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La
strada per abbattere la spesa farmaceutica, facendo
risparmiare 650 mln di euro applicando la Finanziaria,
sarebbe quella di mettere in commercio le confezioni mini e
maxi. Uno studio dell’OTE del 2003 ha rilevato che i
farmaci non consumati gettati nella spazzatura costano
infatti ogni anno allo stato più di 650 mln di euro.
L’equivalente
di 1 miliardo di pillole all’anno finisce nei cestini
perché nella maggioranza dei casi è contenuto nelle
scatole in surplus rispetto all’effettivo fabbisogno o per
residuo terapeutico, per scadenza del prodotto o perché
prescritto e mai consumato, comportamento, quest’ultimo,
che riguarda un milione e mezzo di persone. L’indagine ha
messo in evidenza come sia “leggero” il comportamento
degli Italiani verso l’uso e il consumo dei farmaci.
Dalle
risposte di circa 300 famiglie dislocate sul territorio nazionale, è emerso che il
92% di esse conserva in casa farmaci: il 9%
ha più di 20 confezioni come scorta, il
65% dichiara di averne almeno 10,
ed il 26 % rientra tra le 10 e le
20 confezioni.
Se
la maggioranza (il
98%) afferma di leggere personalmente le istruzioni
prima di prendere un farmaco, il controllo della scadenza
viene eseguito con meno scrupolo: Il 61,4% dice di farlo “quando capita”, il 9,6% a cadenza annuale e il 29%
ogni 6 mesi.
La
pigrizia, poi, è alla base della dismissione scorretta
delle medicine, visto che il 64,3% degli italiani non li inserisce negli appositi contenitori. Un
danno ambientale enorme se si tiene conto che in un anno il
96% degli intervistati elimina mediamente almeno 10
confezioni di medicine, tra le 10
e 20 confezioni
il 3,3% e lo 0,7 % sostiene
di eliminarne oltre 20
scatole.
Nel
momento in cui i farmaci finiscono nella spazzatura, il 54,3%
delle confezioni conterrebbe da 1
a 3 compresse, il
25,3% almeno 5 compresse,
mentre il restante 20,4%
oltre 7 medicamenti. Secondo queste stime molto prudenziali le compresse
(o i quantitativi riconducili a compresse) eliminate ogni
anno da ognuna delle 21,3
milioni di famiglie italiane è rilevabile in 47
unità.
Analizzando
ed incrociando i dati raccolti con quelli Istat si può,
allora, arrivare allo spreco in termini di risorse a carico
delle casse pubbliche. La spesa farmaceutica che gravava nel
2002 sul bilancio del SSN ammontava a circa 9
mld di euro/annuo, mentre le compresse dispensate nelle
farmacie e negli ospedali erano circa 14
miliardi, di cui circa 1 miliardo, buttate via.
Considerando
che il costo medio per ogni compressa è di 0,65
di euro (dato
ancora attuale) lo spreco o residuo terapeutico di farmaci
non utilizzati, costa allo stato 650
milioni di euro, qualcosa come 1260
miliardi di vecchie lire, che potrebbero essere
risparmiati in quota parte ed utilizzati per altri scopi, ad
esempio in ricerca scientifica.
“Per
risparmiare – afferma Roberto
Messina, segretario generale dell’OTE – si possono
fare due cose: L’Aifa deve dare seguito a quanto previsto
nella Finanziaria mettendo sul mercato le confezioni mini e
maxi; in secondo luogo bisogna
velocizzare il processo della ricetta elettronica, in
maniera da abbattere costi inutili di gestione”.
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I
NUMERI DELLO STUDIO
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Spesa
farmaceutica a carico del SSN
|
12
miliardi di euro
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Spesa
farmaceutica pro capite
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204
euro
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Numero
di ricette per farmaci a carico del SSN
|
422
milioni
|
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Numero
di ricette pro capite
|
7,3
|
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Numero
di compresse vendute*
|
14
miliardi
|
|
Costo
unitario per compressa*
|
0,65
euro
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Media
compresse eliminate per famiglia
|
47
|
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Totale
compresse eliminate
|
1
miliardo
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Spesa
a carico del SSN per compresse eliminate
|
650
milioni di euro
|
*
stima
Fonte:
Ageing Society e Ministero dell'Economia
20
gennaio 2005
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