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Alzheimer nelle Rsa, la Lombardia dovrà rispondere entro 90 giorni sulla copertura sanitaria

La Regione Lombardia ha 90 giorni di tempo per pronunciarsi sulla richiesta di riconoscere la copertura sanitaria integrale dell’assistenza per le persone con Alzheimer nelle fasi più gravi della malattia. Lo ha stabilito il Tar Lombardia con la sentenza n. 4110/2026 in accoglimento del ricorso presentato da una società che gestisce Rsa accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario regionale.

La disputa riguarda una questione particolarmente rilevante per le strutture e per le famiglie: quando l’assistenza a una persona con Alzheimer presenta un livello di integrazione sanitaria tale da rendere inseparabili le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali, chi deve sostenerne i costi?

La vicenda ha inizio nel 2025, quando la società ricorrente ha presentato alla Regione Lombardia un’istanza di revisione delle tariffe applicate alle Rsa, considerate non più adeguate rispetto ai costi effettivi dell’assistenza. In particolare, la società contestava il riferimento a un costo standard risalente al 2011 chiedendo di individuare tariffe specifiche per i casi in cui, secondo la normativa e gli orientamenti della giurisprudenza, l’assistenza alle persone con Alzheimer e altre patologie neurodegenerative debba essere posta integralmente a carico del Servizio sanitario regionale.

La Regione, però, non aveva fornito una risposta. Da qui il ricorso al Tar contro il silenzio dell’amministrazione.

Il Tar ha accolto il ricorso proposto. Secondo i giudici, la Regione non può limitarsi a non rispondere: anche quando una decisione rientra nell’ambito della programmazione sanitaria e comporta valutazioni discrezionali, resta l’obbligo di pronunciarsi sull’istanza ricevuta.

Detta sentenza deve essere letta con attenzione. Infatti il Tar non ha stabilito che l’assistenza delle persone con Alzheimer avanzato debba essere automaticamente coperta al 100% dal Servizio sanitario regionale. Ha semplicemente imposto alla Regione Lombardia di esaminare la richiesta di pronunciarsi in merito entro 90 giorni. Se la Regione dovesse continuare a non provvedere, il ricorrente potrà chiedere la nomina di un commissario ad acta.

Secondo l’associazione dei consumatori Aduc, questa decisione potrebbe avere dei risvolti significativi in quanto il pronunciamento impedisce alla Regione di lasciare senza risposta una questione che incide direttamente sulla ripartizione dei costi dell’assistenza.

Il tema riguarda anche i rapporti economici tra Rsa e famiglie poiché al momento dell’ingresso in struttura vengono richiesti ai familiari impegni di pagamento o garanzie per l’intera retta. Sempre secondo l’Aduc, quando la prestazione è caratterizzata da un’elevata integrazione sanitaria, la giurisprudenza avrebbe già escluso la possibilità di trasferire attraverso un contratto privato sulla famiglia costi che, qualora qualificati come sanitari, devono essere sostenuti dal Servizio sanitario.

La questione coinvolge infine anche Comuni e utenti, perché una diversa attribuzione della quota sanitaria può incidere direttamente sulla componente sociale della retta. Aduc contesta inoltre il modo in cui, in alcuni casi, viene determinata la compartecipazione dell’utente, richiamando il ruolo dell’Isee come strumento per valutare la capacità economica nelle prestazioni sociali e sottolineando le criticità legate alla considerazione dell’indennità di accompagnamento come una disponibilità economica ordinaria.

 

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