Le strade dell’Iran sono state teatro di proteste senza precedenti negli ultimi anni. Imponenti manifestazioni hanno attraversato la capitale iraniana, Tehran, e altre città minori, segnando quella che molti osservatori definiscono la più significativa protesta contro l’establishment clericale degli ultimi anni.
Giovedì sera, a Teheran e a Mashhad, la seconda città del Paese, centinaia di manifestanti si sono radunati pacificamente, senza che le forze di sicurezza intervenissero, come mostrano le immagini verificate dalla BBC Persian. Successivamente, fonti di monitoraggio hanno segnalato un blackout totale di Internet a livello nazionale.
Nei video diffusi online si percepiscono chiaramente slogan contro la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, e richieste del ritorno di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ex Scià, che nei giorni scorsi aveva incoraggiato i suoi sostenitori a scendere in piazza.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, giovedì è stato il dodicesimo giorno consecutivo di proteste, scatenate dal crollo della valuta nazionale e diffuse in più di 100 città e paesi, coprendo tutte le 31 province dell’Iran.
L’agenzia statunitense Human Rights Activist News Agency (HRANA) ha riportato almeno 34 morti tra i manifestanti, cinque dei quali bambini, e otto tra le forze di sicurezza, con circa 2.270 persone arrestate. L’organizzazione Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, parla invece di almeno 45 manifestanti uccisi, compresi otto minori. La BBC Persian ha confermato la morte e l’identità di 22 persone, mentre le autorità iraniane hanno riferito sei vittime tra il personale di sicurezza.
Queste proteste sono considerate le più vaste dal 2009, quando milioni di iraniani scesero in piazza in seguito alle contestate elezioni presidenziali, durante le quali decine di oppositori furono uccisi e migliaia arrestati.



