Il 21 settembre si celebra la Giornata mondiale dell’Alzheimer, un’occasione per sensibilizzare sulla malattia, sull’importanza della diagnosi precoce e sulla prevenzione.
In Italia sono circa 1,43 milioni le persone con demenza di età superiore ai 65 anni, 946 mila sono donne e 491 mila uomini, a cui si aggiungono circa 24mila casi a esordio giovanile. Secondo i dati ricordati dalla Società italiana di neurologia (Sin), sono almeno 600mila le persone colpite dalla malattia di Alzheimer. Numeri destinati a salire con l’invecchiamento della popolazione.
La demenza, inoltre, rappresenta un importante impegno per le famiglie: il costo complessivo in Italia è stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno, con il 63% dell’onere economico a carico dei familiari.
L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che può compromettere memoria, linguaggio, orientamento e autonomia. Non è però una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento e riconoscere precocemente i primi segnali è fondamentale, anche alla luce delle nuove possibilità terapeutiche che possono contribuire a rallentare la progressione della malattia in pazienti selezionati.
Grande attenzione va dedicata anche alla prevenzione. Tra i principali fattori di rischio modificabili individuati dalla Commissione The Lancet ci sono ipertensione, colesterolo elevato, diabete, obesità, fumo, inattività fisica, consumo eccessivo di alcol, perdita dell’udito, isolamento sociale e inquinamento atmosferico.
Prendersi cura della salute cardiovascolare, fare attività fisica, mantenere una vita sociale attiva, proteggere vista e udito e dormire bene sono alcune delle abitudini che possono contribuire alla salute del cervello.
La Giornata mondiale dell’Alzheimer è quindi un’occasione per ricordare che informazione, prevenzione e diagnosi tempestiva sono strumenti fondamentali per affrontare la malattia e sostenere anche chi si prende cura delle persone colpite.



