“Una tragedia che segna un prima e un dopo”. È con queste parole che il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha commentato la tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di San Silvestro, un dramma che ha spezzato la vita di ragazzi giovanissimi e che lascia un segno indelebile non solo sui familiari delle vittime, ma sull’intera collettività, in Svizzera e oltre confine.
Conclusa la fase dell’identificazione, all’aeroporto militare di Linate sono giunte le salme di cinque dei sei ragazzi vittime dell’incendio. Un velivolo dell’Aeronautica militare italiana ha riportato in Italia i giovani deceduti. Un C-130 decollato dall’aeroporto di Sion è atterrato a Milano Linate: da lì le salme dei sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo saranno accompagnate accompagnate nel capoluogo lombardo; il corpo di Giovanni Tamburi verrà trasferito a Bologna, mentre Genova accoglierà il quasi diciassettenne Emanuele Galeppini. L’aereo proseguirà verso Roma Ciampino per consentire il rientro del feretro del sedicenne Riccardo Minghetti.
L’incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno del locale Constellation causando morti e feriti, sta sollevando pesanti interrogativi sulle misure di sicurezza. Il presidente elvetico ha ammesso che, se fosse stato possibile evitare una simile catastrofe, lo si sarebbe fatto, ma ha anche sottolineato come ora sia necessario fare i conti con quanto accaduto, trarne insegnamento e rafforzare ogni strumento di prevenzione, nella consapevolezza che il rischio zero non esiste. Dichiarazioni in netto contrasto con quelle rilasciate dall’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, secondo il quale non si è trattato di una fatalità, bensì di una tragedia che avrebbe potuto essere scongiurata con maggiore attenzione, prevenzione e buon senso.
Le indagini
Sul piano giudiziario, la magistratura elvetica ha aperto un’inchiesta penale per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo a carico dei gestori del bar. Il lavoro degli inquirenti si preannuncia lungo e complesso, così come chiarito dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, intervenuta al telegiornale della rete Rts. Secondo Pilloud, l’elevato numero di vittime e feriti dimostra in modo evidente che qualcosa non ha funzionato. L’inchiesta dovrà ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, individuare i punti critici e accertare eventuali responsabilità. Un percorso che richiederà tempo, ha precisato la procuratrice, ricordando che le indagini reali non hanno la rapidità delle fiction televisive e necessitano di approfondimenti tecnici e dell’ascolto di numerosi testimoni.



