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Dalle guerre nucleari all’intelligenza artificiale: 17 rischi che mettono in pericolo il futuro dell’umanità

Su The Lancet  è stato pubblicato uno studio che individua le principali minacce globali che potrebbero compromettere il futuro dell’umanità entro il 2100. Lo studio individua 17 fattori di rischio per l’umanità nei prossimi 75 anni: dall’impiego dell’AI per scopi distruttivi alle guerre nucleari, fino alle pandemie e ai cambiamenti climatici.

Per gli esperti vi è una stretta correlazione tra i diversi pericoli. Le minacce, infatti, non agiscono in modo isolato ma si possono alimentare reciprocamente aggravando le conseguenze sulla stabilità delle società e la salute pubblica. Per questo devono essere affrontare congiuntamente attraverso strategie coordinate capaci di intervenire contemporaneamente sui diversi fattori di rischio.

«Le decisioni prese oggi dai leader plasmeranno la salute e il benessere della prossima generazione», ha sottolineato Christopher Murray, copresidente della commissione di The Lancet responsabile dello studio e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington.

Per stilare l’elenco i ricercatori hanno stimato gli anni di vita in buona salute che potrebbero andare perduti a causa di malattie, disabilità e morti premature, sulla base delle tendenze attuali.

L’elenco comprende rischi di natura eterogenea, dalle emergenze internazionali ai comportamenti individuali che incidono sulla salute. Ecco i 17 fattori analizzati:

  1. Uso malevolo dell’intelligenza artificiale.
  2. Conflitto nucleare.
  3. Inquinamento atmosferico.
  4. Resistenza antimicrobica.
  5. Malnutrizione infantile.
  6. Collasso climatico.
  7. Conflitti armati convenzionali.
  8. Riduzione degli aiuti internazionali.
  9. Consumo eccessivo di alcol.
  10. Ipertensione arteriosa.
  11. Disuguaglianza economica.
  12. Basso livello di istruzione.
  13. Pandemie di origine naturale.
  14. Obesità.
  15. Problemi di salute mentale.
  16. Fumo.
  17. Invecchiamento in condizioni di salute precarie.

Gli autori precisano che sebbene la probabilità di tali eventi rimanga bassa, le conseguenze possono essere enormi. Un conflitto nucleare o un utilizzo distruttivo dell’intelligenza artificiale, per esempio, potrebbero provocare danni su una scala difficilmente paragonabile a quella delle crisi ordinarie.

Parallelamente, minacce come l’inquinamento, la malnutrizione, le malattie croniche e le disuguaglianze continuano a compromettere la salute di milioni di persone, con effetti che si accumulano nel tempo.

La sfida, dunque, non consiste soltanto nel prevenire le catastrofi più spettacolari, ma anche nel ridurre quei rischi quotidiani e strutturali che indeboliscono progressivamente il benessere collettivo.

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