La morte di James Van Der Beek, a 48 anni, riporta l’attenzione su una patologia che spesso procede senza dare segnali evidenti fino a fasi avanzate. L’attore, noto al grande pubblico per la serie Dawson’s Creek, aveva reso pubblica nel 2024 la diagnosi di tumore del colon. L’11 febbraio la famiglia ne ha annunciato la scomparsa con un messaggio condiviso sui social, chiedendo riservatezza nel lutto per il marito e padre di sei figli.
La vicenda riaccende il dibattito su una malattia che continua a colpire migliaia di persone ogni anno e che può essere affrontata con maggiore efficacia quando individuata precocemente.
Sempre più casi sotto i 50 anni
Il tumore al colon-retto è tra i più comuni nei Paesi occidentali ed è tra le prime cause di morte oncologica. Per molto tempo è stato considerato tipico dell’età avanzata. Negli ultimi anni, però, i dati epidemiologici raccontano un’inversione di tendenza: i casi diagnosticati tra i 40 e i 50 anni sono in crescita e, secondo alcune proiezioni, entro il 2040 le forme a esordio precoce potrebbero aumentare sensibilmente.
Secondo gli esperti si assiste ad un cambiamento epidemiologico: negli ultimi decenni l’incidenza è salita sia nella fascia 40-50 anni sia tra i 50 e i 55, suggerendo un vero e proprio effetto generazionale.
Le possibili cause
Non esiste una spiegazione unica. Gli specialisti parlano soprattutto di indizi legati allo stile di vita moderno: maggiore consumo di carne rossa, alimenti industriali, zuccheri, sedentarietà e aumento dell’obesità. Tutti fattori che potrebbero accelerare i processi di trasformazione cellulare e anticipare l’insorgenza del tumore rispetto al passato.
Accanto alle abitudini quotidiane restano però condizioni di rischio ben definite: malattie infiammatorie croniche intestinali come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, oltre a predisposizioni genetiche come la poliposi adenomatosa familiare e la sindrome di Lynch.
Perché lo screening fa la differenza
Il tumore del colon-retto può svilupparsi a lungo senza sintomi evidenti. È proprio questo a renderlo pericoloso ma, allo stesso tempo, prevenibile: i programmi di screening consentono di individuare polipi o lesioni iniziali prima che diventino invasive. In Italia, nonostante l’efficacia dei programmi di prevenzione, la percentuale di partecipazione è ancora bassa, solo il 34% degli italiani aderisce al programma di screening. La diagnosi precoce è spesso compromessa dalla reticenza verso la colonscopia e dalla scarsa consapevolezza.
La storia dell’attore diventa così un promemoria concreto. Non solo per chi ha familiarità o fattori di rischio, ma anche per chi si considera troppo giovane per preoccuparsene. Individuato nelle fasi iniziali, questo tumore ha probabilità di cura molto elevate; diagnosticato tardi, invece, diventa molto più difficile da trattare.
In altre parole, la prevenzione non è un concetto astratto ma uno strumento reale che può cambiare l’esito della malattia.



