Dopo Toscana e Sardegna anche l’Emilia Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito, diventando la terza regione italiana. L’intervento legislativo nasce con l’obiettivo di dare attuazione ai principi stabiliti dalla Corte costituzionale, in assenza di una disciplina nazionale.
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha spiegato la necessità di ricorrere ad una legge regionale al fine di assicurare regole omogenee, trasparenti e uguali per tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna, evitando interpretazioni difformi e garantendo un percorso definito per l’applicazione delle indicazioni della Consulta. Anche l’Associazione Luca Coscioni ha accolto con favore il provvedimento, definendolo un passo importante, soprattutto alla luce del mancato intervento del Parlamento sul tema.
L’approvazione è arrivata al termine di un lungo confronto in Assemblea legislativa. La proposta, presentata dai gruppi di Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Civici e Movimento 5 Stelle, ha ottenuto il sostegno della maggioranza, mentre i consiglieri di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Rete Civica hanno espresso voto contrario. L’obiettivo della norma è quello di regolamentare il suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, garantendo equità d’accesso.
La nuova normativa prevede l’istituzione della Commissione di Valutazione Multidisciplinare (CoVam), articolata per Area Vasta, incaricata di verificare il possesso dei requisiti richiesti per accedere al suicidio medicalmente assistito. La Commissione opererà con il supporto consultivo del Comitato regionale per l’etica clinica, il cui parere non sarà vincolante.
Tra gli elementi centrali della legge vi sono la gratuità dell’intera procedura, l’impegno a garantire tempi compatibili con le condizioni cliniche della persona e l’obbligo di informare il paziente su tutte le possibili alternative terapeutiche, comprese le cure palliative e il percorso di assistenza disponibile.



