Da anni gli scienziati si interrogano sul perché i vaccini non siano efficaci come nei soggetti giovani. Un recente studio sembra aver trovato la risposta a questo interrogativo. Con l’avanzare dell’età, le cellule T del sistema immunitario subiscono profondi cambiamenti, che modificano la risposta del nostro organismo ai vaccini. Lo studio pubblicato sulla rivista Nature oltre ad aver individuato alcuni dei meccanismi biologici alla base di questo fenomeno, apre anche la strada allo sviluppo di vaccini pensati specificamente per la popolazione più anziana.
Cosa succede al sistema immunitario?
Tra le cellule più importanti per le nostre difese ci sono i linfociti T, che hanno il compito di riconoscere virus e altri agenti estranei e di “coordinare” la risposta del sistema immunitario. Inoltre, aiutano i linfociti B a produrre gli anticorpi, fondamentali per proteggerci dalle infezioni.
I ricercatori dell’Allen Institute di Seattle hanno scoperto che, con l’invecchiamento, i linfociti T cambiano il loro modo di funzionare. Di conseguenza, l’organismo reagisce meno efficacemente sia ai virus sia ai vaccini.
Un cambiamento naturale
Gli studiosi hanno osservato che, man mano che si invecchia, il modo in cui alcuni geni vengono utilizzati dal nostro sistema immunitario cambia. Questo rende i linfociti T meno capaci di “ricordare” le infezioni già incontrate e di aiutare i linfociti B a produrre una quantità sufficiente di anticorpi.
Ecco perché, anche quando un vaccino è perfettamente adatto al virus in circolazione, negli anziani la protezione può essere inferiore rispetto a quella delle persone più giovani.
Questi cambiamenti non sono dovuti a malattie, ma fanno parte del normale processo di invecchiamento.
Come è stato condotto lo studio
Per capire meglio questi meccanismi, gli scienziati hanno seguito per oltre due anni 96 adulti tra i 25 e i 65 anni, analizzando le loro cellule immunitarie. Hanno poi creato una mappa dettagliata del sistema immunitario, chiamata Human Immune Health Atlas, che è stata utilizzata per studiare oltre 16 milioni di cellule provenienti da persone sane fino a oltre 90 anni di età.
Cosa potrebbe cambiare in futuro?
Questa scoperta potrebbe permettere di sviluppare vaccini studiati appositamente per gli anziani, in grado di stimolare meglio il loro sistema immunitario. In futuro sarà anche possibile affiancare ai vaccini nuove terapie che aiutino le difese dell’organismo a reagire in modo più efficace, offrendo una protezione maggiore contro le malattie infettive.



