Per molti italiani quello del caffè è un rito irrinunciabile. C’è chi lo beve per svegliarsi, chi per concentrarsi, chi per concedersi una pausa relax al bar con gli amici. Negli ultimi anni, però, il caffè è entrato in un ampio dibattito che va oltre l’energia immediata: quello sulla salute e sulla longevità. Davvero una semplice abitudine quotidiana potrebbe avere effetti sul nostro futuro a lungo termine?
L’idea non nasce dal nulla. Già da tempo, numerosi studi osservano le abitudini di grandi gruppi di bevitori e non bevitori di caffè e quello che emerge è un dato curioso: chi beve caffè, in media, sembra vivere un po’ più a lungo rispetto a chi non lo consuma affatto. Non si tratta di differenze clamorose, ma di una tendenza che ritorna con una certa costanza.
In base ai risultati della ricerca, le persone che consumano caffè in modo moderato mostrano un rischio di mortalità leggermente inferiore rispetto ai non bevitori. Il dato interessante è che bere più caffè non porta a benefici crescenti: l’effetto sembra stabilizzarsi. In altre parole, non è una gara a chi ne beve di più. Il punto di equilibrio, secondo molte analisi, si colloca intorno alle due, tre o quattro tazze al giorno.
Questo vantaggio non riguarda solo una maggiore durata della vita. In media, i bevitori di caffè presentano anche un rischio più basso di alcune malattie croniche, come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2 o alcuni disturbi del fegato.
Quello che ha sorpreso i ricercatori è che questi risultati si osservano anche con il caffè decaffeinato. Questo ha spostato l’attenzione dalla caffeina ad altri componenti della bevanda. Il caffè, infatti, è una miscela complessa che contiene numerosi fitonutrienti e antiossidanti potenzialmente in grado di influenzare infiammazione, metabolismo e stress ossidativo. Quali di questi siano davvero responsabili degli effetti osservati, però, non è ancora del tutto chiaro. Anche perché ogni tazza è diversa: contano il tipo di chicco, la tostatura, la macinatura e il metodo di preparazione.
Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a guardare anche ai dettagli più pratici: come beviamo il caffè e quando lo beviamo. Alcuni studi suggeriscono che i benefici si osservano soprattutto tra chi lo consuma nero o con pochissime aggiunte. Al contrario, l’aggiunta di zucchero, panna o dolcificanti farebbe venir meno l’effetto benefico.
Persino l’orario in cui lo consumiamo sembra avere una sua importanza. Bere caffè solo al mattino è stato associato a un rischio di mortalità più basso rispetto al non berlo affatto, mentre il consumo distribuito lungo tutta la giornata non mostra lo stesso effetto. Secondo i ricercatori, la ragione va ricercata nel sonno: la caffeina assunta nel tardo pomeriggio può interferire con il riposo notturno, fondamentale per il nostro benessere.
Lo studio non è in gradi di dirci se il caffè sia o meno un elisir di lunga vita. Ma i risultati della ricerca sono abbastanza coerenti da suggerire che un consumo moderato non solo è sicuro per la maggior parte delle persone, ma potrebbe anche essere associato a una salute migliore nel tempo. Se il caffè ti piace e fa già parte delle tue abitudini, non c’è motivo di eliminarlo. Se invece non lo bevi, non è necessario iniziare solo per inseguire la longevità. Come spesso accade, il contesto e la moderazione contano più della singola tazzina.



