Secondo una nuova ricerca australiana, ci sarebbe una correlazione tra l’assunzione quotidiana di aspirina a basso dosaggio e una riduzione del rischio di demenza, in un particolare gruppo di anziani caratterizzato da uno specifico profilo genetico legato alle piastrine.
Lo studio, condotto dai ricercatori della Monash University su oltre 13.500 partecipanti, ha analizzato i dati di persone che assumevano 100 milligrammi di aspirina al giorno o un placebo. Nel complesso, l’aspirina non è risultata associata a una riduzione del rischio di demenza. Un dato interessante è però emerso analizzando i partecipanti con una maggiore predisposizione genetica a una conta piastrinica elevata. In questo gruppo, ha sviluppato demenza circa l’1% delle persone che assumevano aspirina, contro il 3,3% di quelle che ricevevano il placebo, corrispondente a una riduzione del rischio relativo di circa il 70%.
Il risultato è interessante, ma non significa che l’aspirina prevenga l’Alzheimer, la principale forma di demenza al mondo. Si tratta infatti di un’analisi successiva dei dati e non di uno studio progettato per dimostrare un rapporto di causa-effetto. Saranno necessarie ulteriori ricerche per verificare se il legame osservato sia reale e quali persone potrebbero eventualmente beneficiarne.
C’è inoltre un aspetto da non sottovalutare: l’aspirina ha degli effetti collaterali, aumenta il rischio di sanguinamenti. Non a caso, nello studio, è emerso che gli episodi di sanguinamento maggiore sono stati circa il doppio tra chi assumeva il farmaco rispetto al gruppo placebo.
Per questo motivo, gli stessi ricercatori invitano a non assumere aspirina autonomamente con l’obiettivo di prevenire la demenza. Prima di iniziare una terapia è sempre necessario parlarne con il proprio medico.



