività della vita quotidiana (ADL)[5], pur tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi sanitari (protesi, bastoni, occhiali, ecc.). A seconda della sfera di autonomia funzionale compromessa, sono state costruite quattro tipologie di disabilità: confinamento, difficoltà nel movimento, difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana, difficoltà della comunicazione.

 

In base alle stime ottenute dall’indagine sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, emerge che in Italia le persone con disabilità sono 2milioni 615mila, pari al 5% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia (Tabella 1).

 

 

Tabella 1. Numero di persone disabili di 6 anni e più che vivono in famiglia, per sesso e classi d'età. Dati in migliaia - Anni 1999-2000

 

 

 

Classi d’età

 

6-14

15-24

25-44

45-64

65-74

75 e più

Totale

 

Maschi

40

27

81

153

204

389

894

 

Femmine

40

32

82

209

323

1.035

1.721

 

Maschi e Femmine

80

59

163

362

527

1.424

2.615

 

Fonte: ISTAT, indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari, 1999-2000.

 

 

Per quanto riguarda la stima dei disabili che vivono in residenze e non in famiglia, i risultati della rilevazione sui presidi socio-assistenziali indica la presenza di 165.538 persone disabili o anziani non autosufficienti ospiti nei presidi socio-assistenziali (Tabella 2)

 

 

Tabella 2. Numero di persone disabili e di anziani non autosufficienti ospiti nei presidi residenziali socio-assistenziali - Anno 1999

 

Disabili

Anziani non autosufficienti

Totale

 

 

Minori di 18 anni

Tra 18 e 64 anni

Totale

 

 

Maschi

1.316

11.165

12.481

32.082

44.563

Femmine

901

11.271

12.172

108.807

120.979

Maschi e Femmine

2.217

22.436

24.653

140.889

165.542

Fonte: ISTAT-CISIS, Rilevazione sui presidi residenziali socio-assistenziali, anno 1999.

 

 

 

 

 

 

 

La presenza di disabilità è ovviamente legata all'età: tra le persone di 65 anni o più la quota di popolazione con disabilità è del 19,3%, e raggiunge il 47,7% (38,7% per gli uomini e 52% per le donne) tra le persone di 80 anni e più.

Nell’analisi della distribuzione territoriale emerge un differenziale tra l’Italia settentrionale e quella meridionale ed insulare. In particolare, si osserva un tasso di disabilità del 6% nell’Italia insulare e del 5,2% nell’Italia Meridionale, mentre tale tasso scende al 4,4% nell’Italia Nord-Orientale e al 4,3% nell’Italia Nord-Occidentale. Nell’Italia Centrale si ha un tasso di disabilità del 4,8%.

 

Dall'indagine sulle condizioni di salute è possibile identificare quattro tipologie di disabilità:

* confinamento individuale (costrizione a letto, su una sedia non a rotelle o in casa) riguarda il 2,1% della popolazione di 6 anni e più, tra le persone di 80 anni e più la quota raggiunge circa il 25%;

* disabilità nelle funzioni (difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel fare il bagno, nel mangiare) il 3% della popolazione di 6 anni e più; tra i 75 ed i 79 anni, sono circa il 12% le persone che presentano tale tipo di limitazione e che quindi necessitano dell’aiuto di qualcuno per far fronte a queste elementari esigenze; tra gli ultraottantenni, circa 1 persona su 3 ha difficoltà a svolgere autonomamente le fondamentali attività quotidiane;

* disabilità nel movimento (difficoltà nel camminare, nel salire le scale, nel chinarsi, nel coricarsi, nel sedersi) si rileva che il 2,2% delle persone di 6 anni e più presenta disabilità nel movimento, con quote molto più alte dopo i 75 anni: nella fascia d’età 75-79 anni la quota arriva al 9,9% e nelle persone di 80 anni e più raggiunge il 22,5%;

* disabilità sensoriali (difficoltà a sentire, vedere o parlare) coinvolgono circa l’1% della popolazione di 6 anni e più. Al fine di conoscere il numero dei ciechi e dei sordi, è possibile analizzare anche i dati relativi alle invalidità permanenti rilevate sempre con l'indagine sulle condizioni di salute, dalla quale risultano circa 352mila ciechi totali o parziali, 877mila persone con problemi dell'udito più o meno gravi e 92mila sordi prelinguali (sordomuti).

 

Le stime riportate si basano su un criterio molto restrittivo di disabilità, quello secondo cui vengono considerate disabili le persone che nel corso dell'intervista hanno riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana. Se consideriamo, in generale, le persone che hanno manifestato una “apprezzabile difficoltà” nello svolgimento di queste funzioni la stima allora passa da 2milioni 615mila (5% della popolazione) a 6milioni 980mila persone, pari al 13% della popolazione sempre di 6 anni e più che vive in famiglia, dato vicino a quello dei principali paesi industrializzati. Sfuggono tuttavia le persone che, soffrendo di una qualche forma di disabilità non fisica ma mentale, sono in grado di svolgere tali attività essenziali.

 

Partendo dalla distribuzione percentuale delle singole ADL non possedute è stata determinata la graduatoria di diffusione delle stesse all’interno della popolazione disabile, ottenendo come risultato la tabella 3.

 

Tabella 3 – Persone disabili di 6 anni e più per tipo di abilità non posseduta. Valori percentuali per 100 disabili – Anno 1999-2000

Attività della vita quotidiana

Valori percentuali della diffusione

Lavarsi mani e viso da solo

16,79%

Mangiare anche tagliando il cibo da solo

17,79%

Alzarsi dalla sedia

24,30%

Alzarsi dal letto

34,04%

Vestirsi da solo

34,40%

Chinarsi[6]

43,67%

Salire le scale

44,92%

Camminare

48,64%

Bagno da solo

58,98%

Casi complessivi[7]

2.197mila

 

Dall’analisi della tabella si evince che l’attività della vita quotidiana più frequentemente non posseduta è il “farsi il bagno e la doccia da solo” mentre quelle più frequentemente possedute sono il “lavarsi le mani e il viso da solo” e “mangiare anche tagliando il cibo da solo”.

 

Questo ha portato a convalidare diverse ricerche di Massimo Mangani (INRCA), che l’abilità più frequentemente persa “farsi il bagno e la doccia da solo” potesse rappresentare il primo gradino della sequenza nella perdita delle abilità, mentre il “mangiare da solo” e il “lavarsi le mani ed il viso da soli” l’ultimo.

 
CHI E QUANTE SONO LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI?  

 

La sommità della graduatoria è composta dalle tre abilità che sono: “mangiare anche tagliando il cibo da solo”, “alzarsi dalla sedia” e “lavarsi mani e viso da solo” e che rappresentano le ultime abilità la cui perdita può considerarsi indicatore di non autosufficienza.

 

Utilizzando questa definizione di non autosufficienti chi e quante sono le persone appartenenti a questo insieme?

Per una maggiore chiarezza si è deciso di analizzare prima le persone che hanno una singola determinata ADL, successivamente che ne hanno almeno una delle tre considerate, per poi passare a coloro che hanno due ADL ed infine tre ADL.

Le persone che non sono in grado pur utilizzando ausili di “mangiare anche tagliando il cibo da soli” sono in tutto 465mila, di questi il 38% sono uomini ed il restante 62% sono donne. Il 22% di queste persone ha un’età compresa tra i 6 ed i 64 anni, il 13% tra i 65 e i 74 anni e ben il 65% ha un’età superiore ai 75 anni. Il 23% delle persone che non sono in grado “mangiare anche tagliando il cibo da soli” vivono da soli, il 17% è membro aggregato presso un altro nucleo familiare, l’11% vive in coppia con i figli mentre il 20% in coppia senza figli, il restante 29% ha una condizione familiare diversa da quelle precedentemente descritte.

 

Le persone che non sono in grado pur utilizzando ausili di “alzarsi dalla sedia” sono in tutto 635mila, di questi le donne rappresentano ben il 67% mentre gli uomini solo il 33%. Il 22% ha un’età compresa tra i 6 e i 64 anni, il 16% tra i 65 e i 74 anni ed il restante 62% ha un’età superiore o uguale a 75 anni.La percentuale di persone che vivono sole è pari al 23%, il 14% è membro aggregato presso un altro nucleo familiare, il 13% vive in coppia con i figli e il 24% in coppia senza figli mentre il 26% ha un’altra condizione familiare.

 

Sono, invece, 439mila le persone che non sono in grado di “lavarsi le mani ed il viso da soli”, le donne questa volta rappresentano il 63% del gruppo mentre gli uomini il 37%. Il 19% ha un’età compresa tra i 6 ed i 64 anni, il 15% tra i 65 ed i 74 anni e il 66% ha un’età maggiore o uguale a 75 anni. Il 22% vive da solo, il 15% si è aggregato ad un altro nucleo familiare, il 34% vive in coppia, rispettivamente 11% vive in coppia con figli e il 23% in coppia senza figli, gli altri (27%) hanno una diversa condizione familiare.

 

Fino ad ora abbiamo descritto i tre gruppi separatamente ma come si intersecano le tre abilità?

Le persone disabili che hanno almeno una mancanza di abilità in una delle tre attività della vita quotidiana sono 839mila, di questi il 36% sono uomini ed il 64% sono donne. Il 26% ha un’età inferiore ai 64 anni, il 16% un’età compresa tra i 65 ed i 74 anni e il 58% un’età superiore o 75 anni. Il 23% del contingente vive da solo, il 14% è membro aggregato, il 12% vive in coppia con i figli mentre il 22 in coppia senza figli, il 29% ha un’altra condizione familiare.

 

Le persone che hanno due delle tre ADL sono 428mila: il 36% sono uomini e il 64% donne. Il 18% ha meno di 64 anni, il 14% tra 65 e 74 anni e il 68% più di 75 anni. Il 23% vive da solo, il 34% in coppia con o senza figli mentre l’11% si considera membro aggregato ad un altro nucleo familiare, il restante 26% ha un’altra condizione familiare.

 

Sono, invece, 272mila le persone con disabilità inabili in tutte e tre le attività della vita quotidiana, le proporzioni di donne e uomini sembrano rimanere abbastanza costanti (rispettivamente 65% e 35%) rispetto ai contingenti precedentemente descritti. Stavolta però ben il 73% ha un’età superiore ai 75 anni (il 14% tra 6-64 anni, il 12% tra 64-74). Il 21% vive solo, il 33% con il coniuge, il 20% come membro aggregato ed il restante 26% in altra condizione familiare.

  

I risultati portano a concludere che è molto difficile stabilire una vera e propria graduatoria di perdita delle diverse abilità ma sicuramente è possibile individuare la base e la sommità di essa. Alla base della graduatoria si trova l’abilità di “farsi il bagno e la doccia da solo”, rappresenta la prima abilità che si perde lungo il percorso che porta alla non autosufficienza; la sommità della graduatoria è composta dalle tre abilità che sono: “mangiare anche tagliando il cibo da solo”, “alzarsi dalla sedia” e “lavarsi mani e viso da solo” e che rappresentano le ultime abilità la cui perdita può considerarsi indicatore di non autosufficienza.

 

Data per buona la graduatoria, chi si considera come non autosufficiente? Lo scopo di questo lavoro è proprio quello di presentare una metodologia che permetta una determinazione flessibile ma organica delle persone non autosufficienti, si può passare da una numerosità di 272mila persone fino a raggiungere una numerosità 4 volte più grande (839mila) a seconda che si decida di utilizzare l’intersezione delle tre abilità, considerando le sole persone che non sono abili in alcuna delle tre, oppure l’unione, considerando quelle che invece non sono abili in almeno una delle tre; il tutto dipende da quanto ampia si vuole che sia la definizione di non autosufficienza; in alcuni lavori, infatti, sono stati considerati persino non autosufficienti tutte le persone con disabilità con un’età superiore ai 65 anni (1.951mila) se non tutte le persone disabili (2.615mila).

 

Gli autori sono consapevoli del fatto che questo lavoro rappresenta un’ipotesi, forse molto restrittiva, di definizione di persone disabili non autosufficienti, ma sono altrettanto sicuri che esso rappresenta l’inizio di una serie di analisi e approfondimenti aventi lo scopo di valutare e definire i diversi stadi di non autosufficienza della popolazione con disabilità.

  

  

(21/10/2003)

[1] Alessandra Battisti

[2] Carlo Hanau

 



[1] Alessandra Battisti, ISTAT, Sistema Informativo sull’Handicap,

[2] Carlo Hanau, Università di Bologna, 

[3] Stima fatta utilizzando i dati dell’Indagine Multiscopo sulle Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari condotta dall’ISTAT nel 1999-2000.

[4] A.Tragnone, S.Di Ciommo, C.Hanau, “Relazione fra indicatori di non autosufficienza e fabbisogno di cure di pazienti a domicilio” Geriatria, vol.XI, n.5, sett/ott 1999, pp.321-334.

[5] Si tratta delle cosiddette Attività della Vita Quotidiana, ovvero di un insieme di quesiti relativi alla capacità della persona di espletare azioni (anche con l’eventuale presenza di protesi o ausili) quali lavarsi, vestirsi, mangiare da sola, ecc. Tale batteria di quesiti segue le direttive fornite dal Consiglio d’Europa e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

[6] Data la formulazione della domanda, che presuppone la possibilità di stare in piedi, e di raccogliere un oggetto caduto per terra, non stupisce l’elevata percentuale di disabili, pari a 43,7%.

[7] Sono stati considerati solo i disabili con difficoltà di tipo motorio o funzionale.

 

 

   

    

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