Sarebbe stato il distacco di una enorme massa di ghiaccio a causare quella che è stata definiti “alluvione lampo” che si è verificata ieri al confine tra Nepal e la regione cinese del Tibet. A dare la notizia è l’Istituto di geologia statunitense, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 è stato causato la valanga di ghiaccio e detriti che ha investito interi villaggi collocati su entrambi i versanti dell’Himalaya. Il blocco largo più di 600 metri e le situato al oltre 5.2000 metri di altezza, sarebbe precipitato verso il fiume Bhote Koshi, trasformandosi durante la caduta in una massa d’acqua, ghiaccio e detriti.
Secondo gli esperti questa sarebbe l’ipotesi più plausibile, anche se non si escludono altri fattori. La valanga di ghiaccio, infatti, potrebbe aver trascinato con sé enormi quantità di rocce, terra e sedimenti già saturi di acqua a causa delle piogge monsoniche.
Inizialmente si era pensato che a provocare il crollo di un ghiacciaio fosse stato un terremoto di magnitudo 5,2 sulla scala Richter, registrato nell’area dal Servizio geologico degli Stati Uniti. La massa di neve e detriti avrebbe poi raggiunto valle, trasformandosi in una potente colata d’acqua e fango e travolgendo i villaggi. Le successive analisi, tuttavia, hanno chiarito che la scossa sarebbe stata provocata dalla frana e dalla conseguente esondazione, e non il contrario.
Tra i vari fattori viene considerato anche il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature avrebbe indebolito la struttura del ghiacciaio favorendo così il suo collasso. Gli scienziati però sono cauti nell’attribuire al riscaldamento globale la causa di quanto accaduto nella giornata di ieri.
Il bilancio delle vittime e dei dispersi è ancora incerto. Diversi sono i numeri forniti dai due Paesi. Sono centinaia i morti e quasi mille i dispersi al momento, molti sono stranieri. Il ministro degli Esteri Tajani ha confermato che due cittadini italiani sono rimasti coinvolti, le loro condizioni sono buone.



