Dietro un sorriso apparentemente sano si può celare un problema che riguarda le gengive e i tessuti che sostengono i denti. Un sorriso può sembrare sano e nascondere, però, un problema che riguarda gengive e tessuti che sostengono i denti. È il caso della parodontite, conosciuta comunemente come piorrea. La piorrea è un’infezione batterica che distrugge i tessuti che sostengono i denti, inclusi gengive, legamenti parodontali e ossa alveolari.
Si tratta di una condizione per lo più asintomatica, per questo motivo, spesso, è sottovalutata. Una gengiva che sanguina durante lo spazzolamento, un dente che sembra più lungo, un po’ di alito cattivo o nuovi spazi tra i denti, vengono facilmente attribuiti all’età o considerati disturbi di poco conto. Ma non è così!
Gengive che sanguinano: meglio non ignorarle
Una gengiva che sanguina non può essere considerato un fatto normale, soprattutto quando questo accade con regolarità. Possono comparire anche arrossamento, gonfiore, recessione gengivale, alitosi persistente e, nelle forme più avanzate, mobilità o spostamento dei denti. Il sanguinamento della gengiva può essere anche dovuto ad un’infiammazione, ma è sempre bene fare un controllo.
Che differenza c’è tra gengivite e parodontite? La prima interessa principalmente le gengive e può generalmente regredire con una corretta igiene e una pulizia professionale. Nella parodontite, invece, l’infiammazione può provocare la perdita dei tessuti che sostengono il dente, compreso l’osso.
Cause della parodontite
La parodontite è causata da un accumulo di placca batterica e alla risposta infiammatoria dell’organismo. Non è dovuta ad una cattiva igiene orale.
Tra i fattori che aumentano il rischio di piorrea ci sono fumo, diabete non ben controllato, predisposizione individuale e alcune condizioni generali di salute.
Per questo motivo, anche chi non ha carie e ha denti apparentemente sani può sviluppare problemi alle gengive.
Come si scopre?
Non basta guardarsi semplicemente allo specchio per capire la salute delle nostre gengive. Deve essere il dentista a controllare lo stato di salute delle stesse, misurare gli spazi intorno ai denti, verificare eventuali sanguinamenti e mobilità e, quando necessario, prescrivere radiografie per valutare il livello dell’osso.
La parodontite si può curare
Ricevere una diagnosi di parodontite non significa necessariamente perdere i denti.
Il trattamento ha l’obiettivo di controllare l’infiammazione, fermare o rallentare la progressione della malattia e conservare i denti il più a lungo possibile.
Il percorso può comprendere una migliore igiene quotidiana, sedute di igiene professionale per eliminare placca e tartaro e controlli successivi per verificare la risposta alle cure. In alcune situazioni possono essere necessari trattamenti più specifici, compresa la chirurgia parodontale.
In determinati casi è possibile utilizzare tecniche rigenerative per favorire il recupero di parte dei tessuti perduti, ma non sono adatte a tutti e devono essere valutate caso per caso.
Dopo le cure, non si smette di fare prevenzione
Uno degli aspetti più importanti è il mantenimento nel tempo.
Anche quando le gengive migliorano e il sanguinamento diminuisce, sono necessari controlli periodici e una buona igiene quotidiana. Lo spazzolino deve essere affiancato, quando indicato, dalla pulizia degli spazi tra i denti con filo o scovolini.
Il collutorio può essere utile in alcune situazioni, ma non sostituisce né lo spazzolino né la rimozione professionale del tartaro.



