L’attacco degli Stati Uniti di Israele in Iran e l’inasprimento del conflitto in Medio Oriente, stanno producendo effetti immediati su tutti i mercati energetici, con ripercussioni dirette su famiglie e imprese. I prezzi dei carburanti hanno raggiunto i livelli più elevati dell’ultimo anno e il peggio potrebbe non essere ancora arrivato.
A pesare è la decisione di Tehran di ridurre il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più delicati al mondo. Da qui transita circa il 20% del petrolio consumato globalmente, pari a oltre 20 milioni di barili al giorno, oltre a una quota analoga di gas naturale liquefatto, inclusi i flussi provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Le tensioni militari hanno di fatto paralizzato il traffico di petroliere e metaniere, alimentando timori di interruzioni nelle forniture e speculazioni sui prezzi.
L’impatto è stato immediato. Nei distributori italiani si registra un aumento generalizzato dei listini. Il gasolio è tornato ai valori più alti dal febbraio 2025: il self service si colloca intorno a 1,728 euro al litro, mentre il servito sfiora 1,865 euro. Anche la benzina cresce, con una media di 1,673 euro al litro per il self e circa 1,813 per il servito. Tuttavia, secondo gli analisti, questi aumenti riflettono solo in parte l’impennata delle quotazioni internazionali del greggio, che potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 100 dollari al barile. Gli effetti completi potrebbero manifestarsi nei prossimi giorni, con possibili ricadute anche sui costi di trasporto e sulla catena dei prezzi al consumo.
Non è solo il prezzo del petrolio a preoccupare, gli aumenti potrebbero riguardare anche le bollette energetiche degli italiani. Sul mercato europeo del gas, l’indice TTF di Amsterdam ha registrato un balzo del 25% nelle prime contrattazioni, raggiungendo 39,85 euro al megawattora, il livello più alto da oltre un anno. Un incremento che mette sotto pressione le industrie energivore e riaccende il timore di nuove impennate nelle bollette di luce e riscaldamento.
Il rischio, dunque, è che l’attuale escalation geopolitica non produca soltanto aumenti temporanei, ma inneschi uno shock energetico più duraturo, con effetti strutturali sull’economia europea. Il conflitto si combatte a migliaia di chilometri di distanza, ma il conto si misura ogni giorno alla pompa e nelle bollette domestiche.



