Allarme nello Stretto di Messina per la presenza del batterio mangiacarne che ogni anno causa diverse vittime. Il Vibrio vulnificus, questo è il nome scientifico del batterio, è presente nelle acque marine calde e leggermente salate, come quelle dei mari tropicali, ma l’aumento delle temperature potrebbe favorire la sua diffusione anche in aree differenti. Può diventare pericoloso per l’uomo soprattutto attraverso il consumo di molluschi crudi o poco cotti, come le ostriche, oppure quando entra in contatto con ferite aperte esposte ad acqua contaminata.
La presenza del batterio mangiacarne nello Stretto di Messina non è una novità, era già stata documentata oltre vent’anni fa da uno studio dell’Università di Messina, che ne aveva rilevato tracce sia nelle acque tra Sicilia e Calabria sia nel plancton. Oggi, però, la preoccupazione cresce a causa del recente aumento delle temperature marine che favorisce la proliferazione del microrganismo e ne amplia la diffusione geografica.
L’infezione da Vibrio vulnificus si può manifestare con disturbi gastrointestinali come diarrea, vomito, nausea e febbre, ma nei casi più gravi può provocare gravi infezioni cutanee come vesciche o fascite necrotizzante, una condizione che può richiedere interventi urgenti, inclusa la terapia intensiva o, nei casi estremi, l’amputazione. Per questo motivo, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie invita alla prudenza, raccomandando di evitare il consumo di frutti di mare crudi e il contatto con acqua marina in presenza di lesioni cutanee.



