L’istruzione, un lavoro intellettualmente stimolante e uno stile di vita attivo, sono questi gli ingredienti che contribuiscono a preservare le capacità cognitive nelle persone anziane. Non solo, anche il modo in cui gestiamo le emozioni possono contribuire a conservare più a lungo le capacità cognitive.
A mettere in evidenza questo legame sono due studi realizzati dal laboratorio di Raffaella Rumiati alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e pubblicati sulle riviste Neuropsychology e Brain Sciences, nell’ambito del progetto Age-It.
Al centro della ricerca c’è la riserva cognitiva, una sorta di tesoretto che si accumula nel cervello nel corso della propria esistenza grazie all’istruzione, al lavoro, alle relazioni, agli interessi personali e alle attività svolte nel tempo libero, e a cui il cervello ricorre quando è sotto attacco di una malattia o dell’invecchiamento.
Per questo studio, i ricercatori hanno esaminato le prestazioni di un gruppo di persone con più di 65 anni e hanno cercato di capire quali elementi possano aiutare a preservare le funzioni mentali durante l’invecchiamento.
I risultati delle ricerche hanno messo in evidenza che chi disponeva di una maggiore riserva cognitiva tendeva a ottenere risultati migliori soprattutto nelle attività legate al linguaggio, dimostrando maggiore capacità di esprimersi e di trovare le parole giuste.
Un patrimonio costruito nel corso degli anni, quindi, può diventare una sorta di risorsa a cui il cervello continua ad attingere anche in età avanzata.
Non si tratta soltanto di aver studiato molto. Anche una professione stimolante, imparare nuove competenze, coltivare hobby, leggere, viaggiare, dedicarsi ad attività creative o mantenere una vita sociale attiva possono rappresentare occasioni di stimolazione cognitiva.
Anche le emozioni sono in grado di influenzare i processi cognitivi. La capacità di riconoscere, comprendere e utilizzare le emozioni può infatti influenzare il modo in cui affrontiamo determinati compiti cognitivi. Una buona intelligenza emotiva sembra contribuire a rendere più efficiente la risposta agli stimoli e a sostenere alcuni processi mentali.
Un dato particolarmente interessante riguarda le emozioni positive. Nelle persone anziane, durante le prove linguistiche, è risultato più semplice recuperare parole associate a emozioni positive rispetto a quelle collegate a emozioni negative.
Le emozioni, dunque, non sono un elemento separato dal funzionamento del cervello: possono interagire con memoria, linguaggio e capacità di elaborazione delle informazioni.
La riserva cognitiva sembra avere un ruolo anche nella memoria di lavoro, cioè quella capacità che permette di mantenere temporaneamente alcune informazioni nella per completare un compito.
È una funzione che utilizziamo continuamente nella vita quotidiana: quando ricordiamo un numero mentre lo digitiamo, seguiamo una conversazione complessa, facciamo mentalmente un calcolo o cerchiamo di portare a termine più passaggi di un’attività.
Con l’avanzare dell’età alcune capacità cognitive possono naturalmente modificarsi. I risultati delle ricerche suggeriscono però che le risorse costruite nel corso della vita possono contribuire a compensare, almeno in parte, questi cambiamenti.
Il messaggio che emerge dagli studi è quindi abbastanza chiaro: mantenere il cervello attivo non significa soltanto esercitarsi con giochi di memoria o cruciverba. La stimolazione cognitiva può arrivare da moltissime esperienze: imparare qualcosa di nuovo, leggere, conversare, svolgere attività creative, coltivare interessi, mantenere relazioni sociali e continuare a confrontarsi con situazioni nuove.
Comprendere quali fattori aiutino a conservare più a lungo le capacità cognitive può quindi avere un valore che va oltre il singolo individuo: significa favorire un invecchiamento più autonomo, migliorare la qualità della vita e contribuire alla sostenibilità dei sistemi di assistenza.



