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Decessi oltre le attese in cardiochirurgia”: l’ospedale di Zurigo ammette errori organizzativi dopo l’indagine interna. Sotto accusa l’ex primario oggi al San Raffaele

Una grave vicenda sta scuotendo la sanità svizzera e arriva da reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario di Zurigo, e riguarderebbe un eccesso di mortalità registrato tra il 2016 e il 2020. Una storia delicata, che tocca temi molto sensibili quali la sicurezza dei pazienti, i controlli interni, la trasparenza e la fiducia nei confronti delle strutture sanitarie. Secondo quanto comunicato dalla struttura svizzera, un’indagine indipendente avrebbe rilevato in questo periodo una mortalità in eccesso di una settantina di pazienti. La relazione, composta da oltre 200 pagine, parla di criticità organizzative, problemi nella gestione del reparto e controlli ritenuti insufficienti da parte dei vertici dell’epoca.

Al centro delle polemiche è finito il cardiochirurgo italiano Francesco Maisano, che all’epoca dirigeva il reparto. Il cardiochirurgo era stato nominato nel 2014 in modo affrettato senza che fossero svolte adeguate verifiche sulle sue qualifiche ed eventuali conflitti di interesse.

L’indagine svizzera ha preso in esame anche l’utilizzo di alcuni dispositivi medici innovativi impiegati in cardiochirurgia. In alcuni casi, secondo gli ispettori, il loro utilizzo sarebbe stato non appropriato. In quel periodo il cardiochirurgo avrebbe fatto uso del cosiddetto “cardioband” (ritirato dal mercato) di un’azienda in cui era direttamente coinvolto senza dichiarare il conflitto di interessi. Aspetto questo che potrebbe avere sviluppi anche sul piano giudiziario, visto che la documentazione è stata trasmessa alla procura del Cantone di Zurigo.

Francesco Maisano attualmente lavora presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano che, ad oggi, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda. Fonti interne riferiscono che nella struttura milanese non sarebbero emerse anomalie particolari legate all’attività del professore.

Intanto, l’ospedale di Zurigo sostiene di aver avviato negli ultimi anni un profondo cambiamento organizzativo e culturale, assicurando che gli standard di qualità siano tornati ai livelli più elevati. Una promessa che oggi i pazienti europei ascoltano con attenzione, ma anche con inevitabile prudenza. Perché la fiducia nella sanità si costruisce lentamente e può incrinarsi in un attimo.

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