Il diritto alla cura dovrebbe essere uguale per tutti, eppure in Italia l’assistenza agli anziani non autosufficienti è diventata una lotteria geografica: basta varcare un confine regionale affinché cambino le regole del gioco. È quello che sta accadendo nel sistema delle RSA, sempre più segnato da differenze territoriali che pesano direttamente sulle famiglie.
A lanciare il grido d’allarme è Conf Salute (Confcommercio), che parla apertamente di un sistema al collasso, imbrigliato tra decisioni giuridiche e difficoltà di sostenibilità economica.
Il nodo della Cassazione
Al centro della questione c’è una recente sentenza della Corte di Cassazione, intervenuta sui casi di Alzheimer. Il principio stabilito è chiaro: quando la componente sanitaria è predominante, questa non può essere separata da quella assistenziale. Di conseguenza, i costi dovrebbero ricadere sul Servizio Sanitario Nazionale e non sui risparmi delle famiglie.
Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica è ancora ostacolato dal “regionalismo interpretativo”. Le Regioni, infatti, continuano ad applicare criteri differenti nella ripartizione delle rette, generando situazioni molto diverse tra loro.
Un sistema frammentato
È qui che emerge il vero problema, ossia la mancanza di un sistema di regole uniformi. A seconda del territorio, le famiglie si trovano ad affrontare costi totalmente differenti pur in presenza della stessa condizione clinica.
Secondo Luca Pallavicini, presidente nazionale di Conf Salute, “il sistema va reso uniforme, equo e solidale” pertanto, serve un intervento strutturale: senza una linea condivisa a livello nazionale, il sistema rischia di diventare sempre più instabile.
Le proposte sul tavolo
Per affrontare la questione, Conf Salute ha inviato un documento programmatico a Palazzo Chigi, alla Conferenza Stato-Regioni e all’Anci. I punti chiave della strategia sono tre:
- definire criteri clinici unici per stabilire quando le prestazioni sono integralmente sanitarie
- chiarire in modo trasparente la distinzione tra quota sanitaria e quota sociale
- ridurre il contenzioso, oggi sempre più frequente, attraverso norme omogenee
L’obiettivo è duplice: tutelare le famiglie e garantire maggiore certezza alle strutture. Infatti, oggi, la stessa condizione clinica può costare migliaia di euro in più o in meno a seconda che ci si trovi in Puglia o in Emilia Romagna. Questa frammentazione non fa altro che generare “caos interpretativo” a discapito delle famiglie già provate dal carico emotivo della malattia.
Una scelta politica
Per Conf Salute è necessario integrare queste riforme nel quadro del Piano Nazionale per la non autosufficienza. Si tratta di decidere se l’assistenza agli anziani non autosufficienti debba essere garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale oppure continuare a dipendere dalle scelte locali. La salute è un diritto garantito dalla nostra Costituzione, per questo motivo la sua tutela non può trovare un ostacolo nei confini regionali. Il compito del Governo è quello di decidere se mantenere questa frammentarietà, questa disuguaglianza, oppure stabilire una volta per tutte che di fronte alla malattia siamo tutti uguali da Nord a Sud.



