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Nuova legge elettorale: cos’è lo Stabilicum e come cambierà il modo di votare

Premio di maggioranza, preferenze per scegliere i candidati, soglie per entrare in Parlamento e possibilità di votare fuori sede. La riforma della legge elettorale introduce diverse novità in vista delle prossime elezioni politiche. Ecco cosa sapere e quali cambiamenti riguardano gli elettori.

La nuova legge elettorale approvata dalla Camera lo scorso giovedì è conosciuta con due nomi: Stabilicum, mone scelto dal Governo, poiché ha come obiettivo quello di evitare situazioni di incertezza dopo le elezioni, favorendo la formazione di una maggioranza parlamentare in grado di sostenere il governo dopo le elezioni e Melonellum, utilizzato dalle opposizioni.

Il nuovo sistema sostituisce il Rosatellum e combina il metodo proporzionale con un premio di maggioranza. Cambiano anche le modalità di scelta dei candidati, alcune regole per la presentazione delle liste e le possibilità di voto per chi vive lontano dal proprio comune di residenza.

Vediamo, in modo semplice, quali sono le principali novità.

Premio di maggioranza, come funziona

La nuova legge elettorale si basa sul metodo proporzionale. Ciò significa che i partiti ottengono i seggi in Parlamento in base ai voti che hanno ottenuto.  La novità più importante riguarda il premio di maggioranza, pensato per aiutare la coalizione vincente a raggiungere un numero sufficiente di parlamentari per governare.

Il premio viene assegnato alla coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato. In questo caso sono previsti 70 deputati aggiuntivi e 35 senatori. E’ previsto un limite massimo: la coalizione vincente non può superare i 220 deputati su 400 e i 113 senatori su 200.

Se nessuna coalizione raggiunge la soglia richiesta, i seggi vengono distribuiti con il sistema proporzionale, senza premio di maggioranza. La formazione del governo potrebbe quindi richiedere accordi tra i partiti dopo il voto.

Tornano le preferenze: gli elettori potranno scegliere i candidati

Tra le modifiche più significative vi è la possibilità di indicare direttamente i candidati che si vorrebbero eleggere. Sulla scheda elettorale saranno presenti sette nomi per ciascuna lista: un capolista bloccato e altri sei candidati per i quali sarà possibile esprimere le preferenze.

L’elettore potrà indicare fino a tre nomi tra i candidati disponibili, rispettando l’alternanza di genere. Le preferenze dovranno quindi comprendere candidati di sesso diverso, secondo le regole stabilite dalla legge.

Posizione privilegiata per il capolista, che non dovrà raccogliere preferenze e avrà la precedenza nell’assegnazione dei seggi ottenuti dal partito. Questo significa che gli elettori non potranno scegliere tutti i parlamentari. Nei partiti che otterranno pochi seggi, il capolista potrebbe essere l’unico candidato eletto in quel seggio.

La riforma stabilisce inoltre che, nel complesso delle candidature presentate, nessuno dei due generi possa superare il 60% delle candidature considerate dalla disposizione. Non viene però mantenuto un obbligo specifico di ripartizione tra uomini e donne per i capilista.

Più firme per presentare una lista

La riforma modifica anche le regole per i partiti che vogliono partecipare alle elezioni senza beneficiare delle esenzioni previste dalla legge.

Il numero minimo di firme da raccogliere per ogni collegio passa da 1.500 a 6.000. Si tratta di un aumento importante, che potrebbe rendere più difficile la partecipazione per le forze politiche più piccole o per quelle che non sono rappresentate in Parlamento.

L’aumento delle firme è uno dei punti che potrebbero incidere maggiormente sulla possibilità, per i partiti meno strutturati, di presentarsi alle elezioni.

Quali sono le soglie per entrare in Parlamento?

La nuova legge mantiene le principali soglie di sbarramento già previste dal Rosatellum.

  • 3% per le singole liste: i partiti devono raggiungere questa percentuale per accedere alla ripartizione dei seggi, salvo le eccezioni previste.
  • 10% per le coalizioni: le alleanze devono raggiungere questa soglia per accedere alla ripartizione dei seggi come coalizione.

Per alcune liste collegate a una coalizione sono previste regole particolari, che possono consentire l’assegnazione di seggi anche in presenza di risultati inferiori alla soglia ordinaria, se ricorrono le condizioni stabilite dalla legge.

L’obiettivo è regolare l’accesso al Parlamento, evitando una frammentazione eccessiva. Per i partiti più piccoli, tuttavia, queste soglie rappresentano un ostacolo concreto.

Cambia anche il voto degli italiani all’estero

La riforma interviene sulla suddivisione geografica della circoscrizione Estero.

Per la Camera, le ripartizioni passano da quattro a due: Europa ed extra Ue. Per il Senato, invece, è prevista un’unica area.

La modifica riguarda l’organizzazione del voto degli italiani residenti all’estero e la distribuzione dei seggi a loro riservati.

Voto fuori sede: chi potrà votare lontano da casa

Tra le novità che interessano più direttamente i cittadini c’è la possibilità di votare nel luogo in cui si vive temporaneamente, senza dover necessariamente tornare nel comune di residenza.

La misura riguarda, secondo i requisiti previsti, le persone che si trovano fuori sede per almeno nove mesi. Sono previste disposizioni specifiche anche per chi si sposta per motivi di cura e per i caregiver che assistono familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella di residenza elettorale.

Per usufruire di questa possibilità sarà necessario rispettare le procedure e le scadenze previste, comprese quelle relative all’iscrizione nell’apposito elenco degli aventi diritto.

Si tratta di una novità importante per studenti, lavoratori e persone che, per motivi familiari o di assistenza, si trovano lontano da casa. Ridurre gli spostamenti potrebbe rendere più semplice partecipare alle elezioni.

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