La longevità non è più soltanto un dato statistico ma sta diventando uno dei principali fattori che ridefiniscono l’economia familiare italiana. Vivere più a lungo oggigiorno significa anche sostenere costi nuovi, continui e spesso pesanti, che pian piano stanno cambiando il modo in cui le famiglie distribuiscono il proprio reddito. E’ il quadro che emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi Coverflex su oltre 65 mila lavoratori: nel 2025 le spese dedicate all’assistenza di genitori e nonni hanno superato, per la prima volta, quelle rivolte ai figli.
L’analisi fotografa un’Italia sempre più anziana, dove la cura degli over 65 assorbe ormai oltre la metà delle risorse destinate al welfare familiare. Sempre più lavoratori si trovano a dover sostenere contemporaneamente figli e genitori anziani. Nei bilanci domestici i figli restano, naturalmente, una voce importante, soprattutto per istruzione, attività sportive e formazione, ma l’assistenza agli anziani sta assumendo un peso economico superiore. E non si parla soltanto di spese mediche, dentro questa categoria rientrano badanti, supporto domiciliare, visite specialistiche, farmaci, trasporti e aiuti quotidiani.
A sostenere questo carico è sempre più spesso quella che viene definita “generazione sandwich”, ossia lavoratori che si trovano contemporaneamente a crescere figli e a occuparsi di genitori anziani. Una fascia di popolazione compressa tra due responsabilità enormi, costretta a dividere tempo, energia e denaro su due fronti. Questa situazione fino a qualche anno fa era considerata una situazione eccezionale, mentre oggi sta diventando la normalità. La vita si allunga, le nascite diminuiscono e il sistema familiare si trasforma, con effetti concreti sui consumi e sulla gestione del reddito.
Questo cambiamento sta anche modificando il ruolo del welfare aziendale. Sempre più lavoratori utilizzano benefit e strumenti integrativi per coprire spese essenziali legate alla cura degli anziani. In molti casi, inoltre, i genitori assistiti non risultano nemmeno fiscalmente “a carico”, pur richiedendo aiuti economici continui. Ne emerge una fascia di famiglie che sostiene costi elevati senza ricevere un adeguato riconoscimento da parte delle regole fiscali o dei servizi pubblici.
Dietro i numeri c’è un cambiamento culturale profondo. Per decenni l’idea di famiglia è stata associata soprattutto all’investimento sui figli e sul futuro delle nuove generazioni. Oggi, invece, una quota crescente delle risorse serve a gestire fragilità, dipendenza e non autosufficienza. La longevità, celebrata giustamente come conquista sociale, presenta anche un costo economico e organizzativo che ricade soprattutto sulle famiglie. E mentre la popolazione continua a invecchiare, questo equilibrio rischia di diventare ancora più fragile.



