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Salute e BenessereIntegratori di Omega 3 sotto accusa: i rischi riguardano tutti?

Integratori di Omega 3 sotto accusa: i rischi riguardano tutti?

Il consumo abituale di integratori a base di Omega-3 non sembra avere gli stessi effetti su tutti. Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista BMJ Medicine, il loro impatto sulla salute del cuore cambia in base alle condizioni di partenza delle persone che li assumono. In coloro che non presentano problemi cardiovascolari, l’uso regolare di Omega-3 potrebbe essere associato a un aumento del rischio di malattie cardiache e ictus. Al contrario, per chi già convive con una patologia cardiaca, l’assunzione di questo integratore sembra offrire dei benefici, rallentando l’evoluzione della malattia e riducendo il rischio di morte.

Ma cosa emerge davvero dagli studi scientifici?

Perché l’olio di pesce viene prescritto

L’olio di pesce è una delle principali fonti di acidi grassi Omega 3, acidi grassi fondamentali per la buona salute fisica e mentale. Sono noti per il loro ruolo nel controllo dei trigliceridi e nella protezione cardiovascolare. Proprio per questo motivo, le linee guida internazionali ne raccomandano l’uso in persone con trigliceridi molto elevati, una condizione che aumenta il rischio sia di pancreatite sia di eventi cardiaci.

Inoltre, gli Omega 3 vengono spesso utilizzati anche nei pazienti con patologie cardiovascolari già diagnosticate, come chi soffre di fibrillazione atriale.

Cosa ha osservato lo studio finito sotto i riflettori

Lo studio ha analizzato la correlazione tra l’uso regolare di integratori a base di Omega-3 e comparsa di diversi problemi di salute, tra cui disturbo del ritmo cardiaco, eventi cardiovascolari maggiori e scompenso cardiaco. I ricercatori hanno cercato di capire se l’uso quotidiano di questi integratori possa influenzare la possibilità di sviluppare patologie come fibrillazione atriale, infarto o ictus.  Dai risultati emerge un quadro più sfumato di quanto raccontato dai titoli:

  • Nei soggetti che avevano già una malattia cardiovascolare, l’assunzione regolare di olio di pesce è risultata associata a una riduzione del rischio di eventi gravi e di mortalità.
  • In chi, invece, non presentava problemi cardiaci all’inizio dello studio, l’uso costante degli integratori è stato collegato a un lieve aumento del rischio di fibrillazione atriale e, in misura minore, di ictus.

Un aspetto cruciale è che si tratta di uno studio osservazionale, quindi non progettato per stabilire un rapporto di causa-effetto. Inoltre, non vengono distinte le diverse formulazioni di Omega 3 né considerate tutte le possibili differenze tra i partecipanti.

Come interpretare correttamente questi dati

Il punto centrale è che gli Omega 3 non sono “buoni” o “cattivi” in assoluto. Il loro effetto dipende molto da chi li assume e per quale motivo.

Per i pazienti con problemi cardiovascolari o con valori di trigliceridi molto elevati, i benefici sono ben documentati e clinicamente rilevanti. In questi casi, interrompere una terapia senza consultare il medico sarebbe un errore serio.

Diverso il discorso per chi è in buona salute e decide di assumere integratori senza una reale indicazione: qui il vantaggio non è dimostrato e, secondo alcune analisi, potrebbe esserci persino un piccolo aumento di rischio.

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