Sono milioni i caregiver italiani che assistono quotidianamente un familiare con disabilità, e per loro l’estate può diventare il periodo più complesso dell’anno. Con la chiusura delle scuole e dei centri diurni aumenta il carico di assistenza, lasciando molte famiglie ancora più sole.
Secondo i dati Istat relativi al 2024, sono oltre 12 milioni le persone che prestano gratuitamente attività di cura a parenti, amici o vicini con problemi di salute o disabilità. Di questi, circa 4,4 milioni sono caregiver familiari conviventi, spesso impegnati nell’assistenza quotidiana di persone con bisogni complessi.
Non si tratta solo di un problema sociale ma anche economico. Quasi il 30% delle famiglie con una persona con disabilità è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 23% della media nazionale. Il 38,4% vive inoltre in condizioni di bassa intensità lavorativa, si tratta per lo più di donne, molte delle quali devono conciliare l’attività di assistenza con gli impegni lavorativi. Il 28,7% dei nuclei presenta anche condizioni di deprivazione materiale, con difficoltà a sostenere spese essenziali.
Servizi che in estate si riducono
L’Alleanza contro la povertà ha evidenziato come proprio nei mesi estivi queste fragilità emergano con maggiore forza. I servizi territoriali e i centri diurni possono ridurre le attività, mentre l’assistenza domiciliare, già insufficiente, può ulteriormente diminuire. Inoltre, il caldo torrido dei mesi estivi rappresenta un rischio aggiuntivo per le persone più fragili e comporta costi maggiori per le famiglie, tra climatizzazione e bollette. A ciò si aggiungono le ondate di calore che aggravano le condizioni delle persone con disabilità intellettive o disturbi del neurosviluppo.
In Italia, ancor oggi, il sistema affida una parte rilevante dell’assistenza alle famiglie senza garantire una rete sufficientemente stabile di sostegni e molti italiani trascorrono le proprie ferie a casa ad assistere i propri cari.
Il disegno di legge approvato dal Governo nel gennaio 2026 rappresenta un primo tentativo di riconoscere e tutelare la figura del caregiver familiare. Associazioni ed esperti, tuttavia, hanno giudicato insufficienti le risorse e le misure previste.
Non solo contributi, ma una rete
Secondo Alleanza contro la povertà, per affrontare realmente il problema servono interventi più ampi: sostegni economici adeguati, tutele previdenziali, assistenza domiciliare, servizi di sollievo e supporto alle famiglie. La questione si collega anche alla riforma della non autosufficienza, che avrebbe dovuto rafforzare e rendere più uniforme l’assistenza agli anziani. In un Paese che invecchia sempre più, l’attività di cura non può essere lasciato sulle spalle delle famiglie poiché questo genera disuguaglianze e sposta su di esse i costi che il sistema pubblico non riesce a sostenere. Rimane pertanto la sfida di costruire una rete capace di accompagnare le persone fragili e chi se ne prende cura durante tutto l’anno, evitando che la disabilità si trasformi anche in isolamento e povertà.



