Il tumore al pancreas è una delle forme di cancro più difficili da diagnosticare e da curare. Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi evidenti nelle fasi iniziali e viene scoperto quando è già in fase avanzata. Per questo motivo, le possibilità di trattamento sono spesso limitate e la prognosi resta complessa. Meno del 10% dei pazienti sopravvive cinque anni dopo la diagnosi.
Negli ultimi anni si è spesso parlato delle difficoltà nel trovare terapie realmente efficaci contro questa malattia. Nella maggior parte dei casi, le cure disponibili riescono solo a rallentarne la crescita. Inoltre, anche quando una terapia sembra funzionare, con il tempo il tumore può diventare resistente e riprendere a svilupparsi. I progressi sono stati pochi e l’impatto sulle aspettative di vita dei pazienti è migliorato solo in misura modesta. Proprio per questo, una recente ricerca ha acceso una piccola ma importante luce di speranza.
I ricercatori del Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro hanno trovato un modo per far scomparire completamente il tumore al pancreas e a mantenerlo sotto controllo per diversi mesi.
La svolta si basa su un’idea semplice ma potente: invece di attaccare il tumore da un unico punto, il team spagnolo ha agito su più fronti contemporaneamente. In pratica, i tre farmaci bloccano alcuni meccanismi fondamentali che permettono alle cellule tumorali di crescere e sopravvivere. Guidati dal biologo oncologo Mariano Barbacid, i ricercatori hanno combinato tre farmaci che bloccano diverse vie di sopravvivenza delle cellule tumorali.
Nei topi questa strategia ha dato risultati sorprendenti: il tumore è regredito completamente e gli animali non hanno mostrato effetti collaterali gravi.
Bisogna fare delle precisazioni: questi risultati riguardano solo esperimenti di laboratorio. Non esiste ancora una terapia pronta per i pazienti e serviranno altri studi prima di capire se questo approccio potrà essere usato anche sull’uomo.
Non si tratta quindi di una cura, ma di un segnale incoraggiante. Dopo anni di pochi progressi, questo studio dimostra che nuove strade sono possibili e che la ricerca continua a cercare soluzioni per una malattia ancora oggi molto difficile da affrontare.



