Donald Trump non smette di sorprenderci. Questa volta non si tratta di tweet controversi o processi legali, ma di un’idea che molti definiscono surrealista: ottenere il controllo della Groenlandia, la più grande isola del mondo, ricca di risorse minerarie e posizione strategica artica. L’idea non è nuova: Trump già nella sua precedente presidenza aveva espresso interesse per l’isola e dopo la rielezione nel 2024 ha rilanciato la questione definendo il possesso della Groenlandia «una necessità assoluta» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Trump non è l’unico presidente americano ossessionato dalla Groenlandia, negli ultimi 200 anni è stata più volte oggetto di negoziati da parte di alcuni suoi predecessori. Le motivazioni le stesse di quelle addotte da Trump: questione di sicurezza geopolitica e accesso alle risorse naturali essenziali per la sicurezza economica.
Come c’era da aspettarsi, le reazioni internazionali non si sono fatte attendere e la maggior parte di esse sono state negative. La Danimarca continua a ribadire che la Groenlandia non è in vendita e l’Unione Europea e i Paesi alleati della NATO guardano con preoccupazione alle mosse statunitensi nell’Artico. Trump, da parte sua, sui social ha minacciato l’imposizione di dazi fino al 25% su beni europei se i Paesi non si conformassero alle sue richieste sulla Groenlandia, al momento l’Italia è esclusa.
Intanto in Danimarca e Groenlandia migliaia di persone, nei giorni scorsi, sono scese in piazza per gridare: giù le mani dall’isola dei ghiacci. Secondo Uagut, l’organizzazione nazionale dei groenlandesi in Danimarca, la protesta mira a “inviare un messaggio chiaro e unanime a favore del rispetto della democrazia e dei diritti umani fondamentali in Groenlandia”.
Chi sono gli abitanti della Groenlandia e quanto vivono
In Groenlandia attualmente vivono circa 57.000 persone, sparse lungo la sua costiera brulla e artica. Ciò la rende una delle aree meno densamente popolate al mondo. Quasi il 90% della popolazione è costituita dagli Inuit, un popolo indigeno presente sull’isola da secoli, prima dell’arrivo degli europei. A seguire ci sono i danesi, che costituiscono la principale minoranza etnica e infine altre piccole comunità provenienti dall’Asia e dal Nord America. Nonostante sia una regione con ampie autonomie, per quanto riguarda la politica estera e difesa dipende dal Regno di Danimarca.
Gli abitanti della Groenlandia, conosciuti come groenlandesi, hanno aspettative di vita inferiori a quelle di molte nazioni europee o nordamericane. Secondo gli ultimi dati demografici, l’aspettativa di vita media si aggira attorno ai 74 anni per le donne e poco più di 71 anni per l’intera popolazione (con gli uomini leggermente sotto).
Questi numeri sono dovuti principalmente alle condizioni di salute, accesso ai servizi medici, stile di vita e difficoltà ambientali. In confronto, paesi ad alto reddito come Italia, Francia o Giappone spesso superano gli 80 anni di aspettativa di vita media. Anche gli Stati Uniti, pur con indicatori spesso critici, registrano aspettative di vita più elevate della Groenlandia.
Le ragioni alla base di queste differenze sono molteplici: condizioni climatiche estreme, difficoltà di accesso alle cure in zone remote, tassi più alti di alcune malattie e una storia complessa di politiche sociali e sanitarie. Ma soprattutto, la qualità della vita è profondamente influenzata dal contesto sociale e culturale di una popolazione indigena in un ambiente tanto isolato quanto fragile.
La voce dei groenlandesi
Nonostante l’enfasi mediatica sulle mosse di Trump e dei governi, la popolazione locale ha espresso quasi all’unanimità una chiara opposizione all’idea di diventare parte degli Stati Uniti. In un sondaggio riportato a fine gennaio 2025, circa l’85% degli abitanti ha dichiarato di non voler essere integrato nel sistema politico e sociale statunitense.



