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Attacco in centro, confermata la custodia in carcere per El Koudri: “Era pienamente cosciente delle sue azioni”

Rimane in carcere Salim el Koudri, l’uomo che il 16 maggio ha lanciato la sua macchina contro alcuni passanti a Modena causando diversi feriti, alcuni in gravi condizioni. La decisione è contenuta nell’ordinanza firmata dalla giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare, delineando un quadro ritenuto particolarmente grave sotto il profilo della pericolosità sociale.

Secondo quanto emerge dall’istruttoria, l’uomo avrebbe agito con lucidità e con l’intenzione di provocare il maggior numero possibile di vittime. Per il GIP l’uomo avrebbe compiuto un’azione indiscriminata contro chiunque si trovasse lungo il percorso dell’auto lanciata ad alta velocità sui marciapiedi di una strada frequentata da famiglie e turisti. Proprio l’utilizzo del veicolo come mezzo offensivo viene considerato assimilabile all’uso di un’arma potenzialmente letale.

La Procura contesta il reato di strage nella forma tentata, ipotesi che prevede pene molto severe. Nell’ordinanza il Gip sottolinea la determinazione mostrata dall’indagato subito dopo l’impatto contro la vetrina del negozio: dapprima il tentativo di ripartire con l’auto, poi la fuga a piedi e infine l’aggressione con un coltello nei confronti di un cittadino intervenuto per fermarlo. Detta sequenza, secondo il giudice, dimostrerebbe una forte volontà di sottrarsi all’arresto e alle proprie responsabilità.

Tra gli elementi che hanno portato alla conferma del carcere c’è anche il rischio di fuga. Pur essendo cresciuto in Italia, El Koudri non avrebbe un’occupazione stabile e manterrebbe rapporti frequenti con il Marocco, dove vive parte della famiglia e dove, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto trovare appoggi utili a rendersi irreperibile.

La magistratura ritiene inoltre concreto il pericolo che episodi simili possano ripetersi. L’ordinanza descrive infatti una persona incapace di controllare gli impulsi e dotata di una modalità d’azione facilmente replicabile, senza bisogno di organizzazioni complesse o strumenti particolari. Un aspetto aggravato dall’assenza, almeno finora, di un movente chiaro.

Nel provvedimento trova spazio anche il tema delle condizioni psichiche dell’indagato. Dagli atti risulta che l’uomo fosse seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide di personalità. Tuttavia, allo stato attuale delle indagini, non sarebbero emersi elementi tali da far ritenere compromessa la capacità di intendere e di volere nel momento dell’attacco.

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