Dopo una lunga fase di negoziati e numerose battute d’arresto, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa preliminare che potrebbe segnare una svolta negli equilibri del Medio Oriente e non solo. L’accordo, raggiunto grazie alla mediazione del Pakistan, sarà formalizzato il 19 giugno a Ginevra, dove è prevista la firma ufficiale da parte delle delegazioni coinvolte.
Tra gli aspetti anticipati dalle autorità iraniane emerge l’obiettivo di mettere fine in modo stabile alle ostilità, estendendo il cessate il fuoco anche ai fronti che coinvolgono Israele e Libano. Il viceministro degli Esteri di Teheran, Kazem Gharibabadi, ha definito questo punto uno dei risultati più rilevanti del negoziato.
Il testo dell’intesa, articolato in quattordici punti, non è stato ancora reso pubblico, sarà divulgato soltanto dopo la sottoscrizione ufficiale. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito che l’accordo includerebbe la sospensione delle operazioni militari in Libano, la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz entro trenta giorni e l’eliminazione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Sarebbero inoltre previste la revoca di parte delle sanzioni economiche contro Teheran, lo sblocco di beni iraniani congelati all’estero e un impegno internazionale per sostenere la ricostruzione del Paese con investimenti di grande entità.
Resta invece ancora irrisolta la questione del programma nucleare iraniano, che sarà affrontata in colloqui successivi. Per la tregua definitiva Washington avrebbe concesso un periodo di sessanta giorni, avvertendo che il mancato accordo potrebbe comportare la ripresa delle azioni militari.
L’annuncio è stato accolto con favore da numerosi leader internazionali. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha parlato di un passaggio fondamentale verso una soluzione diplomatica della crisi regionale, mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato come il dialogo possa aprire la strada a negoziati più ampi sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente. Anche Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno espresso sostegno all’iniziativa, confermando però la loro contrarietà a qualsiasi sviluppo di armamenti nucleari da parte di Teheran.
L’effetto dell’intesa si è riflesso immediatamente anche sui mercati finanziari. Il prezzo del petrolio ha registrato una marcata flessione, mentre le principali piazze asiatiche hanno chiuso in rialzo. Lo stesso clima di fiducia ha caratterizzato l’apertura delle Borse europee, con Milano, Francoforte, Parigi e Londra tutte in territorio positivo, sostenute dalle aspettative di una possibile riduzione delle tensioni geopolitiche e da una maggiore stabilità nell’area mediorientale.



