Nel 2025 i controlli dei Carabinieri si sono concentrati su due fronti che riguardano direttamente i cittadini, sanità e sicurezza alimentare, ed il quadro che è emerso è tutt’altro che rassicurante. In particolare, per quanto riguarda la sanità, le verifiche svolte dal Comando per la tutela della salute hanno infatti evidenziato irregolarità diffuse, tanto che in circa il 25% dei casi ispezionati è emersa almeno una criticità.
A renderlo noto, il ministro della Salute Orazio Schillaci che è intervenuto duramente alla presentazione dei controlli effettuati dai Nas nel 2025. I controlli, specifica il ministro, hanno riguardato anche le liste d’attesa a partire dal 2023.
Solo nel 2025, i militari dell’Arma hanno effettuato circa duemila accertamenti tra direzioni sanitarie, reparti specialistici e Centri unici di prenotazione. L’attività ispettiva ha portato a nove arresti, oltre cento denunce e centinaia di segnalazioni alle autorità amministrative per ipotesi di reato che spaziano dalla truffa alla corruzione, dal peculato alla frode nelle forniture pubbliche.
Uno dei nodi principali riguarda l’uso distorto dell’intramoenia, in molte strutture le prestazioni a pagamento risultano prevalere su quelle garantite dal Servizio sanitario nazionale, in aperto contrasto con la legge che impone l’esatto contrario. Sono emersi casi di agende chiuse senza motivo, che impediscono ai cittadini di prenotare visite o esami, nonché le manipolazioni sui tempi di attesa, che dovrebbero invece rispettare soglie precise, soprattutto per le prestazioni urgenti.
Tra le altre irregolarità riscontrate, figurano anche medici che esercitano in strutture private nonostante vincoli di esclusività, accessi impropri al pronto soccorso per aggirare le liste, intrusioni nei sistemi informatici per alterare le prenotazioni, prescrizioni duplicate con priorità differenti e veri e propri scambi di denaro per anticipare visite ed esami. In alcuni casi, sarebbero state inserite prestazioni fittizie nelle agende solo per bloccare gli slot disponibili.
A questo scenario si aggiungono le criticità segnalate dalla Fondazione Gimbe sull’applicazione della legge sulle liste d’attesa: mancano ancora alcuni decreti fondamentali e i dati disponibili risultano frammentari, poco chiari e privi di una mappatura dettagliata Regione per Regione. Un quadro che rende difficile capire dove, esattamente, il sistema si inceppa



